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Metamorfosi del tempo. Il ciclo dell’Amica geniale

Autore: Tiziana de Rogatis
Testata: Allegoria
Data: 29 novembre 2016
URL: http://www.allegoriaonline.it/PDF/899.pdf

1. Il patto magico dell’amicizia L’Amica geniale ha come protagoniste due amiche, Lila ed Elena, e racconta l’evoluzione delle loro vite e del loro legame dall’infanzia nella misera periferia di Napoli alla maturità, dal 1950 al 2010 (dai sei ai sessantasei anni di entrambe). L’amicizia, esperienza fondativa per le donne, e tuttavia finora significativamente poco elaborata nell’immaginario universale, emerge nel racconto in modo spiazzante come pratica della differenza: altra rispetto all’ethos classico del legame liberamente stabilito tra pari, perché quel tipo di signoria sulla propria vita è un privilegio maschile e ha storicamente presupposto, come complemento inevitabile, un dominio sul femminile. A Ferrante non interessa l’incontro tra due soggettività che si rappresentano come disincarnate e sovrane, e racconta invece l’amalgama terribile di invidia e riconoscimento elettivo da cui l’amicizia tra due donne, due dominate in cerca della loro emancipazione, inevitabilmente è costituita. Pur arrogandosi lo stesso statuto di libertà dei legami maschili, l’amicizia di Elena e Lila emerge, nel corso del tempo, come una fusione di trascendenza e immanenza: amore e astio, slanci ed egoismi, confessioni e segreti, convivenze e distacchi si succedono e si intrecciano durante la loro relazione tempestosa. «Ci prendemmo per mano e andammo»1 (Ag, 70): così comincia la fuga delle due bambine verso il mare, lontano dal rione. Il rito di iniziazione definisce la loro amicizia prima di tutto come un patto di solidarietà per la trasformazione della vita, come un «punto di rottura di una lunga catena di analfabeti» (Snc, 448-449). Le tappe di questo patto pubblico e sociale sono innumerevoli: la ricerca delle bambole, il viaggio verso il mare, l’acquisto e la lettura di Piccole donne, la stesura del racconto di Lila (La fata blu), le scarpe artigianali, la trama del fidanzamento con Stefano, il finanziamento dei libri di scuola per Elena, il collage della gigantografia di Lila, gli articoli di denuncia di Elena contro la fabbrica di Soccavo e contro i fratelli Solara. La creatività investe anche la sfera tradizionale del materno, innovato dall’attesa simultanea delle due bambine (Tina e Imma) e dalla nuova alleanza che l’attesa genera: «[dalla ginecologa] ci piaceva molto sedere una accanto all’altra […], noi due opposte e concordi, noi due distanti dalle altre donne gravide che spiavamo con ironia» (Sbp, 144). (...)