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Quell'Alligatore di Massimo Carlotto

Autore: Valerio Calzolaio
Testata: Mangialibri
Data: 19 ottobre 2017
URL: http://www.mangialibri.com/speciali/quell%E2%80%99alligatore-di-massimo-carlotto

Se digitate “Alligatore” su Google vi parlano del simpatico animaletto della famiglia dei rettili, se andate oltre sul web trovate un investigatore e un cocktail, due oggetti interessanti da gustare e legati fra di loro. Confermiamo: l’Alligatore è uno straordinario personaggio letterario di Massimo Carlotto e un creativo barista sardo ha tratto un delizioso intruglio dai gusti alcolici narrati.

Ex studente, ex voce rock e blues (cantante con rubboard degli Old Red Alligators), ex galeotto, investigatore senza licenza e senza numero fisso per soldi e per bisogno di giustizia, esperto “irregolare” in casi ai limiti della legalità con l’unico personale vincolo di non uccidere, senza tatuaggi, con orecchini, gran fumatore, gran bevitore di calvados spesso mescolato (con tre parti di drambuie, molto ghiaccio e una fettina di mela verde), Marco Buratti - l’Alligatore - vive nel nord est, ama il caffè dolcissimo, veste elegante, ha a lungo girato con una mitica vecchia Skoda, incontra donne di cui s’innamora perdutamente. Il carcere è una costante dei suoi pensieri e dei suoi casi: anche Buratti vi ha trascorso 7 anni, ingiustamente, per partecipazione a banda armata, poi è stato graziato. E in carcere imparò il mestiere: durante la detenzione ricoprì spesso il ruolo di mediatore e di pacificatore tra le fazioni della malavita organizzata. Per le indagini ha due cari amici: Beniamino Rossini, un ormai ultrasessantenne (conosciuto nel carcere di Pianosa) della malavita vera che lo aiuta tra un contrabbando e l’altro, tra una rapina e l’altra, sapendo uccidere, possente, baffuto, romantico, curato, abbronzato; Max la Memoria, autore di un perfetto archivio di controinformazione, lento e acuto, inizialmente latitante e bloccato al computer, poi libero dopo un anno di “volontaria” galera, militante no global, un tempo sposato con la seducente Marielita.

Otto romanzi firmati Massimo Carlotto (qui la nostra intervista) hanno come protagonista seriale l’Alligatore e i suoi pard, distinti in due stagioni:

1995-2002

La verità dell’alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessì e menzione speciale della giuria dello Scerbanenco), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco);

2015-2017

La banda degli amanti, Per tutto l’oro del mondo, Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (finora l’ultimo).

La prima avventura (1995) tratta di borghesia di provincia drogata e corrotta (una pista anche per risolvere davvero il “suo” caso), la seconda (1997) di spionaggio criminale sardo, la terza (1999) dell’epilogo della Mafia del Brenta, la quarta (2000) del traffico di cocaina colombiana, la quinta (2002) di piaceri e dispiaceri sadomaso. Grande è stato il successo internazionale (soprattutto Inghilterra e Usa), tanti i fedeli appassionati in Italia (con bar e blog intitolati). Poi una lunga pausa per l’Alligatore, un’avventura a fumetti (Dimmi che non vuoi morire, disegnata da Igort, ambientata a Cagliari, una canzone per titolo), ora il rilancio. Il decennio di mezzo, intenso e terribile per tutti (soprattutto per Beniamino) è riassunto come incipit del sesto romanzo.

Ormai c’è stata una svolta: i personaggi stanno invecchiando e guardano al mondo e alla vita in un altro modo, sono “sopravvissuti” e ora vogliono quasi solo restare dignitosi, soprattutto sul piano delle relazioni. Compiono indagini casuali, ricerche di innamorati scomparsi, affettuose verifiche su rapine insolute ed efferati delitti (di cui vi è traccia e spunto nelle cronache nere) e incrociano l’epopea del genio del crimine Giorgio Pellegrini (protagonista di una miniserie, 2001 e 2011): la sesta (febbraio 2015) e la settima (ottobre 2015) a Padova, l’ottava (non conclusiva) in giro per la Mitteleuropa, anche se in Veneto molti vogliono tornare. Il prevalente contesto dei romanzi dell’Alligatore è dunque il padovano (con l’eccezione del secondo e dell’ultimo). Hanno una rara straordinaria colonna sonora blues (ormai è divenuta obbligatoria la playlist finale). Il delicato complicato gusto per il cibo, piatti e vini, fa fugaci crescenti apparizioni. Finiscono quasi sempre con il primo approccio alla storia successiva.