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Intrighi e esplosioni. Giallo tutto triestino

Autore: Mary Barbara Tolusso
Testata: Il Gazzettino
Data: 26 giugno 2017

Proteo Laurenti, un nome noto a chi si nutre di gialli. Il commissario di Trieste torna per l’ennesimo caso, il nono ad essere precisi, per la mano del suo artefice: Veit Heinichen. Lo scrittore tedesco, da anni residente nel capoluogo giuliano, ci regala un nuovo mistero e un nuovo spaccato del Borgo Teresiano. Infatti “La giornalaia” (Edizioni E/O, pag. 361, euro 18) è anche la protagonista attorno a cui si scioglie il caso. O meglio, la sua edicola diventa il cuore di una parte della città.

Siamo in piazza San Giovanni, proprio dietro alla maestosa chiesa di Sant’Antonio, una piazza piccola, ricamata a dovere con la bella statua di Giuseppe Verdi. Ma non è tanto delle bellezze architettoniche che a Heinichen interessa parlarci, quanto delle piccole faccende quotidiane che si consumano in quel luogo. Intorno all’edicola si snodano i personaggi a partire dal bar Malabar, gestito da Walter, che a volte assiste ignaro a ciò che capita. E poi c’è una residenza per anziani, diretta dall’altera Daria Boso, figlia di un losco personaggio, un ex maresciallo delle finanze che trascorre la sua vita tra brandy e slote machine.

Ma dove sta il crimine? Com’è che questa piazza diviene il centro nevralgico dell’enigma? E qui Heinichen ci fornisce un rapido flash back: l’esplosione al Porto Vecchio di uno yacht in cui, pare, perse la vita Diego Colombo, un celebre trafficante di arte. Tornando al presente, ecco invece che in un vecchio magazzino del Porto sono state trafugate delle opere, opere preziose, importanti, tele firmate da De Chirico, Tintoretto, Klimt. Un’operazione che poteva essere compiuta solo da Diego Colombo. Che sia ancora in vita dunque? Che quella vecchia esplosione non fosse altro che una messinscena per permettere a Colombo di fuggire e rifarsi una vita, complice un po’ di chirurgia estetica? Sì perché proprio vicino a Piazza San Giovanni, il direttore del Mercato coperto, Raffaele, ha la stessa corporatura e una faccia molto simile a quella di Colombo. Va detto che il ladro gentiluomo era pure sposato con Teresa, la procace giornalaia. E guarda caso Raffaele e Teresa si incontrano spesso, di notte, in alberghetti dove nessuno possa riconoscerli. E qui, al di là di pedinamenti, ricatti, ospizi che non sono altro che centri malavitosi, la parte letteraria più seducente è proprio quella dedicata ai dialoghi tra la bella proprietaria dell’edicola e l’astuto commissario, turbato dal profumo della donna, ma determinato alla professionalità. D’altra parte al piedipiatti la giornalaia piace, però di più odia il marito, un suo vecchio rivale, anzi, il rivale che non riuscì a sconfiggere, il suo tallone d’Achille. Ma nessuna fragilità. E non è fragile neppure Trieste, che Heinichen ci indica nei suoi panorami forti e frontali, ma anche nelle manie dei suoi abitanti, come l’abitudine di tenere una roulotte in Carso. Infine, niente paura, con un colpo di scena e un qualche movente affettivo, il caso si risolve. Con cento pagine in meno sarebbe stato perfetto.