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Recensione: I noir di Giorgia Lepore

Autore: Cetta De Luca
Testata: Babette Brown
Data: 11 giugno 2017
URL: http://babettebrown.it/recensione-i-noir-di-giorgia-lepore/

Qualche tempo fa ho pensato che scrivere recensioni fosse un bel modo di ringraziare uno scrittore. Come lettrice posso andare su qualche portale di libri e lasciare un commento che, sono certa, sarà comunque letto da qualcuno e apprezzato. Come scrittrice so che a volte non basta, non basta un grazie intendo. Io credo che un libro bello vada proprio celebrato, vada insinuato nel cuore di altri lettori con parole belle e sincere, e non da critici o da esperti, ma proprio da appassionati. Come alcuni di voi già sapranno io non scrivo recensioni sul mio blog, ma ne scrivo per altri (principalmente per un magazine online in realtà) o almeno per chi me lo chiede. Con Giorgia Lepore mi sono trovata nell’imbarazzo di voler parlare di ben due libri senza dire troppo, così è capitato che in un gruppo social molto molto attivo abbia trovato le parole giuste per un doppio consiglio di lettura e che la responsabile di un blog mi abbia chiesto di scrivere qualcosa di più “consistente”. Va bene, sto scrivendo un sacco di frasi complicate, ma è solo perché vorrei portarvi piano piano al momento in cui metto il link all’articolo su Giorgia, vorrei bendarvi e confondervi le idee in modo da non avere neppure un assaggio delle mie sensazioni. Impossibile…

Ecco dunque cosa penso io di “I figli sono pezzi di cuore” e “Angelo che sei il mio custode”. Ospite del blog Babette Brown legge per voi, che per una volta mi ha ceduto lo spazio, vi racconto questi due libri noir che vanno letti nell’ordine in cui li ho proposti, come ho fatto io.

Giorgia Lepore, una Sabot-autrice alla corte di re Massimo Carlotto. I suoi due romanzi noir, I figli sono pezzi di cuore e Angelo che sei il mio custode, sono letture da non perdere. Parola di Cetta De Luca.

Ho incontrato, virtualmente e personalmente, Giorgia Lepore poco tempo fa. In autunno mi sono ritrovata a commentare il post di un’amica (reale), fine lettrice e scrittrice, che raccontava le proprie sensazioni sull’ultima pubblicazione della collezione Sabot/Age di Edizioni e/o, e io che seguo la suddetta collezione (e il collettivo prima) da diverso tempo grazie all’ideatore Massimo Carlotto, mi sono incuriosita. Perché mi ero “lamentata” spesso con Carlotto del fatto che Sabot/Age non avesse donne al suo interno e perché stavolta, dal post che stavo leggendo, pareva proprio che una donna fosse finalmente entrata in quel magico Olimpo. La mia amica ha invitato me e Giorgia a fare conoscenza e, senza mezzi termini, mi ha detto: “Ora ti leggi I figli sono pezzi di cuore, per cominciare, che tra un po’ esce quello nuovo per Sabot/Age, e non te lo puoi perdere, giusto? Ti piacerà da morire, lo so”. Io seguo sempre i consigli di quella mia amica, a occhi chiusi, e per fortuna…

Per chi non conoscesse Sabot/Age una piccola informazione è necessaria. Nel 2007 Massimo Carlotto, assieme ad alcuni giovani autori sardi, costituisce in Sardegna il collettivo Mama Sabot (il termine Sabot non è scelto a caso, ma non è questo il luogo per parlarne) col quale pubblica un primo libro-inchiesta, Perdas de Fogu. C’è da precisare che il collettivo sperimenta e propone esclusivamente testi a sfondo noir o simili con scopi sociali di denuncia. Successivamente Mama Sabot diventa Collettivo Sabot, e a farne parte sono tutti autori sardi e un veneto infiltrato: Andrea Melis, Piergiorgio Pulixi, Renato Troffa, Ciro Auriemma, Michele Ledda, Stefano Cosmo e, ovviamente, Massimo Carlotto. Di recente è nata la collezione Sabot/Age (non chiamiamola collana) diretta da Colomba Rossi (sua agente e moglie) e curata da Massimo Carlotto per Edizioni e/o, che ha continuato l’intento “sabotatorio” del collettivo pubblicando autori che hanno fatto del noir italiano un fiore all’occhiello a livello internazionale: Pulixi appunto, Luca Poldelmengo, Pasquale Ruju, Massimo Torre, Carrino solo per citarne alcuni. Mancava una voce femminile e per fortuna adesso c’è: Giorgia Lepore.

