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Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane [Recensione]

Autore: Erika Pucci
Testata: Versilia Today
Data: 15 ottobre 2017
URL: https://www.versiliatoday.it/2017/10/15/blues-cuori-fuorilegge-vecchie-puttane-recensione/

La fortunata serie de “L’alligatore” di Massimo Carlotto è tornata in libreria con il volume “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane” edito da Edizioni E/O. Protagonista Marco Buratti e i suoi compagni di investigazioni, Rossini e Max La Memoria. La vicenda prende avvio a Padova dal duplice omicidio della moglie e amante di Pellegrini (personaggio che da “Arrivederci, amore ciao” caratterizza spesso l’antagonismo con Buratti). Da questo fatto di cronaca su cui Buratti e compagni indagano fuori dai contesti istituzionali su richiesta del commissario Campagna, la trama assume un sapore europeo, spostandosi a Vienna e intrecciandosi tra traffici di coca, prostitute sotto la spinta investigativa di un’alta e arrivista funzionaria del ministero.

Ancora una volta il Bene e il Male si fronteggiano con tratti sempre più difficili da distinguere. Il titolo riassume in sé tutte le caratteristiche del testo che conferma Carlotto indiscusso maestro del noir italiano, capace di spingersi oltre le vette da lui già raggiunte nei precedenti lavori.

Nel titolo ci sono infatti i cuori fuorilegge, ossia gli uomini che portano a compimento un senso di giustizia fuori dai canoni regolari, e le vecchie puttane, in cui aleggiano le memorie delle puttane tristi di Marquez, fanno da contrappunto in una trama perfetta. Il romanzo è apprezzabile e ben riuscito sia nell’approfondimento psicologico e evolutivo dei personaggi sia negli intrecci che si dipanano con precisione, coinvolgendo il lettore in una lettura mozzafiato.

“Gli sbirri hanno la presunzione di essere bravi come i malavitosi più navigati, quando si mettono in testa di agire illegalmente. E la dottoressa non faceva eccezione. Non aveva ancora capito che non basta conoscere il nemico per copiargli metodi e comportamenti. Non è solo il modo di pensare a essere completamente differente, ma quell’intreccio di istinti e pulsioni che spingono una persona a scegliere il crimine”.

Se da un lato con Buratti e Pellegrini Carlotto ripercorre, attraverso la narrativa, lo stato insoluto dei tardi anni di piombo soprattutto nel nord est italiano, dall’altro tratteggia con efficacia e maestria tutte le ferite della nostra democrazia all’interno del fragile equilibrio europeo

“Poni troppe domande complicate e io non so risponderti, ma il modo in cui lo fai è delizioso”

Inoltre l’innamoramento di Buratti per Edith, puttana quarantenne condannata a vita alla professione schiavizzante, ha un ruolo centrale: oltre a stimolare la curiosità nel lettore per la vicenda umana e professionale messa in gioco, è in questa dinamica che il romanzo sfiora veramente le note di un blues, efficace, drammatico, amaro e penetrante come spesso è l’esistenza. Ciò è dovuto anche per il particolare innamoramento di Buratti: un amore intimo, profondo, oltre le sensazioni epidermiche e la passione, un amore autentico che trova nella libertà altrui il più alto grado di espressione.

Ciò che pervade il romanzo è quindi una profonda e autentica umanità nell’infinita tensione tra dignità e senso di giustizia e comprensione dell’altro.

Dal punto di vista stilistico grande pregnanza ha l’alternanza degli io narratori: Pellegrini e Buratti ci arrivano sulla pelle e nell’anima, sia attraverso le loro azioni ma anche e soprattutto con le loro parole. I passaggi alternati dei due personaggi principali aprono uno spiraglio fondamentale sugli abissi che caratterizzano le loro storie.

Da questo blues Carlotto non smette di mettere in guardia lettori e lettrici da ciò che ci circonda: la realtà è spesso molto più molteplice di quanto sembri e dietro le apparenze scorrono traffici e sentimenti che, in una democrazia dilaniata, sfuggono anche agli occhi più attenti.

Le canzoni del blues, interpretati da sole donne, sono più di una musica diegetica: sono la partitura emozionale in cui l’autore affida alle note e alle voci la parte più intima e ineffabile di ciò che vivono i personaggi. Al riguardo è consigliabile la lettura inframezzare la lettura con l’ascolto dei brani citati, raccolti con grande accuratezza sulla pagine dell’editore in una play list spotify.

“Il loro blues era in grado di rendere sopportabile il desiderio di innamorarmi”