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«L’età d’oro» di Joan London

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri
Data: 7 novembre 2017
URL: http://www.sololibri.net/L-eta-d-oro-Joan-London.html

Oggi che l’argomento vaccini sì, vaccini no torna imprevedibilmente sulle cronache a causa della riproposizione di malattie che sembravano totalmente debellate, come la poliomielite, ecco che “L’età d’oro”, il romanzo della libraia australiana Joan London, giunge quasi come un pugno nello stomaco a rievocare l’ultima drammatica epidemia della tristemente nota polio, prima che il vaccino sperimentato da Salk ponesse al riparo bambini ed adolescenti dal terribile virus.

Siamo a Perth, nella parte più occidentale e desertica dell’Australia, nei primi anni Cinquanta. Si chiama Golden Age l’ospedale dove sono ricoverati i piccoli e piccolissimi che hanno contratto la poliomielite, alcuni addirittura in reparti speciali detti “polmoni d’acciaio”, altri già in remissione dalla malattia, ma comunque impegnati in massaggi, fisioterapia; le piccole e scheletriche gambe steccate in tutori, cinghie, busti… Una tortura che i bambini subiscono confortati dal sorriso delle infermiere, soprattutto la caposala Olive Penny, florida ed accogliente. I genitori reagiscono in modi diversi alla disgrazia occorsa ai loro figli, e una sorta di ostracismo sociale li costringe a chiudersi e ad adottare diversi atteggiamenti. Protagonisti sono però due famiglie, i Gold, ebrei ungheresi sfuggiti all’Olocausto, genitori del tredicenne Frank, che dopo aver subìto lo strazio delle retate naziste nelle quali tutti i loro parenti erano stati uccisi, vittima della polio nella nuova terra, è ora solo, nella camerata dei più piccoli, con l’unico conforto della giovane Elsa, bionda coetanea, un viso d’angelo, della quale Frank si innamora perdutamente. Ma il ragazzo, figlio di Ida, una pianista celebre in patria, ha una vocazione poetica che lo spinge a scrivere versi, ispirati alla dolce Elsa, che gli consentono di sopravvivere alla depressione che lo insidia.

“L’età d’oro” è ricco di suggestioni, di ritratti di personaggi minori, le cui vicende si incastrano a formare un piccolo affresco sociale di una città australiana, Perth, provincia dell’impero britannico che viene visto dai cittadini come un faro a cui guardare con devozione: la visita della giovane Regina Elisabetta II, accompagnata dal duca di Edimburgo, spaventata dalla possibilità del contagio della terribile malattia, è una delle pagine più interessanti del libro di Joan London; molto ben ricostruita anche l’atmosfera che si respira nel contrasto tra gli ebrei immigrati dall’Europa, i Gold, raffinati e sofferenti per la nuova condizione di indigenza, e i Briggs, la famiglia di Elsa, numerosa, poco più che contadina la madre Margaret anche se il padre lavora in banca. Il finale racconta i personaggi della storia cinquanta anni dopo, a New York. Una storia insolita, tenerissima, che pur raccontando una situazione drammatica, lo fa con leggerezza, quasi a ricreare un’atmosfera poetica tipica dell’infanzia o della preadolescenza, nella quale il grande amore tra Jack e Elsa sembra davvero un miracolo che si oppone alla crudeltà di una malattia che devasta corpi innocenti.