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Elena Ferrante in America

Autore: Laura Benedetti
Testata: Allegoria
Data: 29 novembre 2016
URL: http://www.allegoriaonline.it/PDF/923.pdf

Se il 2014 si era concluso con l’inclusione di Elena Ferrante nella lista dei cento «leading global thinkers» compilata da Foreign Policy, il 2015 ha visto la definitiva consacrazione della misteriosa scrittrice negli Stati Uniti. È il culmine di una parabola ascendente intrapresa con i positivi ma isolati apprezzamenti ricevuti dalle traduzioni dei primi romanzi e proseguita a ritmi sempre più intensi, scanditi dalla pubblicazione in tempi strettissimi della traduzione della tetralogia. La Ferrante Fever vede coinvolti recensori, critici, pubblico e bloggers, impegnati in una gara che non risparmia scorciatoie e paragoni avventurosi, come nel caso di Mona Simpson, che definisce Ferrante «the Italian Alice Munro», o di Aaron Brady, che vede in lei «Dante in the Key of Virginia Woolf». Iperboli e discutibili analogie a parte, la tetralogia ha stabilito il solido prestigio di «one of the finest novelists working today», capace di suscitare consensi per la sua descrizione di dinamiche personali e sociali. Recensendo Those Who Leave and Those Who Stay (traduzione di Storia di chi fugge e di chi resta), Emily Gould elogia «the truest evocation of a complex and lifelong friendship between women» che le sia mai capitato di leggere, mentre Jane Miller dichiara di non aver mai trovato «a more intelligent and imaginative work about contemporary women’s lives, nor one that articulates so bravely the difficulties inherent in such an enterprise». La discutibile scelta del titolo complessivo di Neapolitan Novels per la tetralogia ha poi suggerito e quasi imposto una particolare attenzione per l’ambientazione napoletana, che ha ispirato, tra l’altro, un sopralluogo di Ann Mah per il New York Times. (...)