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Non bastano cinquant’anni per liberarsi del padre nazista

Autore: Luigi Forte
Testata: La Stampa/Tuttolibri
Data: 25 febbraio 2017

Per il giovanissimo Konstantin, cittadino della Rdt, chiamarsi Müller o Boggosch fa una bella differenza. Significa dover soccombere alla maledizione del passato o poter guardare con speranza al futuro. Perché il primo era il nome del padre, uomo d’affari, proprietario delle Industrie Vulcano in una piccola città di provincia, ufficiale delle SS e criminale di guerra condannato e impiccato in Polonia nel 1945, l’anno in cui nacque suo figlio. L’altro è il nome della madre con cui lui e il fratello Gunthard sono cresciuti. Una donna di ottima famiglia borghese, che aveva studiato pedagogia e lingue straniere, e che la gente del paese sotto le bandiere del socialismo guarda con sospetto. Ha perso tutto dopo aver scoperto che quel brillante marito, folgorato dal Führer, era un assassino. Ora i suoi figli si chiamano Boggosch, ma il fantasma di Gerhard Müller, come racconta il grande scrittore Christoph Hein nel suo ultimo avvincente romanzo Il figlio della fortuna edito da e/o nella bella traduzione di Monica Pesetti, non smette di perseguitarli.

Ma mentre Gunthard, suggestionato dal nostalgico zio Richard, ribalta il ricordo del padre esaltandolo come vittima, Konstantin per sfuggire alle proprie ossessioni, decide, non ancora quindicenne, di abbandonare quel buco di provincia per arruolarsi a Marsiglia nella Legione Straniera. È solo l’inizio di una serie di avventure quasi picaresche nello schema del romanzo di formazione in cui, come sempre, lo slesiano Hein, ispirandosi questa volta a fatti reali, modula dettagli quotidiani e grandi eventi con una scrittura sobria e impersonale. E s’immerge nelle più aspre contraddizioni della vita tedesca senza una briciola di pathos anche di fronte al dolore e alla disperazione. Proprio il sommesso fluire di frammenti quotidiani, di ipocrisie e bassezze, di storie individuali e illusioni collettive conferisce al romanzo epica grandezza filtrata attraverso l’altalenante destino del giovane Konstantin.

Tallonato dallo spettro paterno, egli sembra spesso sul punto di fallire, ma poi il destino gli dà una mano. Non a caso è figlio della fortuna. Grazie a lui perfino la madre incinta non fu arrestata dai soldati russi. Troppo giovane per arruolarsi fra i legionari che lo sbeffeggiano, inizia in compenso a lavorare a Marsiglia per alcuni librai antiquari ebrei scampati ai campi di concentramento, che presto diventano amici e lo aiutano a proseguire gli studi che in patria aveva dovuto interrompere perché figlio di un nazista. Ma la nostalgia del proprio paese e di sua madre lo riportano a casa proprio prima della costruzione del Muro di Berlino nell’agosto del 1961. Un viaggio insidioso e difficile, fra interrogatori e centri di accoglienza, che mostra il volto inquisitore di un regime in affanno. Konstantin supera le prove più dure, ma non riesce ad affrancarsi da quella perversa ombra che oscura la sua vita. Mentre il fratello con cui non ha più rapporti, si lancia con fortuna nell’industria, lui riprende a lavorare in una libreria di Magdeburgo, supera l’esame di maturità e sogna di iscriversi all’Accademia del cinema. Purtroppo senza successo, nonostante gli ottimi voti: quel padre mai conosciuto gli sbarra la strada. E così sarà anche più tardi, quando, stimato docente di liceo, si vedrà negare il titolo di preside. E in più ci si mette anche il destino: la giovane moglie Beate muore di parto e lo lascia in una solitudine infinita.

La lenta, dolorosa maturazione del protagonista s’intreccia con mezzo secolo di storia: sullo sfondo il nazismo e la guerra, poi la divisione della Germania, i fatti di Praga, l’era Gorbacëv, la caduta del Muro di Berlino. L’avventura di Konstantin è senza sbocchi: non conosce affrancamento né vera libertà. Anche da anziano egli nasconde alla seconda moglie, Marianne, il mistero di quel padre, cioè la storia di un’ossessione che ha travolto la sua intera esistenza. Non è bastata la fortuna a rimuovere fantasmi del passato.