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La figlia maschio - Recensione

Testata: Leggiamo blog
Data: 22 settembre 2017
URL: http://leggiamo-blog.blogspot.it/2017/09/recensione-la-figlia-maschio-di.html

Un grazie immenso a chi mi ha fatto scoprire questo romanzo e questa autrice. Una delle cose più intelligenti che abbia mai fatto è stato aprire questo piccolo spazio virtuale. Sarò anche poco social, sarò anche distratta e non sempre presente, ma prima di essere una blogger sono una lettrice e trovare romanzi belli e autrici talentuose è la sola cosa che mi sta veramente a cuore. Detto questo, passo e chiudo.

Marino è il migliore. E non perché glielo dicano, ma perché lo sa. Spietato imprenditore, marito traditore, amico fasullo. Di buono ha ben poco, ma il suo ego e la sua stima gli dicono tutt'altro. Ama mettersi alla prova tanto quanto ama mettere gli altri in difficoltà, è sempre sul pezzo, ma pure ai migliori capita di distrarsi. Durante un viaggio in Cina incontra Na, e per la prima volta non sa tenere a bada lo sbalzo sismico che gli sconquassa le viscere. La vuole. In tutti i modi possibili, razionali e non. Questa giovane donna intrappolata nel corpo di una bambina gli manda in frantumi ogni convinzione, e ne aveva tante Marino, tutte ben salde, tutte collaudate, le migliori ovviamente.

Marino vuole Na perché lei scappa, perché non è come tutte le altre donne che gli si offrono senza ritegno; Na risveglia in lui l'istinto della caccia, la smania predatoria, l'uomo che sua moglie ha seppellito con gli anni e la noia. La strappa così dalla sua Terra, gliene offre un'altra, e solo sfogliata l'ultima pagina si capirà di come quel viaggio ad Hangzohu abbia rappresentato un giro di boa non soltanto per loro due. Quattro capitoli, quattro voci che attraverso diversi punti di vista portano a galla gli eventi nella loro più tragica e dura verità.

Scopriremo che Felicita non è esattamente una donna risucchiata dall'ingombrante personalità del marito, che Sergio non era un amico poi così succube e che dietro alla giovane vestita solo di lunghi capelli neri, dietro a quella bellezza terribile e al contempo magnifica, si nasconde una donna cresciuta in cattività che vuole vendicarsi del tempo che le è stato strappato.

Pochi i dialoghi, tante le immagini immortalate dalle parole dure e incisive di Patrizia Rinaldi. Ed è grazie al suo linguaggio forte, visivo e a una psicologia che sviscera i personaggi in ogni angolo e in ogni crepa, che ho amato questo libro dalla prima riga.

Ci sono storie che ti scavano dentro poco alla volta, altre che ti bucano immediatamente e La Figlia Maschio fa parte di questa seconda categoria. Bello in modo crudele. Le parole non lasciano scampo, feriscono in modo quasi sadico, e nonostante tutto, nonostante il dramma indicibile che si cela nel titolo, questo romanzo ha la forza di una poesia; è come un canto che andrebbe tramandato, una preghiera da recitare, una condanna da incidere nella pietra.

Patrizia Rinaldi mi ha stregata, non c'è dubbio. Una ricerca stilistica mai banale e un linguaggio capace di andare dritto al punto senza fronzoli o inutili giri di parole hanno reso un romanzo già forte di per sé, un'esplosione di contrasti. Non c'è mai un solo lato della medaglia. Non c'è mai una sola strada da percorrere.