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Rovine tedesche

Autore: Roberto Giardina
Testata: Il piacere della lettura - Quotidiano Nazionale
Data: 25 febbraio 2017

Due anni dopo la caduta del Muro, nel maggio del 1991, sulla "Suddeutsche Zeitung" apparve la foto di una discarica dalle parti di Lipsia nella scomparsa DDR. Le case editrici dell'Est vi scaricavano i loro libri ormai invendibili, svuotavano i magazzini. Saggi, romanzi finivano al macero. Finivano nella spazzatura anche volumi appena stampati, di autori di talento. La memoria della Germania Est rischiava di essere cancellata.

Martin Weskott, pastore luterano a Kaltenburg, in Bassa Sassonia, all'Ovest, fu colpito da quell'immagine. Partì con la sua auto per Lipsia e tornò con il primo carico di libri salvati. Tornò la settimana seguente, noleggiò un camion, da allora ha compiuto oltre 150 viaggi, ha salvato decine di migliaia di libri, ammassati nel fienile di fianco alla parrocchia. Chi vuole li prende, in cambio di un'offerta per i poveri, oppure gratis. Il pastore Weskott, 65 anni oggi, ha invitato anche gli scrittori, i "Mull-Literanen", i letterati della spazzatura, a tenere delle conferenze, a parlare delle loro opere. Tra loro, insieme con Brigitte Reimann, o Stefan Heym, anche Christoph Hein, di cui E/O ha appena pubblicato l'ultima sua opera, nella bella traduzione di Monica Pesetti, Il figlio della fortuna, in tedesco Gluckskind Mit Vater. Vidi Hein, il quattro novembre del 1989, salire sul palco tra molti oratori, innanzi a una folla di 500mila berlinesi, forse un milione, non importa quanti fossero sull'Alexanderplatz, sembrava che tutti gli abitanti di Berlino Ovest si fossero riuniti per decretare la fine del regime. Il Muro sarebbe caduto, anzi si aprì, cinque giorni dopo. E finì un mondo, come si legge nel suo romanzo. Hein non aveva abbandonato la sua DDR, riuscendo a pubblicare le sue opere nonostante la censura, ma senza compromessi. Nato nell'aprile del 1944 in Slesia, oggi Polonia, figlio di un pastore protestante, riuscì a fino al ginnasio a Berlino Ovest prima del Muro. Il suo primo amore fu il teatro, e da Lipsia organizzava trasferte a Berlino per assistere agli spettacoli del Berliner Ensemble, del Deutsche Theater. La contestazione, ricorda, iniziò sui palcoscenici. I suoi libri, venivano pubblicati anche in occidente, con successo, come "Drachenblutt" (pubblicato da E/O con il titolo "L'amico estraneo").

Ma la rivoluzione pacifica dell'89 ingoiò come in un gorgo della storia, i suoi protagonisti. Tutti dimenticati, o travolti da rivelazioni tardive sui loro piccoli o grandi peccati sotto la dittatura. Furono dimenticati, posti al bando, anche gli artisti, pittori, scrittori. Oggi, sono quelli dell'est scomparso i più vitali, quelli di allora, e i giovani che non ricordano neanche il Muro. Per capire la Germania, e per "sentire" quel che accadde prima e dopo, meglio dei saggi sono i buoni romanzi, perché parlano di uomini e di donne, di sentimenti, non solo di economia e di strategie politiche. "Il figlio della fortuna" comincia da lontano, dal III Reich, per finire ma non concludersi nella Repubblica Federale di Frau Angela. Una storia tragica raccontata con un sottile umorismo.

Tutto comincia con una lettera dell'Ufficio Imposte che tradisce la vera identità di Konstatin Boggosch, un segreto che ha oppresso tutta la sua vita. È figlio di un criminale nazista giustiziato negli ultimi giorni di guerra. Il padre era direttore di una fabbrica di gomma in Sassonia, che trasformò in un Lager, dove sfruttava i «suoi schiavi fino alla morte». La madre l'ha cresciuto sotto falso nome. È colpevole e non ha colpa, Konstantin, come milioni di suoi coetanei. Non si possono scegliere i genitori, si dice, e a sua volta non vuole avere figli. È stato preside del ginnasio Pestalozzi, andato in pensione anzi tempo con la fine della DDR. Era un insegnante sotto la dittatura, ed è ancora colpevole senza una colpa. Una giovane reporter del giornale locale lo vuole intervistare, «tutti hanno un buon ricordo di lei, perché esita?». Kostantin teme che il passato riemerga. Anche sua moglie Marianne lo ignora: «Però, anche se non vuoi dirlo a nessuno, a me piacerebbe sapere chi sei, e chi eri.» Lui risponde: «Ma lo sai, che vuoi che ci sia da dire su un insegnante tedesco?»

È una storia vera? hanno chiesto a Hein quando è apparso il romanzo, con successo di vendite e di critiche. A chi si è ispirato? L'autore nega: «In ogni opera letteraria tutto si mischia, realtà e fantasia...» Tutto è vero, e nulla può essere autentico. Konstatin è nato nel maggio del '45, quando tutto era finito da poche settimane. E Hein è nato quando tutto stava per finire. «Io e il mio protagonista - dice l'autore -, siamo quasi coetanei, io studiavo all'Ovest, e non tornai, come Konstatin nel 1961, ma fui preso prigioniero, in un certo senso, perché mi trovavo illegalmente in quell'agosto in vacanza a Dresda, e non potei tornare nella Berlino occidentale... diciamo che il romanzo è per metà la mia biografia.