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L’amica geniale di Elena Ferrante: il racconto di una splendida e tenebrosa amicizia

Autore: Elisabetta Severino
Testata: My Where
Data: 6 febbraio 2017
URL: http://www.mywhere.it/lamica-geniale-elena-ferrante-racconto-splendida-tenebrosa-amicizia/

L’amica geniale rappresenta un’opera corale che attraverso gli occhi e le parole di Elena Greco racconta le dinamiche e gli abitanti di un rione che ha radici nel cuore di Napoli. Leggendo i quattro volumi che compongono l’opera si ha l’impressione di addentrarsi nei vicoli soleggiati dell’infanzia di Lila ed Elena… “Sentivo che non solo nel mio libro, ma in genere nei romanzi, c’era qualcosa che davvero mi agitava, un cuore nudo e palpitante, lo stesso che mi era schizzato fuori dal petto nell’attimo lontano in cui Lila aveva proposto di scrivere insieme una storia. Era toccato a me farlo sul serio. Ma era ciò che volevo? Scrivere, scrivere non per caso, scrivere meglio di come avevo già fatto? E studiare i racconti del passato e del presente per capire come funzionavano, e imparare, imparare tutto sul mondo col solo fine di costruire cuori vivissimi, che nessuno avrebbe mai messo a punto meglio di me, nemmeno Lila se ne avesse avuto l’opportunità?”. È così che Elena, una delle due protagoniste de L’amica geniale di Elena Ferrante, descrive lo scombussolamento provocato dai libri e lo studio e la passione per il mondo, inesauribili fonti d’ispirazione per i suoi scritti. Dall’infanzia all’età matura il romanzo segue l’evoluzione dell’indissolubile legame d’amicizia di Lila ed Elena e le loro appassionanti storie. Nonostante il plot ruoti intorno alle coinvolgenti vicende delle due protagoniste, L’amica geniale rappresenta un’opera corale che attraverso gli occhi e le parole di Elena Greco racconta le dinamiche e gli abitanti di un rione che ha radici nel cuore di Napoli.

Leggendo i quattro volumi che compongono l’opera si ha l’impressione di addentrarsi nei vicoli soleggiati dell’infanzia di Lila ed Elena, di respirare l’atmosfera di una città viva e ribelle, di scorgere le botteghe, il mare, le case umide con i cortili sempre aperti ai vicini e ricettivi ai nuovi accadimenti. Raffaella (detta Lila o Lina) ed Elena (detta Lenù o Lenuccia) sono la notte e il giorno, l’una bruna, asciutta, sfuggente e complicata, l’altra bionda, paffuta, a tratti insicura e dotata del grande talento della scrittura. Le quasi duemila pagine dello scritto della Ferrante hanno la forza di descrivere e sviscerare sinceramente la psicologia delle due donne non tralasciando mai il contesto sociale in cui sono profondamente immerse; il lettore non potrà più fare a meno di seguire i pensieri di Elena e imparerà a conoscere l’universo di Lila, la sua irriverente rivoluzione e l’inarrestabile lotta messa in campo contro tutto e tutti, compresa se stessa. “Io sarei rimasta ferma, ero la punta del compasso che è sempre fissa mentre la mina corre intorno tracciando cerchi […] Lila invece faticava a sentirsi stabile […] nonostante s’imponesse sugli altri il caos pareva l’unica verità, e lei – così attiva, così coraggiosa – si cancellava atterrita, diventava niente” scrive Lenù riconoscendo il suo temperamento saldo rispetto a quello irrequieto dell’amica che, come un uragano, si abbatteva senza argini sugli scogli della propria esistenza. E poi Elena scrive ancora: “Essa si distingueva tra tante perché con naturalezza non si piegava a nessun addestramento, a nessun uso e a nessun fine. Tutti noi c’eravamo piegati e quel piegarci ci aveva – attraverso prove, fallimenti, successi – ridimensionati. Solo Lila, niente e nessuno pareva ridimensionarla.”

Elena aveva fatto scelte diverse da Lila, aveva deciso di proseguire i suoi studi, di andare alla Normale di Pisa per poi trasferirsi a Firenze e diventare una stimata scrittrice con un importante matrimonio fallito alle spalle e un amore intenso e passeggero andato in frantumi. Lila, al contrario, pur essendo uno spirito libero, non avrebbe mai sradicato le proprie radici dal rione partenopeo, aveva abbandonato la scuola, si era sposata ancora adolescente, collezionando anch’essa fallimenti sentimentali e ingegnosi progetti lavorativi. Un gioco di specchi, dunque, quello tra le due bambine, poi diventate donne, le quali, pur vivendo autonome le loro vite, sarebbero restate sempre in ascolto l’una della voce dell’altra, dialogando anche solo con la forza del pensiero. Il gioco di specchi sarà reiterato riflettendosi anche sulle due figlie più piccole delle protagoniste, Imma e Tina. Ed ecco che “le curiosità improvvise” di Lila svaniscono condizionando Elena e talvolta confondendola nella difficile interpretazione dei gesti della sua amica-nemica.

Ne L’amica geniale si stratificano il dolore, l’amore, la violenza, la tenacia, l’arrendevolezza, l’esasperazione e la cattiveria; in scena vi è tutta la vita nella sua interezza, nel suo bene e nel suo male, nella sua sublime bellezza. Nell’opera si manifesta il senso della memoria che col passare del tempo riorganizza a proprio piacimento i pensieri e spesso occulta alla coscienza scomode verità, vi è il folklore napoletano ben rappresentato sul grande schermo non molto tempo fa dal film “Per amor vostro”, c’è la storia d’Italia, dagli anni ’40 alla nostra contemporaneità, ci sono falsi eroi e spiriti che esistevano “non nei palazzi, nei vicoli e vicino alle porte antiche del Vasto” ma “nelle orecchie delle persone, negli occhi quando gli occhi guardavano dentro e non fuori, nella voce appena si comincia a parlare, nella testa quando si pensa, perché le parole ma anche le immagini sono zeppe di fantasmi”.

La scrittura porta a galla tutto questo e l’interiorità, profonda come un pozzo, delle due donne, la scrittura permette ad Elena Ferrante di raccontare ai suoi lettori una storia empatica (anzi tante storie, basti pensare alla Storia del nuovo cognome, alla Storia di chi fugge e di chi resta e alla Storia della bambina perduta, titoli del secondo, terzo e quarto volume della tetralogia), ha il potere di legare a doppio filo due vite, quella di Lina e di Lenuccia (dal racconto infantile scritto dalla prima, La fata blu, al libro in cui la seconda descrive il loro rapporto), portando a galla l’ambizione di Elena di diventare immortale grazie alla sua professione e il contrapposto desiderio di Lila di cancellarsi, di autodistruggersi. E, partendo con una citazione del Faust di Goethe, il cerchio de L’amica geniale si chiude con un epilogo che si riallaccia al prologo, con la scomparsa di Lila e con un suo gesto ricco di significato, l’“ennesima prova di quanto fosse splendida e tenebrosa” l’amicizia delle due protagoniste e “di quanto fosse stato lungo e complicato il dolore di Lila, di come esso durasse ancora e sarebbe sempre durato”.