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La figlia maschio, Patrizia Rinaldi

Autore: Raffaella Sirena
Testata: La città delle donne
Data: 27 settembre 2017
URL: http://lecittadelledonne.it/index.php/component/k2/item/622-la-figlia-maschio-patrizia-rinaldi-edizioni-e-o-2017

La figlia maschio: un romanzo che racconta quattro esistenze diverse ma unite nell’imprevedibilità degli eventi Un ritorno atteso nelle librerie quello che vede protagonista Patrizia Rinaldi, brillante scrittrice che per le Edizioni E/O ha già pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo e Ma già prima di giugno. Questa volta lo spunto per indagare sui sentimenti e sulle ambiguità è offerto da un viaggio in Cina, apparentemente convenzionale, che però stravolge le vite delle quattro voci narranti. L’incontro con Patrizia Rinaldi, che ci racconta del suo nuovo libro “La figlia maschio”, è una piacevole occasione per parlare di scelte morali, di donne e di madri a prescindere dalla latitudine.

Il tema della maternità è piuttosto ricorrente nei suoi libri. A cosa è dovuta questa scelta?

La maternità è gran parte della mia vita e torna nei romanzi che scrivo. In Ma già prima di giugno è il nucleo narrativo principale: una madre raccontata da giovane e una figlia che si racconta da vecchia affrontano alla luce - e all’ombra - del rapporto madre-figlia eventi storici dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta, misfatti, dolcezze, dolori, scandali e gli sberleffi insolenti che vanno a scomodare addirittura la voglia di esistere nonostante tutto. Blanca, personaggio di una trilogia noir pubblicata dalle edizioni E/O, ha una figlia adottiva: il loro legame è riuscito, travagliato, intenso, sbagliato e sano, insomma possiede gli stessi sentimenti e le stesse ragioni di qualsiasi altro rapporto madre-figlia. In La Figlia Maschio racconto di una interruzione di gravidanza di una delle protagoniste, di un medico obiettore di coscienza che in passato ha procurato aborti clandestini, di un tipo di bene materno che a volte salva e a volte condanna.

La storia che descrive si svolge in Cina. È inevitabile far riferimento alle contraddizioni di un paese in grande espansione economica, ma con profonde diseguaglianze sociali e dove i diritti umani non sono totalmente garantiti. Se pensiamo alla legge del figlio unico, recentemente abolita dopo oltre un trentennio, si capisce come certe pratiche illecite siano incentivate da una politica di repressione. Quanto queste esperienze incidono nella biografia delle protagoniste femminili del suo romanzo?

Na, una delle voci narranti de La Figlia Maschio, è una donna cinese vittima della regola che ha voluto piegare il molteplice all’unicità per un dettato in apparenza risolutivo, cioè arginare l’incremento demografico. La risposta è stata drammatica, le conseguenze ormai sono tristemente note. Le famiglie se dovevano avere un solo figlio lo volevano avere maschio, da qui abbandoni delle neonate, aborti selettivi, infanticidi, mancate iscrizioni all’anagrafe, assenza di identità. Nel leggere le statistiche sulla popolazione complessiva che ricavano i numeri delle donne mancanti si prova una disperazione simile a quella di fronte ad altri stermini istituzionalizzati. Per quanto mi riguarda, la riflessione non si è riferita solo ai fatti drammatici accaduti in Cina, ma anche alle altre perversioni e alle stragi che prendono il via da un sistema dittatoriale e da un controllo sociale repressivo.

Nel romanzo Na viene comprata e questo dato di fatto apre alla riflessione sui fenomeni delle bambine fantasma e del turismo sessuale. È dunque una storia di libertà negata?

In questo romanzo i vari tipi di schiavitù sessuale si incarnano nel gesto dell’imprenditore criminale di soddisfare uno sfizio, una semplice voglia; acquista il gioco che crede gli darà solo piacere. Corrompe funzionari per il trasferimento in Italia del passatempo di carne, rende complici subalterni, compra la giovane donna senza identità e ne fa quello che desidera. Tuttavia non ha valutato la possibilità di riscatto della preda che userà tutto quello che ha a disposizione, dal lecito all’illecito, per sfuggire all’ennesima identità che le viene assegnata senza il suo consenso, quella della vittima.

Come si riscattano i protagonisti dalle proprie ambivalenze?

La Figlia Maschio tratta temi solo in apparenza antitetici: la schiavitù sessuale e il matrimonio bianco; identità assenti e multiple; la vita da preda e la sua rivoluzione; i dogmi ideologici e la fallibilità delle certezze; paternità rifiutata e incesto; il bene materno di salvezza e indebolimento; l’estraniamento e l’appartenenza; l’amore carnale e la tregua per i disamorati. Un personaggio del romanzo che mi è caro è Felicita, la moglie dell’imprenditore criminale. Conduce fino a un certo punto una vita sbagliata, ma poi apre finalmente gli occhi su di sé e sul mondo circostante: in età ormai avanzata, con armi di autoironia e di feroce denuncia del suo irrisolto, conquista una delle redenzioni che più mi piacciono, quella della dignità. Rinuncia al suo consueto niente apparecchiato da tutto, e cambia.