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La figlia maschio

Autore: Pasquale Schiavone
Testata: Facebook
Data: 29 settembre 2017

QUESTO LIBRO È PER CHI AMA LEGGERE A VOCE ALTA, PER CHI VORREBBE BALLARE UN VALZER ALLA GRAND CENTRAL STATION, PER CHI NON PORTA MAI L'OROLOGIO E SBIRCIA L’ORA DOVE CAPITA, E PER CHI VORREBBE LASCIARE ANDARE TUTTE LE DOMANDE SULL' ACQUA, COME SI LASCIANO ANDARE LE ILLUSIONI.

Ci sono storie che ti scavano dentro poco alla volta, altre che ti bucano immediatamente e LA FIGLIA MASCHIO fa parte di questa seconda categoria. Bello in modo crudele. Le parole non lasciano scampo, feriscono in modo quasi sadico, e nonostante tutto, nonostante il dramma indicibile che si cela nel titolo, questo romanzo ha la forza di una poesia; è come un canto che andrebbe tramandato, una preghiera da recitare, una condanna da incidere nella pietra.

Una ricerca stilistica mai banale e un linguaggio capace di andare dritto al punto senza fronzoli o inutili giri di parole hanno reso un romanzo già forte di per sé, un'esplosione di contrasti. Non c'è mai un solo lato della medaglia. Non c'è mai una sola strada da percorrere.

Al lettore il gusto di scoprire se sarà così, sfidandolo a soppesare parole e pagine per non cedere alla curiosità di arrivare troppo in fretta alla fine e svelare il mistero, se esso c’è. Perchè, in fondo, ciò che rende LA FIGLIA MASCHIO un romanzo notevole è, ancora una volta la perfetta combinazione dei suoi elementi: l’uso sapiente della parola , il racconto per frammenti, le ambiguità, la grandiosità di tutto ciò che resta sotto la superficie, solo intuibile, di quel che viene direttamente svelato, e che ancora una volta avvicina la narrazione al genere short story; la riflessione su famiglia ed affetti priva di retorica, la tensione che attraversa le pagine, i sentimenti contrastanti che ne emergono, il sorriso che si lega alla malinconia, la leggerezza alla solitudine. Storia delle complessità di un matrimonio e dell’essere adulti, ma è anche – e soprattutto – racconto della perdita dell’innocenza, di quell’età in bilico tra infanzia ed adolescenza bellissima e crudele, dove il mondo degli adulti sembra impossibile da decifrare e i fantasmi che creiamo non saranno facili da dimenticare. È ricerca di un equilibrio, di verità e sicurezza. Di perdite mai del tutto superate, di dolore, di fragilità. È finzione letteraria, personaggi e sentimenti portati all’estremo, ma capaci di raccontare più efficacemente di molti altri e con maggior onestà le complessità delle relazioni umane.

Il romanzo, scritto con una prosa fantastica, è una lenta discesa agli inferi con tanto di catarsi finale da parte dell'autore stesso. Inizialmente sembra la storia di un uomo che poteva avere tutto e che ha invece deciso di inseguire la propria rovina, ma MARINO era, è, e sarà, un trascinatore: lui non potrà mai cadere senza far precipitare tutti quelli che gli stanno intorno. Ha il carisma del diavolo, la forza di mille uomini, l'effetto di una droga.

Quattro punti di vista e i loro linguaggi particolarmente convincenti ci portano nelle tempeste degli amori, nei tradimenti, negli stermini aiutati dai dogmi ideologici, nei cambiamenti inattesi, negli imprevisti di ogni esistenza. Un costrutto sociale romanzesco accativante; una sorta di affresco impressionista moderno che si svela come una fitta rete di pali di bambù e tanta biancheria colorata stesa al sole. Ogni colore è un'interpretazione del mondo visto "come in un granello di sabbia", narrato da uomini e donne che non sono eroine storiche ma soltanto persone reali.

