Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Destini incrociati sotto il vulcano

Autore: Antonella Lattanzi
Testata: La Repubblica - Robinson
Data: 14 maggio 2017

È la settimana di Pasqua e siamo in paradiso. Il paradiso si chiama Réunion, un'isola tropicale francese nell'Oceano Indiano, dominata da un vulcano e popolata d una vegetazione lussureggiante, uccelli fantastici e masse di turisti. Quasi nessuno di loro fa caso allo splendido mare, la gran parte si ammassa negli alberghi o nelle ville con piscina, passa le giornate a crogiolarsi al sole, dormicchiare, bere cocktail. Dall'altra parte della barricata ci sono i nativi dell'isola, creoli. Bassa manovalanza che non si mescola mai coi turisti, flagellata dalla disoccupazione, dall'alcolismo o dalla droga. L'altra faccia del paradiso. Ma non è a un creolo che capita una disgrazia. In questa settimana di Pasqua. Succede a una donna bianca, bellissima, ospite dell'Hotel dell'Alamanda; si chiama Liane. La donna esce dalla piscina. «Salgo un attimo in camera», dice al marito Martial e alla figlia, Sofa, sei anni.

Qualche tempo dopo, Martial si stupisce della sua prolungata assenza. Va a cercarla in stanza, ma non c'è. Anzi, ci sono segni di lotta e macchie di sangue dappertutto. Martial si accascia sul letto, "Chiamate la polizia". E la polizia arriva, nella persona di Arja Purvi, comandante della Brigata di gendarmeria, giovane donna di sangue zarabe e creolo, determinata, temeraria, disposta a sacrificare tutto per la sua carriera; anche i due figli che, da quella notte, dormiranno da soli col padre, perché lei sarà troppo impegnata a cercare Liane.

Non solo Liane. Anche Martial, che, accusato dal personale creolo dell'albergo di essere salito in camera subito dopo la moglie - e non, come dichiara, dopo un'ora - ed esserne uscito carrello abbastanza grande da contenere il suo carrello il suo cadavere, scappa con la figlia attraverso l'isola per sfuggire alle maglie della giustizia.

Così inizia Non lasciare la mia mano (traduzione di Alberto Bracci Testasecca), nuovo romanzo di Michel Bussi dopo il successo di Ninfee nere e Tempo assassino, tra i giallisti francesi più venduti al mondo. Come i grandi maestri del giallo e del noir - primo tra tutti Georges Simenon - Bussi usa il mistero per raccontare sensazioni, psicologie, private dannazioni. In questo caso la vita su Réunion, detta "isola intensa", divisa in due versanti da un vulcano alto oltre duemila metri ma anche dalle persone che lo abitano. I residenti e i turisti non si toccano mai, ma quando si toccano creano esplosioni come lapilli ardenti del vulcano. La comandante Aja è creola, il suo vice, Christos Konstantinov, soprannominato il profeta per la sua lunga barba, è uno straniero. Insieme e solo insieme i due riusciranno a risolvere il mistero della scomparsa di Liane e a scoprire dove si nascondono Martial e Sofa. Che, dal canto loro, trasformano Non lasciare la mia mano in una caccia all'uomo fatta di corse in macchina, arrampicate sul vulcano, cadute tra le rocce. Man mano che le maglie del giallo si stringono, Bussi alza la tensione ma non manca mai di raccontare il mondo brulicante che vive e muore attorno al mistero, ai piedi del vulcano. Donne bellissime che hanno perso l'amore, hanno finito per prostituirsi e sono state distrutte dalla droga, uomini capaci solo di rimanere imbambolati a guardare il mare per ore, madri che hanno perso la battaglia con la vita e si sono tramutate in mostri, persone buie, annientate dai loro stessi errori. In primo piano, su tutto, il rapporto padre figlia tra Martial e Sofa che si costruisce passo dopo passo, caduta dopo, nella lunga fuga che - da estranei che erano - mano li avvicina. Ancora una volta la tensione serve solo per raccontare piccoli dettagli, un abbraccio tra Martial e Sofa, uno sguardo tra la comandante e il vice, uno scorcio dell'isola che ne illumina la storia e la realtà. Non fa sconti a chi si è perso, Bussi, ma nemmeno a chi potenzialmente ha già vinto: il caso si abbatte su chiunque, ne distrugge la vita, e poi gli lancia una sfida: sei capace di rialzarti? È questo il talento più grande di Bussi: riuscire a raccontare un universo in un'isola sperduta, un paradiso trasformato in inferno, una terra di confine tra buio e luce, bene e male, vita e morte.