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Camorra e giovani rampolli e quell'amore impossibil, tra bombe, agguati e scazzottate

Autore: Anna Petrazzuolo
Testata: La Repubblica Napoli
Data: 6 maggio 2017

Acqua storta, capitolo terzo. Una tragedia annunciata. Non usa mezzi termini Luigi Romolo Carrino: "Alcuni avranno il mio perdono" è il titolo emblematicamente shakespeariano di un romanzo che - in chiave moderna e sullo sfondo melmoso della guerra di camorra - ripropone la vicenda più dolorosa di tutte, quella di Romeo e Giulietta, e del loro amore proibito. Non hanno alcuna speranza, Antonio e Rosa, di scampare alla crudeltà delle leggi non scritte, di sottrarsi a un destino che non conosce altre ragioni all'infuori del sangue. Sono due fidanzatini, Antonio e Rosa, innocenti quanto basta, ma pagano il prezzo di una rivalità che si deforma in odio e sete di vendetta. Lui, rampollo del megaclan, è il figlio della donna più potente di Napoli, Mariasole Simonetti detta Vient' 'E Terra; invece di studiare come sua madre vorrebbe, scalpita, ha smania di potere e, così facendo, si mette nei guai. Lei, figlia di Maurizio Musso, è viziata e capricciosa ma ama già con un cuore di donna e sa chi vuole al suo fianco per tutta la vita, ignara dell’epilogo di morte che attende entrambi. Intorno a loro, scazzottate e agguati, bombe e sparatorie. Nel raccontare questo inferno, Carrino non è solo. Il suo nume tutelare, Shakespeare, è una presenza sottotraccia che puntella lo svolgersi dei fatti rendendo via via sempre più palpabile l’ineluttabilità della tragedia che sta per compiersi. Eppure nulla qui si dà per scontato, non mancano anzi i colpi di scena. Per esempio, chi è Arturo? Il lettore se lo chiede con crescente insistenza fino a che non gli viene rivelato che si tratta del fratello di Antonio di cui nessuno sapeva. Estraneo al mondo delle paranze e delle stese, Arturo è il portatore sano di valori positivi, fa un lavoro onesto. Carrino gli affida la fondamentale funzione di voce narrante.

Stavolta, più di Mariasole è proprio Arturo il personaggio che si presta a un lavorio di approfondimento psicologico da cui nascono le pagine più belle dell’intera saga di Acqua Storta. Ci ritroviamo, così, faccia a faccia con le estensioni di una scrittura che attanaglia, e lo fa utilizzando le figure retoriche come coltelli, specialmente quelle della ripetizione, del refrain ossessivo. A tratti, laddove la tensione emotiva si combina con il lirismo, sembra che Carrino raggiunga il livello di “Esercizi sulla madre”, il libro uscito nel 2012 e destinato a un pubblico più ristretto che viene sistematicamente dato in pasto a un intreccio complesso e claustrofobico, stilisticamente raffinato. C’è da compiacersi con l’autore, anche se un dubbio rimane, di natura etica, che riguarda la serialità applicata alle storie in cui l’antagonismo si sviluppa tutto all’interno della categoria del Male. Non si rischia in questo modo di accreditare dei modelli negativi?