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«Alcuni avranno il mio perdono» di Luigi Romolo Carrino

Autore: Ornella Donna
Testata: Sololibri
Data: 15 giugno 2017
URL: http://www.sololibri.net/Alcuni-avranno-perdono-Carrino.html

Luigi Romolo Carrino, classe 1968, ha all’attivo due romanzi selezionati per il Premio Strega: “Pozzoromolo” (2009) e “Esercizi sulla madre” (2012). Ora, a due anni di distanza dal precedente volume, “La buona legge di Mariasole”, esce “Alcuni avranno il mio perdono”.

Mariasole, protagonista indiscussa del libro, è il boss della Federazione di clan Acqua Storta di Napoli ed è, ora, alle prese con la difficile gestione di suo figlio Antonio, un sedicenne irrequieto che si è già messo nei guai innumerevoli volte. Il giovane è innamorato di Rosa che, però, è la nipote del camorrista Aldo Musso, ucciso proprio dalla madre di Antonio. Una storia, quindi, che assolutamente non s’ha da fare. Se tutto ciò non fosse sufficiente, poi, Antonio vuole scalare la catena del comando e sulle strade ciò ha un solo ed unico significato. Questi protagonisti vivono di contraddizioni: nella vita privata sono uguali a qualsiasi coppia madre-adolescente, a iniziare dalla perenne incomunicabilità tra i due. La donna, un po’ ingenuamente, crede ancora che lui possa essere esente dal marciume del quale lei fa parte. Lei deve anche conservare l’ordine in città, protetta da Imma ed Anna che sono due leonesse, la sua guardia imperiale. Inoltre, si registrano strani movimenti intorno alle slot machine e alle sale scommesse che i clan usano per ripulire il denaro, bisogna avere mille attenzioni, per cui:

“Puoi far ammazzare dieci killer, puoi uccidere tu stessa cento, puoi condannare mille maschi, (…) ma una madre avrà sempre tutti i timori e i dubbi che una madre sa di avere”. Nonostante l’apprensione, Mariasole non perde mai la lucidità e l’assenza di pietà, necessaria a chi detiene il comando. La stessa famiglia nemica le riconosce l’autorevolezza. Lei, una donna, è

“l’uomo più potente della città”. Da parte sua Antonio sente il peso di una madre ingombrante: tutti lo considerano solo come “il figlio di…”, in più sente di tradire le aspettative di chi lo circonda, perché:

“non serve più niente perché la faccia di suo figlio dice ogni cosa, il suo corpo è impostato per diventare un boss o un morto. Che alla fine, poi, è la stessa cosa”. Si arriva, così, alla guerra. Mariasole subisce gli attacchi dei Musso ed ora deve dimostrare ai suoi sottoposti che è in grado di reagire. Più potere hai, più alto è il rischio di perderlo.

Con un montaggio avvincente e degno di una opera teatrale, l’autore mette in scena una tragedia napoletana che vorrebbe rifarsi a William Shakespeare. L’uso sapiente e risolutivo del flash-back si innesta su una scrittura colta che ben riesce a coagulare “napoletanità” e voluta semplicità delle parole e delle frasi, mentre nei rapporti tra personaggi si accentua la contorta ritualità del simbolismo che riporta alla più esasperata metafisica camorrista e che potrebbe apparire quasi ridicola a menti e orecchie estranee. Tutto in questo libro ha un peso specifico; anche l’anima. Come il vento, come Mariasole, come Antonio e Rosa.