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Frank, 13 anni, che sopravvive con la poesia

Autore: Angelo Molica Franco
Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 16 giugno 2017

Quando anche la fede è sorda alle suppliche dell'uomo, quando il dio cui si chiede ascolto stenta a comprenderci, soltanto la poesia può ancora sospendere la condanna alla disperazione. Ed è infatti la poesia a illuminare la vita di Frank Gold, il giovane protagonista di L'età d'oro di Joan London (edizioni e/o, pp. 256, euro 17, traduzione di Silvia Castoldi).

Frank ha tredici anni, è arrivato in Australia con la sua famiglia da un'Ungheria scossa dal Secondo conflitto mondiale, ed è ricoverato al sanatorio per l'infanzia The Golden Age (da cui il titolo del romanzo) per ristabilirsi dalla poliomelite. Ma soprattutto Frank sa di essere un poeta. Tra i bambini conosciuti durante il suo soggiorno, nota Elsa, dodici anni, come lui offesa dalla polio. Sull'onda della commovente irragionevolezza di quell'età, i due si innamorano.

Allo stravagante racconto dei mesi di cura e corteggiamento, la scrittrice inanella i versi che Frank scrive sul suo taccuino. Poesie brevi da cui sgorgano la fuga dai rastrellamenti antisemiti in Ungheria — diventata una «nebbia indistinta di volti indifferenti» —, l'arrivo in Australia, la malattia, il senso di impotenza, l'amore della madre pianista per la musica: i ricordi di tutta una vita tredicenne, ancorché giovane ma già votata alla nostalgia perché, dice Frank, «la nostalgia è ovunque».

Ma sarà deluso il lettore che si aspetti di leggere una storia d'amore romantico in cui il protagonista è strappato al suo male di vivere dalla forza dell'amore. Frank è un poeta, un fantasma sospeso tra il dolore e il rimpianto, e dunque arreda con grazia quella solitudine che Patrick White - cui Joan London è stata giustamente paragonata - ha raccontato perfettamente in Il Giardino sospeso.