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Bellissimo, intervista a Massimo Cuomo

Testata: Personal Book Shopper
Data: 20 ottobre 2017
URL: http://www.lepersonalbookshopper.it/2017/10/12/bellissimo-intervista-a-massimo-cuomo/

Abbiamo letto un romanzo che credevamo non sarebbe stato uno dei nostri preferiti, perché non siamo delle appassionate di letteratura sudamericana − e questo romanzo che ti consigliamo ne ha molti tratti −, invece Bellissimo di Massimo Cuomo (E/O edizioni, collana Dal mondo, 264 pagine) ci ha stregate!

Piace anche a te se ti riconosci in questo identikit:

Genere: maschio o femmina

Età: dai 16 anni in su

Carattere e stato d’animo: sei un sognatore. Vivi la vita con pienezza e in questo periodo hai voglia di emozionarti… ma senza troppe smancerie!

Libri piaciuti: L’amica geniale di Elena Ferrante, La casa degli spiriti di Isabel Allende, Il matrimonio degli opposti di Alice Hoffmann

Abbiamo intervistato l’autore, ascolta cosa ci racconta attivando il player:

Se invece preferisci leggere che ascoltare, qui sotto trovi la trascrizione:

D: Raccontaci come mai il titolo di questo libro è Bellissimo.

R: Naturalmente non lo è per dare un aggettivo a questo romanzo, non spetterebbe a me. Lo è perché bellissimo è il protagonista di questa storia, si chiama Miguel e il romanzo si apre proprio nel giorno della sua nascita. Nasce sotto agli occhi del fratello Santiago che ha cinque anni più di lui, nell’ospedale di Mèrida nello Yucatàn in Messico, nella metà degli anni settanta. La bellezza eccezionale di Miguel è evidente da subito a tutti, a Santiago per primo che lo osserva intuendo che quella bellezza cambierà tutto nella sua vita, ed è bellissimo agli occhi dei genitori, dei passanti che davanti al vetro dell’ospedale si fermano incantati ad osservarlo. È una bellezza che crescerà, perché questa storia si sviluppa nell’arco di vent’anni ed è sostanzialmente una saga familiare ma soprattutto la storia del rapporto tra due fratelli, condizionato costantemente dalla bellezza eccezionale di Miguel.

D: I tuoi lettori mai si sarebbero aspettati un libro ambientato in Messico, perché il precedente era ambientato se non sbaglio in Friuli ed era un libro abbastanza ironico. Questo cambia completamente setting e anche spirito: è un libro sentimentale, passionale, vitale. Come mai questi cambiamenti?

R: Il mio romanzo precendente era ambientato sul confine tra il Friuli e il Veneto, che poi è il posto in cui vivo, ed è stata una bella esperienza di scrittura proprio perché mi ha permesso di raccontare i luoghi che osservo aprendo la finestra di casa, che era un desiderio che avevo. Poi è venuta invece la necessità e anche la voglia di provare a raccontare un posto molto lontano da me (a me piacciono le sfide e questa era una sfida interessante), che ho visto durante un viaggio molto intenso fatto una decina d’anni fa, e che soprattutto mi sembrava il luogo giusto per fare da sfondo al racconto di questa bellezza. Una bellezza che, come ho detto, è eccezionale, ma che in certi passaggi del romanzo assume aspetti quasi mistici, e quindi mi occorreva uno scenario in cui potesse comunque restare credibile. Da cui il Messico, luogo che mi è stato utile anche per allontanare un po’ questa storia da me, visto che è intima e personale: spostarla un po’ più in là, far prendere un aereo ai miei personaggi mi è sembrato un buon modo per poterla raccontare con la giusta distanza.

D: Anche la scrittura è frutto di una ricerca. Hai tentato di adattare la lingua al racconto che hai scelto di fare. Come sei riuscito a ottenere un linguaggio che in qualche modo richiama gli scrittori sudamericani?

R: È venuto molto naturale. Probabilmente perché cercavo un certo tipo di atmosfere: avevo capito che questa storia andava raccontata così, con certe parole, con un certo stile. L’uso di alcune frasi o parole in spagnolo è orientato a portare il lettore “lì”. Questa è una cosa che ho fatto anche con il mio romanzo precedente: scegliere di descrivere molto precisamente certi posti in modo da permettere ai lettori di vedere esattamente dove si svolge la scena e in un certo senso di trovarcisi dentro. E poi ho lavorato molto sullo stile: voglio far diventare i miei romanzi progressivamente più letterari perché ho fatto un percorso e mi piace che un lettore forte riconosca nei miei libri una qualità stilistica cui dunque aspiro e per la quale lavoro dedicando moltissimo tempo alla forma.

D: Leggendo sembra che ti riesca assolutamente naturale, come naturale ti viene parlare d’amore, anche d’amore carnale. Come ha i fatto a mettere sullka carta delle cose così fisiche?

R: In realtà è stato uno sforzo importante, ma penso sia giusto che il lettore non veda quello che c’è dietro ma senta soltanto il sapore di quello che tu gli proponi. Come si fa? Con questo romanzo ho scoperto il potere della musica: mi sono messo in cuffia delle musiche del centro e sud America, ma non solo. Attraverso un viaggio musicale ho esplorato tutto il mondo cercando l’intensità che mi serviva e di cui sentivo di aver bisogno per questo racconto. E poi si tratta anche di lasciarsi un po’ andare. Mentre scrivevo avevo la sensazione di suonare anch’io, sulla tastiera come un pianista, e che quindi stessi producendo una specie di musica. La speranza è che alla fine quella melodia la riesca a sentire anche il lettore.

D: Stai scrivendo? Quanto ci vorrà per un nuovo romanzo?

R: Ci sono voluti sempre tre anni tra un libro e l’altro: mi occorre circa un anno per capire qual è la prossima strada da prendere, poi un anno e mezzo per scrivere la storia e infine i sei mesi che normalmente occorrono per la pubblicazione. È passato un anno da quando ho consegnato Bellissimo al mio editore, perciò è arrivato il momento di cominciare a scrivere qualcosa di nuovo, per provare tra due anni a tornare in libreria. Io non mi metto fretta perché ho capito che la cosa che mi interessa di più è fare qualcosa di bello. L’ho capito soprattutto grazie al confronto con i lettori: guardarli negli occhi, incontrarli alle presentazioni, rispondere alle mail che mi scrivono ha aumentato moltissimo il senso di responsabilità che sento verso la scrittura e allora preferisco prendermi il mio tempo anche nella riflessione sulla prossima storia da raccontare.