Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Fiction o no, è sempre letteratura

Testata: La Repubblica - Robinson
Data: 12 marzo 2017
URL: http://www.repubblica.it/cultura/2017/03/12/news/titolo_non_esportato_da_hermes_-_id_articolo_6292960-160340812/

IL RACCONTO della realtà ha un cuore antichissimo. A cominciare da Senofonte che, mercenario al seguito di Ciro il Grande, ne raccontò le gesta, è lunga la lista degli autori che hanno scelto di misurarsi con la realtà. Non "descriverla": narrarla. Il metodo è la cronaca, il fine è la letteratura. Sono scrittori affamati di realtà, che partono dai fatti ma che credono sia possibile raccontarli con la libertà, la profondità, l'intensità della poesia. Il romanzo non fiction racconta ciò che sta dentro le cose, sopra e accanto ai fatti, non i semplici fatti. Racconta quello che non era visibile ma c'era: le sensazioni, gli stimoli, le ipotesi. Questo la cronaca non può farlo: è dovere della letteratura. Come disse Truman Capote: "Ho questa idea: fare un grande e imponente lavoro; dovrebbe essere esattamente come un romanzo, con un'unica differenza: ogni sua parola dovrebbe essere vera". Per editori e critici erano oggetti anfibi, Ufo letterari che non sapevano bene come classificare: appartenevano alla narrativa o alla saggistica? Ma la forza dei libri scritti da Truman Capote, Kapuscinski, Sebald si è imposta al di là di questi inutili problemi di catalogazione. Dalla fine degli anni Novanta, il romanzo senza fiction si è diffuso sempre più: Cercas, Ernaux, Carrère, Dyer. E prima, in Italia, Stajano, Dolci e Joe Marrazzo si sono mossi su questo territorio. Il Nobel a Svetlana Aleksievic - il primo a un'autrice non fiction - ci dice che ormai la lunga traversata nel deserto è finita. È bene che gli steccati tra i generi crollino: in fondo, dice Gourevitch, letteratura è solo un termine di invenzione per indicare la scrittura.

(...)

Svetlana Aleksievič

Lo zinco è il materiale dentro al quale molti soldati russi sono tornati a casa dall’Afghanistan. Tutta la vita di un ragazzo diventa una scatola: Ragazzi di zinco racconta dei giovani ingannati dall’ideale romantico del sacrificio per la patria che si vanno a scontrare con la più ambigua realtà, con la sofferenza umana, con il gioco di doppie verità che il soldato-marionetta è costretto a mantenere nel conflitto contro i mujaheddin. Quando uscì, nel 2003, Ragazzi di zinco venne sommerso dalle critiche: Svetlana Aleksievic fu accusata di screditare la Russia. Ma nel 2015 arrivò il Nobel alla scrittrice coraggiosa.