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"Vi racconto i miei 25 anni con il fenomeno Elena Ferrante"

Autore: Pier Luigi Razzano
Testata: La Repubblica Napoli
Data: 29 ottobre 2017

La febbre è mondiale, sempre più inarrestabile. Per “L’amica geniale” le cifre di vendita sono da capogiro. Dieci milioni di copie vendute tra Italia, Usa, nord Europa e negli altri quaranta paesi dove Elena Ferrante ha stregato i lettori. Intanto, aspettando la serie tv ancora in lavorazione un megaprogetto Hbo e Rai diretto da Saverio Costanzo – in libreria arriva il pregiato volume rilegato in pelle che raccoglie l’intera tetralogia di Lila e Lenù. Proprio in occasione dell’uscita del lussuoso cofanetto, Sandra Ozzola, l’altra metà delle edizioni E/O con suo marito Sandro Ferri, di solito schivi, quasi irrangiugibili come la scrittrice misteriosa, ne svela il segreto del successo, ricorda quando venticinque anni fa arrivò in casa editrice il primo romanzo, “L’amore molesto”.

Signora Ozzola, questa edizione de “L’amica geniale” legittima la Ferrante come classico?

«Senz’altro, ma sia io sia l’autrice tenevamo molto a questo volume perchè così si riesce a cogliere che è un unico romanzo. Radunati i quattro volumi, si comprende quanto sia un’unica grande storia».

Sono venticinque anni dall’uscita de “L’amore molesto”, primo romanzo della Ferrante, pubblicato nel 1992. Quale fu la vostra reazione di fronte all’energia del testo e al personaggio di Delia?

«Ho dei ricordi chiari della prima lettura. Mi emozionai nel riconoscere una scrittura e una scrittrice di una forza e potenza che davvero non mi aspettavo. Prima di allora avevamo pubblicato quasi sempre autori stranieri. “L’amore molesto” è stato uno dei nostri primissimi romanzi italiani, e mi è sembrato straordinario, molto originale per la letteratura italiana».

Ferrante non ha mai voluto mostrarsi in pubblico e ve lo comunicò subito: quale fu la vostra reazione?

«Quella scelta non ci ha minimamente scossi, né stupiti. Fino a quel momento avevamo lavorato con autori dell’Europa orientale, sempre molto discreti, non troppo disponibili a presenziare a premi e dibattiti. Abbiamo pensato che era diritto della scrittrice farlo, una sua scelta libera, l’abbiamo accettata tranquillamente».

Quando avete ricevuto il primo volume de “L’amica geniale”, nel 2011, cosa vi stupì?

«Ci aveva annunciato che voleva scrivere un libro su un matrimonio napoletano, spiegandoci che si raccontava di una festa di matrimonio, e aggiungendo che sarebbe stata anche la storia di un’amicizia tra due ragazze. Poi il racconto piano piano si è ingigantito».

Sapevate già di avere tra le mani una saga famigliare, una grande storia italiana, non solo napoletana, che attraversava il Novecento?

«Beh, ci aspettavamo una storia unica, un volume unico, come i precedenti. Poi, quando lo abbiamo letto, è stata un’altra grandissima emozione. Avevo sempre ritenuto che la Ferrante fosse una grande scrittrice, che meritasse il successo, però mi rendevo conto anche che fin lì i suoi libri erano difficili, spesso anche claustrofobici. Ma quando ho letto “L’amica geniale” mi è sembrato di essere ritornata ragazza, quando mi perdevo per giorni in un grande romanzo classico. Dopo la consegna del primo volume lei ci disse: “Ora come facciamo, le protagoniste hanno sedici anni, ma bisognerebbe arrivare ai sessant’anni”. Rispondemmo che l’avremmo pubblicato in più volumi.

“Ipnotico! Dopo il primo non riuscivo a smettere di leggere”, ha detto Hillary Clinton. “Ne sono stata letteralmente catturata”, il giudizio di Elizabeth Strout. Tanti sono i lettori esclusivi, tra cui Zadie Smith e Jonathan Franzen. Se nel 1992 vi avessero detto che la Ferrante sarebbe diventata la scrittrice italiana più celebre nel mondo, con dieci milioni di lettori, inserita nel 2016 dal “Time” tra le cento persone più influenti al mondo, cosa avreste pensato?

«È difficile rispondere. Mi aspettavo il successo di pubblico, perché davvero non ho mai avuto dubbi sul suo valore, e mi innervosivano certe reticenze di giornali e della critica che poi pian piano sono venute fuori, e solo a proposito dell’anonimato. Ma un successo di queste proporzioni, no: davvero non lo immaginavamo».

Perché l’“Amica geniale” piace così tanto?

«È un libro di grande qualità letteraria, che sa catturare l’attenzione con un elemento che arriva nel fondo dell’animo di ognuno. In Svezia “L’amica geniale”, in questi giorni, è in tutte le vetrine. Ha conquistato la Cina, il Brasile. Vuol dire che sta toccando corde comuni a tutti, che riguardano l’esperienza umana».

Quando avete avuto la consapevolezza che era iniziata la Ferrante Fever?

«Il successo, a dispetto di ciò che dicono alcuni, è cominciato in Italia. I lettori lo hanno amato e consigliato qui in Italia. Dopo è cominciato negli Stati Uniti. Lì c’è meno provincialismo, meno suscettibilità per il successo altrui. Quando poi abbiamo notato che era sempre primo in classifica in Norvegia, per esempio, abbiamo capito che quel romanzo parla davvero a tutti».

Anonimato e mistero: quanto hanno contribuito al successo?

«Francamente non lo so. Forse sui giornali se ne è parlato di più perché nel piccolo mondo di certa critica letteraria c’era molta curiosità su questo aspetto, ma ciò non ha assolutamente nulla a che vedere col modo in cui il libro è stato letto dai lettori. Non c’entra niente».

Come rispondete alle continue ricerche per scoprire la vera identità di Elena Ferrante e darle un volto? A chi ha incrociato i testi di Domenico Starnone, e a chi ha condotto una vera e propria indagine investigativa rintracciando i redditi della casa editrice con quelli della traduttrice Anita Raja?

«Che potrebbero spendere meglio il denaro pubblico».

E a chi parla di una grande e astuta mossa di marketing che sfrutta il mistero?

«Per anni la nostra strategia è stata costituita da segnalibri, locandine. È una semplificazione riduttiva che non merita attenzione».

A che punto è la lavorazione della fiction? Quanto, e in che modo, c’è il contributo della scrittrice alla sceneggiatura firmata da Francesco Piccolo e Laura Paolucci?

«Sulle fasi di lavorazione bisognerebbe chiedere a Costanzo e ai produttori. Seguo la serie perché sono il tramite della corrispondenza con Elena Ferrante e so quanto lei legge e rilegge – e capita molte volte, tra l’altro – le varie puntate, sia in italiano che in dialetto. E mi sembra che lei dia un bel contributo, senza per questo arrivare a scrivere in prima persona la sceneggiatura. Fin dal primo momento ha detto “ho scritto mille e settecento pagine, dovrebbero bastare”, però legge con grande attenzione ciò che le viene affidato».

Ma dica: Elena Ferrante è impegnata con una nuova opera? Quando uscirà?

«Scrive, scrive, continua a farlo. Mi sembra anche soddisfatta di quello che sta facendo ora, e mi auguro di avere presto, se non prestissimo, la gioia di leggere un suo nuovo libro».