I due romanzi di cui vi parlo sono I figli sono pezzi di cuore, Edizioni e/o Originals, e Angelo che sei il mio custode, Edizioni e/o Collezione Sabot/Age. Delle due trame voglio dire poco, perché ogni libro lascia in ogni lettore qualcosa di unico e particolare. In fondo la mia amica non mi ha raccontato nulla, ha solo detto “leggili” con molta convinzione. Io vorrei fare lo stesso, ma non potete sentirmi, giusto? Allora perché leggerli (magari in ordine sequenziale così come ve li ho proposti, anche se sono autoconclusivi)? Perché in entrambi il protagonista principale è Gerri Esposito, ispettore di una Bari bella e misteriosa, dal passato irrisolto che, come una stretta all’anima, torna a condizionare la vita e le scelte di quest’uomo affascinante e complicato. Gerri (Gregorio) non sa neppure quale sia il suo vero nome… In ogni sua indagine scava in profondità, non solo a caccia di indizi e per risolvere il caso, ma per riannodare i fili della sua personale vicenda umana. Lui era (ed è) un Rom, è stato abbandonato dalla madre e cresciuto da un singolare sacerdote napoletano e da una suora laica sopra le righe. Loro sono stati la sua famiglia, ma lui ha bisogno di risposte ai suoi perché, ha bisogno di quell’amore che gli è stato negato. Così la ricerca dell’assassino delle ragazzine (la prostituta, la figlia della Bari bene, la zingarella) nel primo romanzo, come la caccia al responsabile della sparizione dei minori nella zona del Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, diventano un’indagine più profonda dei legami famigliari, dei rapporti madre/figlio cui Gerri si aggrappa per recuperare ricordi, speranze e, magari, trovare dentro di sé il perdono. Questa ricerca che si protrae nel tempo, aggiungendo man mano pezzi alla sua storia, comporta però delle conseguenze: Gerri non sa amare e non accetta di essere amato, Gerri si ribella all’autorità e rischia spesso l’insubordinazione, Gerri si aggrappa disperatamente alla famiglia del suo superiore Alfredo Marinetti, che lo accoglie come farebbe un padre, e da questa fugge continuamente.

Ora, capite che non ha senso che vi racconti le trame dei due romanzi? Sono dei noir, hanno tutte le caratteristiche del noir di provincia, l’atmosfera con i suoi chiari e scuri è raccontata mirabilmente da Giorgia Lepore che ha una penna incisiva; il ritmo è incalzante, bruciante, la scrittura è fluida, e i personaggi sono dipinti in modo straordinario. Dopo tanto tempo, lo posso dire, ho letto d’un fiato e solo per il piacere di leggere. Vero, io amo questo genere e tutti i suoi derivati (l’hard boiled in particolare, di cui Carlotto è maestro), ma troppi sono gli imitatori senza speranza. Giorgia Lepore ha avuto, tra l’altro, la capacità e la sensibilità di dare voce a un protagonista maschile, e la cosa non deve essere stata semplice. Scavare a fondo nell’animo maschile è una bella sfida per una donna, ma lei è archeologa, chissà forse la tecnica e il metodo l’hanno aiutata.

Innamoratevi di Gerri Esposito, credete a me, ne vale la pena.