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Oriente e Occidente

Autore: Fulvio Paloscia
Testata: La Repubblica Firenze
Data: 23 maggio 2017

Nel 2015, la vittoria al Goncourt, il più prestigioso premio di Francia, dove ha venduto oltre 400 mila copie. Ora, l’ingresso nella short list del Booker Prize, eccellenza mondiale del Regno Unito. E in quella del Von Rezzori, a Firenze dal 14 al 17 giugno. Non si ferma il successo dello scrittore francese Mathias Enard e del suo Bussola, “romanzo-tutto” edito in Italia da e/o (oggi la presentazione, alle 18, all’Istituto Francese, piazza Ognissanti 1) e che fa del suo autore la risposta più convincente a Houllebecq e alle sue idee sull’Islam esposte tra satira e polemica in 4PUUPNJTTJPOF. Imboccando con sprezzo del pericolo la strada della narrazione che s’intreccia al saggio (ma evitando accuratamente il bivio del postmoderno), Enard affronta in modo impetuoso, erudito e sensuale l’amore (culturale) dell’Occidente per l’Oriente. Un amore che va da Mozart a Verlaine, da Edward Said a Balzac, che non ha indossato le divise del potere colonialista ma gli abiti poveri e avventurosi dello studio appassionato. Il flirt tra Franz e Sarah, due orientalisti che si muovono tra Iran, Siria e Turchia, tra Aleppo, Palmira e Istanbul, è il punto di partenza per oltre 400 pagine “sebaldiane” di narrazioni, riflessioni, citazioni, visioni, divagazioni che hanno per personaggi chi, nel corso del tempo, ha viaggiato (davvero, o attraverso l’arte) tra i due mondi. Tutto turbina nella testa di Franz, in una insonne notte viennese.

Un romanzo che parla dell’Islam che è in noi. Dunque, un’opera politica?

«Parlerei di gesto politico. Oggi si ha bisogno di riconciliazione, si ha bisogno di vedere al di là delle fiamme e della violenza. E, oltre la morte e la distruzione, c’è la speranza, il sogno del cosmopolitismo, basilare per una visione equa dell’altro».

I viaggi dei protagonisti lambiscono luoghi come Palmira prima che venissero distrutti dalla furia dell’Is.

«Palmira è la materializzazione più evidente dell’incontro e delle mescolanze, un crocevia tra l’impero romano, l’influenza persiana e quella araba del deserto. Al di là dei beni storici, la sua distruzione è triste anche per ciò che rappresenta. È il simbolo degli scambi tra Oriente e Occidente ai quali non si sono mai opposti né frontiere né fiumi né altre possibili barriere. Gli esempi di queste andate e di questi ritorni sono evidenti anche in Italia. Basti pensare a Napoli e alla Sicilia».

Essenziale è, in Bussola, la componente femminile. Tra i personaggi del romanzo compaiono molte intellettuali che, non solo nel Novecento, fuggirono dall’Europa verso l’Oriente.

«Furono donne temerarie il cui slancio verso quella parte di mondo era in realtà incontro a una libertà — soprattutto sessuale — negata in Europa. Durante le due guerre mondiali, per loro l’Oriente si prefigurò come una fuga dal decadimento dell’Europa e dall’avvento dei totalitarismi. Così fu per Annemarie Schwarzenbach».

Nelle loro dispute di docenti universitari, i protagonisti del romanzo citano anche Danubio di Claudio Magris. Un libro verso cui sembra nutrire qualche perplessità.

«Stimo molto Magris, solo che quel suo studio si ferma all’Austria e alla Germania, tagliando fuori il Danubio che attraversa la cultura orientale. Ho voluto che Franz vivesse a Vienna perché, nell’epoca imperiale, fu porta verso l’Oriente, punto massimo dove le truppe ottomane si spinsero, capitale di quell’Europa balcanica dove la cultura islamica è nodale. Ma anche per la musica, di cui il romanzo è pieno».

In questo senso, si potrebbe dire cheBussolaè un’opera wagneriana.

«In effetti qui tutto è presente: musica, letteratura, arte, spiritualità. Ambisco alla gesamtkunstwerk, all’opera d’arte totale».

Un antiromanzo?

«È la constatazione che il romanzo, oggi può tutto. Può anche sfaccettare l’elemento narrativo con elementi saggistici. Come fa Bussola».