L’autrice costruisce una storia che quattro diverse voci narranti mettono in scena: quattro capitoli, quattro nomi diversi, quattro punti di vista per raccontare ciò che è avvenuto nella vita dei protagonisti dopo un viaggio in Cina, alla fine degli anni Novanta, quando, al seguito del Presidente Pertini, Anna, una interprete di cinese, moglie di Sergio, convince a partecipare al viaggio anche Marino, un ricco e potente personaggio, esponente di una criminalità non ancora venuta allo scoperto, e sua moglie Felicita. Marino non vuole partire, ha i suoi loschi affari nella Capitale; e poi le vacanze sono fatte per riposare, non per fingere amicizia con quello smidollato di Sergio anche in Oriente. Marino accetta, ma a delle condizioni. Quella terra lontana è sorpresa per tutti: luogo in cui emergono gli attriti delle due coppie, il disinteresse, il cinismo, la solitudine e il bisogno di rivalsa. In Cina si riaprono le ferite, si formano nuove lacerazioni. I quattro raggiungono una città, Hangzohu, detta la Venezia cinese, ma i due uomini si allontanano e, in piena campagna, dove Marino progetta chissà quale avventura, in mezzo all’erba appare una giovane donna bellissima, flessuosa, coperta da capelli corvini, di cui l’uomo crede di essersi perso in modo devastante.

Na, LA FIGLIA MASCHIO, quella che sopravvive, è in un campo quando viene raggiunta dai due stranieri. Un uomo, Marino, le arriva alle spalle, la getta a terra, si stende su di lei. La bellezza della ragazza lo incita, lo blocca, lo sconvolge, lo ricatta. La vuole. In tutti i modi possibili, razionali e non. Questa giovane donna intrappolata nel corpo di una bambina gli manda in frantumi ogni convinzione, e ne aveva tante Marino, tutte ben salde, tutte collaudate, le migliori ovviamente. Marino vuole Na perché lei scappa, perché non è come tutte le altre donne che gli si offrono senza ritegno; Na risveglia in lui l'istinto della caccia, la smania predatoria, l'uomo che sua moglie ha seppellito con gli anni e la noia.

Farà in modo che la ragazza, che vive solo con un padre anziano, munita di falsi documenti, possa lasciare il suo paese e venire a Roma: lei non è stata registrata alla nascita, è priva di identità, è un oggetto di piacere che il violento ed arrogante Marino può comprare. All’insaputa di sua moglie, l’infelice e sofferente Felicita, la giovane Na verrà sistemata in una casa fuori Roma, guardata a vista da una governante, in attesa delle saltuarie visite del padrone. Anche Sergio, però, sarà complice di questa vicenda di larvata schiavitù, anzi l’uomo geloso del suo capo, si innamorerà della bella cinese, sempre più misteriosa, disponibile al sesso ma non certo ad un rapporto vero, al di fuori di questo.

Na diventa merce; Felicita e Anna le donne da zittire, da cancellare, da nascondere in quel convulso gioco di ruoli, di vittima e carnefice, di preda e cacciatore. Na, colei che nasconde antichi rifiuti, è ossessione e trofeo, simbolo di una carità che andrà portata a termine. Scopriremo che Felicita non è esattamente una donna risucchiata dall'ingombrante personalità del marito, che Sergio non era un amico poi così succube e che dietro alla giovane vestita solo di lunghi capelli neri, dietro a quella bellezza terribile e al contempo magnifica, si nasconde una donna cresciuta in cattività che vuole vendicarsi del tempo che le è stato strappato...

" Una vacanza in apparenza convenzionale cambia la vita di quattro persone. Al ritorno da un viaggio in Cina, Marino, un imprenditore criminale, tornerà con un bottino che per lui somiglia all’amore. Sua moglie Felicita non riuscirà più a restare nella noia e nelle menzogne, analizzerà con cinismo il suo matrimonio bianco e con la risorsa dell’autoironia sceglierà di dirsi quello che è diventata, quello che non vuole essere più. Sergio, un inetto e affascinante dipendente dell’imprenditore criminale, scoprirà di saper combattere per quello che riconosce come il suo ultimo amore di carne e mistero. Una ragazza cinese senza identità, che non è stata dichiarata al momento della nascita come circa venticinque milioni di neonate connazionali, sceglierà di non essere più vittima della politica del figlio unico e di molto altro: da martire diventerà predatrice e userà senza pudore il corpo, le culture, la determinazione e qualsiasi altra avventura per salvarsi la vita."