Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

L'Angelo del Male vendica moglie e amante a tempo di blues e sorseggiando calvados

Autore: Sergio Pent
Testata: La Stampa - Tuttolibri
Data: 30 settembre 2017

Sono ormai un piccolo esercito gli eroi - ma anche certi cialtronissimi antieroi - del noir italiano. È quasi superfluo ribadire, in tal senso, l'originalità di due dei personaggi più estremi, l'investigatore boderline Marco Buratti - l'Alligatore - e il diabolico - suona quasi come un complimento - Giorgio Pellegrini, splendide creature di Massimo Carlotto, decano e maestro davvero unico di un personalissimo hard boiled tricolore.

Osando là dove osano solo gli impavidi, Carlotto aveva già fatto astutamente incrociare le strade dei due primattori, e non potevano mancare le scintille che diventano una vera, catastrofica deflagrazione in questo velocissimo Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane, anche se Blues e velocità sembrano termini incompatibili e antitetici. Ma Carlotto sa il fatto suo, gioca d'esperienza e di conoscenza - letture, musica, universo della malavita - e riesce a imprimere fin da subito un ritmo forsennato alla nuova, trucida storia, stemperando il tutto con le voci possenti o flautate di quelle che - in appendice - vengono giustamente indicate come «le Signore del Blues». Quello ascoltato in pieno relax, tra un'azione azzardata e una sparatoria, dal solito Buratti, accompagnato come sempre dal vecchio gangster Beniamino Rossini e dall'ipercalorico Max la Memoria.

Blues, calvados, vini d'annata e ricette sopraffine: questo è il contorno, a suo modo rassicurante, rilassato, in grado di mettere psicologicamente a suo agio il lettore in un salotto ben conosciuto, magari non proprio ben frequentato. Ma se il contorno è confortevole, lo sono assai meno le dinamiche da infarto che vedono agire - a distanza, ma fiutandosi come cani rabbiosi - Buratti e Pellegrini, che da Padova si ritrovano a duellare tra Vienna e Monaco, con tutte le armi a disposizione, dai più biechi sotterfugi ai tradimenti eclatanti alle manovre congiunte - da entrambe le parti - con malavitosi della peggior specie ma anche con poliziotti poco raccomandabili.

Si parte in quarta e si frena appena prima dell'abisso, perché il capitolo finale ci fa presagire ulteriori sviluppi di quella che ormai sta diventando la saga congiunta del Male, considerando che anche Buratti ne utilizza belle manciate per ogni suo discutibile fin di bene. E la trama? Ci limitiamo a quel tanto da incuriosire i lettori, anche se i fedelissimi di Carlotto sanno di andare sul sicuro; ed ecco, quindi, l'angelo del male Giorgio Pellegrini a Monaco, in combutta con l'altrettanto malefica e affascinante Angela Marino, funzionaria di polizia che cerca con ogni mezzo di incastrare Buratti e soci, che a loro volta sono sulle tracce di Pellegrini, tracce ben visibili a Berna, dove il bel Giorgio ha trucidato l'ennesima donna che ha avuto la sventura di incrociare la sua strada. A Pellegrini sono state perl massacrate moglie e amante - Martina e Gemma, anch'esse già conosciute e ora uscite tragicamente di scena - e la ricerca della vendetta risulta quindi un pericoloso gioco incrociato. Un gioco che vede Buratti fingere un accordo con la spietata narcotrafficanete Paz Anay Vega, che a sua volta ha torturato e ucciso le donne di Pellegrini per vendicare la morte del suo uomo...

Detto così sembrerebbe un tuffo nel caos, o nel melodramma. Ma nei romanzi di Carlotto tutto quadra, tutto si evolve e trova le giuste - spesso inaspettate - diramazioni, in un crescendo di colpi di scena da manuale inframmezzati da dialoghi in bianco e nero, nel senso delle vecchie pellicole noir americane del dopoguerra. Blues, cuori fuorilegge, vendette e inganni. E le vecchie puttane? Ne spicca una sola, e neanche tanto vecchia, ma ne vale la pena: Edith, che tra paure e rimpianti ha trafitto il cuore di roccia dell'Alligatore, leggere per credere. Da qualche parte lassù mister Raymond Chandler sta sicuramente applaudendo.