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Anatomia di una sospensione

Autore: Matteo Pericoli
Testata: Pagina 99
Data: 4 marzo 2017
URL: http://www.pagina99.it/2017/03/05/architetture-letterarie-matteo-pericoli-elena-ferrante-l-amica-gentile/

Da un punto di vista costruttivo, tensione e compressione spesso si confondono una nell’altra. In questo edificio, due volumi sono collegati e intrecciati tra loro da forti elementi tiranti, da colonne allungate e da travi ardite, e uno dei due sembra pendere dall’altro. Con la sua massa e il suo avvitato dinamismo, il volume sospeso (che chiameremo Lila) sembra sfuggire a quello che lo sostiene (che chiameremo invece Elena). Lo fa tendere ed estendere come se fosse il volume di nome Lila a modellare quello di nome Elena e a dargli quell’energia dinamica, vitale per qualsiasi architettura.

Chiameremo questo complesso architettonico L’amica geniale, come il romanzo di Elena Ferrante (edizioni e/o) nel quale il rapporto tra le due protagoniste (Elena, la voce narrante, e la sua amica d’infanzia Lila) è un flusso in continua alternanza di identità sfumate e sogni confusi.

Ora che sappiamo che si tratta de L’amica geniale, proviamo ad analizzare l’edificio e a lasciarci trasportare dalle forze che si sviluppano nei suoi elementi architettonici. Come per i calcoli strutturali, la lettura e l'interpretazione di una costruzione di questo tipo non sono lineari e prevedibili, bensì fluide e di certo non univoche.

È evidente che se uno dei due elementi non esistesse, l’altro non avrebbe ragione di essere. Senza Lila non ci sarebbe Elena, e viceversa. Ci sono punti nei quali non è chiaro in che direzione si sviluppi lo sforzo. Il peso viene trasferito dalla struttura di sostegno a quella sorretta. Un problema sia per il calcolo sia per l’idea che ci stavamo facendo del rapporto tra Lila ed Elena.

È un edificio nel quale nessun elemento ha, per così dire, il controllo dell’altro – da quale elemento strutturale, cioè, dipenda il funzionamento del tutto. A tratti sembra infatti Elena che, nell’immane sforzo di sostenerla, si voglia staccare da Lila e, così facendo, non finisca a sua volta col trasformarla e determinarne la forma.

Siamo sospesi anche noi, sospesi tra l’intensità della tensione e della compressione. Immobili. Se fossimo le fibre della struttura, se fossimo – come in realtà siamo in quanto visitatori dello spazio e lettori del romanzo – noi stessi ad essere attraversati da quelle sollecitazioni, capiremmo e sentiremmo anche la torsione e le forze di taglio e momento.

Nella lettura di una tale struttura è bene non fermarsi all’apparenza. «[...] ci attardavamo sottoponendoci per sfida, senza mai rivolgerci la parola, a prove di coraggio». Attesa, pazienza e ascolto. La fisica della narrazione ha un suo modo per arrivare ad audacie strutturali fatte di tensioni e compressioni nascoste. Bisogna esser sempre pronti.

In collaborazione con Giuseppe Franco