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Suspense d’autore con Pasquale Ruju “Nero di mare”: tuffo al cardiopalmo

Autore: Luciano Piras
Testata: La Nuova Sardegna
Data: 10 luglio 2017

Costa Smeralda, Barbagia, droga, armi, sesso e rapine. Più una manciata di morti ammazzati. E soprattutto: adrenalina e ormoni a manetta, colpi di scena a raffica, sgommate repentine e un intreccio mozzafiato del tutto imprevedibile. Insomma: chi comincia a leggere le prime righe del nuovo romanzo di Pasquale Ruju, “Nero di mare”, è spacciato: dovrà andare fino in fondo e non potrà dormire prima di aver letto tutto il giallo, fino all’ultima riga... «E adesso?». Seconda prova letteraria dello scrittore nuorese trapiantato a Torino, Ruju conferma così la sua grande dote di costruttore di storie e intrighi al cardiopalmo. Dopo l’esordio con “Un caso come gli altri”, dell’anno scorso, con il meridione e il settentrione d’Italia a fare da sfondo alla vicenda, stavolta Ruju torna in Sardegna, a Olbia, Porto Cervo, Porto Rotonto , Porto Sabore e dintorni come a Raulei, Gennargentu, a Oliena, a Su Gologone e dintorni. E riparte con un giallo insolito e fuori dagli schemi.

Intanto non c’è nessun cadavere in apertura. Piuttosto: c’è un reporter che sopravvive fotografando coppiette clandestine e celebrità di passaggio nella Sardegna dei vip. Franco Zanna si chiama. Alias Francesco Livio Zannargiu. Un tipino alquanto rude e sbrigativo, per nulla diplomatico, mai uscito dalla propria ombra e con un passato tutto da scoprire. Poi c’è una donna, una sirena dai capelli rossi, bellissima. Una star della televisione e un criminale incallito. E ancora: uno zio vecchio bandito in pensione, Gonario si chiama.

Il film comincia con un campo lungo: «La villa era imponente, stagliata contro il mar Tirreno, sotto la luna». E se all’inizio c’è da aspettare e osservare, pochi istanti dopo c’è soltanto da correre e darsela a gambe per mettere in salvo la pellaccia dura di Zanna che pure non ha nulla da perdere, che fotografa laddove non deve fotografare, lì il naso non ce lo doveva proprio mettere.

Pubblicato anche questo “Nero di mare” come il precedente dalle Edizioni E/O, nella stessa collana “Collezione Sabot/age” (diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto), il nuovo romanzo di Pasquale Ruju (con la copertina che riproduce un dipinto del padre Antonio, “Marina sarda” del 1986) scorre veloce, fotogramma dopo fotogramma, come un treno veloce carico zeppo di emozioni.

Classe 1962, una delle firme più autorevoli del fumetto italiano targato Bonelli (ha scritto oltre cento storie per albi di Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Dampyr, Martin Mystère ed è autore delle miniserie Demian, Cassidy e Hellnoir), Ruju conferma di essere anche uno dei nuovi giallisti o noiristi o thrilleristi (le facili etichette poco importano, sul serio!) più freschi e interessanti del panorama nazionale.