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UN NUOVO CASO PER L'ALLIGATORE: Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane

Autore: Massimo Maugeri
Testata: Letteratitudine
Data: 27 settembre 2017
URL: http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2017/09/26/un-nuovo-caso-per-lalligatore/

Il nuovo appuntamento del forum di Letteratitudine intitolato “LETTERATURA E MUSICA" è dedicato alla segnalazione del nuovo romanzo della serie dell'Alligatore: “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane” di Massimo Carlotto (Edizioni E/O). Un romanzo che - come si evince dal titolo - è fortemente legato al blues: musica molto amata da Marco Buratti (alias l'Alligatore) e dallo stesso Massimo Carlotto (che sarà prossimo ospite del programma radiofonico "Letteratitudine in Fm" per discutere di questo nuovo volume della saga).

Pubblichiamo le prime pagine del libro e segnaliamo la playlist Le signore del Blues amate dall'Alligatore (che "sancisce" il legame musicale di questo romanzo con interpretazioni e performance eseguite da, appunto, "signore del blues") e il tour di Carlotto che parte il 26 settembre.

prime pagine di “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane” di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

UNO

L’informatore sembrava un ex poliziotto. La divisa do - veva averla chiusa nell’armadio con la naftalina già da qualche anno, eppure la piega dei pantaloni e la riga, che divideva ordinatamente i radi capelli biondi, suggerivano che fosse stato uno sbirro di basso rango. Non avevo a disposizione altri elementi ma il fiuto e l’esperienza mi fornivano la certezza necessaria. Sulla guancia destra aveva una piccola mac - chia scura e spessa quanto una moneta da cinque centesimi. Il fegato non era più quello di un tempo. E nemmeno il resto. Quando parlava di soldi lo sguardo si illuminava. Piccoli lampi che indicavano il bisogno di trasgredire alla routine di ri spar - mio imposta dalla pensione. Aveva detto di chiamarsi Hermann e a tratti si passava l’indice sinistro sulle labbra, quasi volesse assicurarsi che fossero pulite. «È sicuro?» domandai, mostrandogli ancora una volta il primo piano dell’uomo che stavamo cercando. Fece un cenno deciso con la testa. Mi convinsi che diceva la verità e gli allungai la busta con l’equivalente di mille euro in franchi svizzeri. Non chiese che uso avremmo fatto dell’informazione. La risposta poteva avere un effetto controproducente sul desiderio di spendere quelle banconote. I rigurgiti di co - scien za vanno sempre trattati con cautela. E comunque avrei evitato accuratamente di dirgli la verità. Ero pronto a raccontargli che dovevamo comunicare a quel tizio la straordinaria notizia che era diventato milionario. Uno zio emigrato in Brasile lo aveva nominato unico erede della sua fortuna. Nei locali e nel giro della mala bernese avevamo fatto circolare la voce che cercavamo una persona. La foto, ricavata da una leziosa rivista per gourmet danarosi, mostrava un quarantacinquenne bello, affascinante, con uno sguardo disincantato e malizioso da vincente che noi volevamo spegnere per sempre. Per quanto possibile eravamo stati discreti. Berna è la città più adatta a farsi notare se si ha intenzione di commettere un omicidio. Alla fine la voce era arrivata alle orecchie del buon Hermann, che a quanto pa reva conosceva l’indirizzo giusto. Si era presentato in un locale vecchio quanto la proprietaria e che avrebbe chiuso i battenti quando se ne sarebbe andata. La clientela non era molto più giovane. A noi piaceva perché era sospeso nel tempo, i bicchieri sapevano vagamente di sa pone di Marsiglia e ogni sera, per tre ore buone, una coppia di irlandesi, Mairéad e Killian, suonava la chitarra e cantava vec chi brani. Folk, un po’ di jazz, qualche blues. Lei aveva una voce molto bianca alla Bonnie Raitt. Il suo uomo, tra le note, teneva a bada la rabbia antica delle contee del Nord. Il vero motivo che ci teneva legati a quel posto era il loro amore. Stavano insieme da tanti anni e sapevano ancora guardarsi negli occhi, ridere e baciarsi. Invidiavamo quelle labbra che si cercavano. Non era - no più giovani, i volti segnati da una vita trascorsa suonando per locali, ma erano veri. Avevamo un tavolo tutto nostro, bicchieri di calvados, grappa e vodka. Ascoltavamo in silenzio, brin dando am mirati e persino commossi a quell’amore che avevamo cercato, a volte trovato e poi irrimediabilmente perduto, ma al quale i nostri cuori fuorilegge non erano ancora pronti a rinunciare. Hermann, l’informatore, mi passò il foglietto con l’indiriz - zo. Era scritto a macchina, il martelletto della “s” era consuma - to e il carattere si leggeva appena. Il nostro uomo abitava nel quinto distretto, dalle parti dello stadio Spitalacker. «Che altro può dirmi, Hermann?». «Una villetta. Vive con una donna» rispose in un inglese stentato. A quelle parole gli ultimi dubbi che potevo ancora nutrire svanirono. «L’ultima volta che li ha visti?». «Lui l’altro giorno. Lei prima». Tesi la mano. Hermann, imbarazzato, esitò prima di stringerla. Era fredda, come quell’inverno arrivato all’improvviso. Se ne andò con la testa incassata, evitando di guardarsi troppo attorno. Precauzioni inutili. Nessuno si sa rebbe mai ricordato di quell’ometto insignificante nel regno dell’amore dei due ir - landesi. Tornai alla mia sedia e al mio bicchiere. «Magari è proprio Giorgio Pellegrini». Il vecchio Rossini alzò le spalle. «Magari. Così ci togliamo il pensiero». Spostai lo sguardo. Max la Memoria stava controllando sul tablet le ultime notizie.