Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Consigli di lettura #8 Tempo assassino (e Ninfee nere) di Michel Bussi

Testata: Giuseppe Monea
Data: 10 maggio 2017
URL: http://giuseppemonea.com/consigli-lettura-8-tempo-assassino-ninfee-nere-michel-bussi/

Le sinossi, quando fatte bene, possono dirci davvero tanto di un libro. Da queste poche righe, infatti, si capisce come con Tempo assassino, Bussi cominci ad affermarsi anche in Italia come maestro del giallo. C’è un evoluzione, o comunque un cambiamento, rispetto alla sua prima opera tradotta in italiano, Ninfee Nere. Ho avuto modo di raccontare le mie impressioni di lettura riguardo questo primo romanzo in un articolo pubblicato su Thriller Pages e allora definii Bussi come uno scrittore che, tra divertimento e arte, concede al lettore di smarrirsi estasiato tra misteri, emozioni, enigmi.

Ecco, in Tempo Assassino questa dimensione artistica del romanzo si perde. Vuoi per il soggetto della storia, vuoi anche per un contesto completamente diverso, Tempo assassino è un ottimo romanzo che intrattiene il lettore, si lascia fagocitare nonostante le oltre cinquecento pagine, incuriosisce a ogni riga, ma non ha quell’espressività, quella Poesia, quell’Arte che avevano caratterizzato Ninfee nere. In termini spiccioli e commerciali, è come se Bussi fosse passato dal noir al thriller psicologico.

Si badi, però, che questa non è assolutamente una critica. Tempo assassino è un thriller, appunto, scritto magistralmente. Bussi fruga nella cassetta degli attrezzi dello scrittore e utilizza lo strumento del diario per andare avanti e indietro nel tempo con lo stesso personaggio, accompagno il lettore con la Clotilde quindicenne ribelle e con la turbata Clotilde del 2016: due personaggi differenti all’estremo.

Tempo assassino ha un pregio in assoluto: mi ha fatto venire voglia di visitare la Corsica, di scalare quei sentieri che si tuffano a mare, senza che io abbia mai visto una sola foto dell’isola francese. Non ci sono descrizioni lunghe e particolari nel romanzo, ma Bussi è stato abile ad attribuire al luogo della vicenda lo stesso peso specifico dei personaggi. Tempo assassino, probabilmente, è un thriller che si poteva svolgere solo in determinate ambientazioni, come appunto la Corsica, in cui tradizioni e valori – un mix di franco-italiana memoria – contrastano con lo scorrere inesorabile del tempo. Perché il tempo è assassino. Ma certe volte ha delle attenuanti.

Tempo assassino si legge davvero con piacere nonostante sia comunque un testo corposo. Le ultime cento pagine si divorano senza prendere pausa, anche perché – e qui sono gusti, può piacere o può far pena – Bussi accelera moltissimo la narrazione e fornisce la spiegazione di diversi avvenimenti proprio in prossimità della conclusione.

Sicuramente Bussi resta un autore da tenere sotto la lente d’ingrandimento e presto farà un salto in libreria per acquistare il terzo romanzo dell’autore tradotto da Edizioni E/O : Non lasciare la mia mano.