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IL SUO PEGGIOR NEMICO - VEIT HEINICHEN

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri
Data: 24 novembre 2016
URL: http://www.sololibri.net/Il-suo-peggior-nemico-Heinichen.html

Veit Heinichen scrive i suoi noir in tedesco, la sua lingua madre, ma tutti i suoi romanzi si svolgono a Trieste e nelle zone vicine alla città giuliana, dove lo scrittore vive ormai da anni: le inchieste nelle quali è coinvolto il commissario Proteo Laurenti, proveniente da una regione del Sud ma ormai stabilitosi da anni a nel capoluogo friulano, raccontano una società composita, formata da personaggi provenienti dalle diverse etnie, di cui la città di Trieste sembra essere il crocevia.

Il romanzo è ambientato nel 2011, e racconta di uno strano incidente aereo che ha portato alla morte il proprietario del piccolo aereo privato, Franz Spechtenhauser, ricchissimo ed influente personaggio noto in città per le sue enormi proprietà e le altrettanto grandi ricchezze; partito con il suo Cessna dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari, malgrado la perizia del pilota, il velivolo esplode: presto il commissario Laurenti si convince che si tratta di un delitto. Comincia da qui la lunga ed intricata indagine, che coinvolge diversi personaggi creati dalla fertile fantasia di Veit Heinichen: Xenia Ylenia, una poliziotta coraggiosa che dirige il commissariato di Grado, sopravvissuta al terremoto che aveva distrutto a Gemona la sua casa uccidendo i genitori; ora si accompagna con Zeno, giovane professore precario che ne accetta le avventurose indagini; poi c’è Ziva Ravno, un magistrato sloveno divenuta procuratore di Zagabria, con cui Proteo collabora e con la quale, malgrado sia un marito e padre irreprensibile, non disdegna qualche sconfinamento, non solo geografico. Non mancano ovviamente procuratori e magistrati, diretti superiori di Laurenti che comunque, molto spesso, fa di testa sua.

La storia è troppo complessa, piena di troppe implicazioni per essere riassunta; certo è che attraverso “Il suo peggior nemico” Veit Heinechen sa ricostruire vicende di malavita, al confine estremo dell’Italia attuale, che fanno pensare che la cosiddetta mafia non abbia confini, quanto a comportamenti malavitosi: corruzione, rapina in grande stile, movimenti di criminali che si associano per portare a termine una colpo spettacolare, il furto di lingotti d’oro che fanno pensare al celebre film con Sean Connery, Missione Goldfinger, avvocati pronti ad ogni crimine finanziario, rapporti familiari malati, il tutto in zone fertili ed ubertose, dove si coltivano le viti che producono alcuni tra i più celebri vini italiani; dal Prosecco al Gewurztraminer, e che sono infestate invece da criminali provenienti dal carcere di Tolmezzo, pronti a rifugiarsi oltreconfine o a spostarsi nelle più nascoste vallate delle Dolomiti. Un po’ di sesso, alcolismo e cocaina, un po’ di rapporti familiari fasulli, figli difficili, eredità contese, madri terribili, un cocktail efficacissimo quello che l’autore sa mettere insieme, regalandoci il ritratto di una Trieste contemporanea insolita, piena come è di vicende dolorose che hanno coinvolto la città e i suoi abitanti sin dalla fine dell’impero asburgico:

“Trieste era da sempre un inferno nevrotico, dal quale la psicanalisi si era diffusa anche in Italia all’inizio del XX secolo. Contraddittoria, complessa, ricca di contrasti: la città era tutto questo, colma di aspettative e di disillusioni scaturite da finte promesse di felicità, di natura economica a sfondo nazionalistico. E anni dopo proprio da qui aveva preso piede la riforma psichiatrica che avrebbe portato alla chiusura dei manicomi in tutta Europa, istituti in cui i degenti venivano trattati come bestie”. Una città eccentrica, Trieste, posta al centro della Mitteleuropa, crogiolo di lingue ed etnie diverse, lontana da Roma, vista come il centro di un potere burocratico ostile e indifferente…

“La capitale dominava già a sufficienza le lontane province. Da laggiù arrivavano soprattutto brutte notizie, decreti incomprensibili, tagli al bilancio, ritardi nell’assegnazione dei fondi, disposizioni di riduzione del personale, direttive distanti anni luce dalla realtà quotidiana”. Ecco allora che attraverso un genere amatissimo e prediletto dal pubblico dei lettori, un noir contemporaneo, l’autore può indagare sulla città che non è solo quella letteraria di Svevo, Saba o Magris, ma una parte del Nord-Est del Paese che si alimenta purtroppo anche delle implicazioni fra politica e criminalità organizzata. Eccoci allora trasportati sulla grande autostrada verso il confine orientale,oppure seguire i protagonisti tra Grado, Aurisina, Muggia, Nova Gorica, oppure sconfinare in Austria o in Slovenia, in una difficile geografia di popoli divisi dai confini politici ma di fatto vicinissimi tra loro.