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C'è del marcio in Normandia

Autore: Enrica Brocardo
Testata: Vanity Fair
Data: 15 novembre 2017

Depistare e stupire. Per lo scrittore Michel Bussi scompaginare le aspettative dei lettori con almeno un paio di sorprese finali è una sorta di marchio di fabbrica.

Anche l'ultimo dei suoi romanzi, Mai dimenticare (uscito in Francia e ora in arrivo anche in Italia), mantiene quel patto con il pubblico che lo ha reso uno degli scrittori di gialli più letti in Europa. Fin dalle prime pagine non tradisce le aspettative. Normandia, freddo cane. Una ragazza seminuda - il vestito che indossa è lacerato - si lancia nel vuoto dalla scogliera e atterra qualche decina di metri più in basso sulla spiaggia, morta strangolata. Avvolta attorno al collo, la sciarpa rossa che, pochi attimi prima, un uomo le aveva lanciato nel tentativo di salvarla. Cinque mesi dopo, non lontano da lì, un pezzo di scogliera frana portando alla luce i resti di tre uomini morti, in momenti diversi, nell'arco di una decina di anni.

E i cadaveri. perché lo sappiate, non finiscono qui.

L'uomo della sciarpa, quello che finisce poi per diventare il sospettato numero uno, si chiama Jamal ed è arabo. Nei suoi libri, politica e istanze sociali non vengono mai messe in primo piano. Qui invece aveva in mente le questioni dell'immigrazione e del terrorismo?

«Avevo bisogno di qualcuno che tutti potessero individuare come il colpevole perfetto, non era mia intenzione parlare di religione. Jamal è musulmano ed è disabile, gli manca una gamba, ma è anche un personaggio che suscita simpatia. Insomma, qualcuno può vedere in lui un omicida oppure un eroe, una persona di cui fidarsi».

Senza svelare nulla, possiamo dire che si parla anche di crimini contro le donne, dalla violenza sessuale al femminicidio. Quanto prende spunto dalla cronaca?

«Jamal ha una protesi in carbonio ed è uno sportivo: mentre scrivevo, in realtà, avevo in mente soprattutto la vicenda di Oscar Pistorius, accusato nel 2O13 di avere ucciso la fidanzata. Alla fine della prima stesura del mio libro, Pistorius non era già più un atleta famoso in tutto il mondo, era diventato un assassino».

Lei è nato in Normandia, dove tuttora trascorre gran parte dell'anno e dove ha ambientato molti dei suoi gialli. È importante per lei conoscere bene i luoghi dove si svolgono le sue storie?

«È come creare un personaggio sulla base di qualcuno che conosci: se hai familiarità con un posto è più facile essere precisi. Comunque non passo molto tempo a fare ricerche, mi limito a dare un'occhiata in giro, a "sentire l'odore" dei luoghi. Un approccio che chiamerei "impressionista"».

La gente del posto è felice della sua scelta?

«Finora non ho ancora incontrato nessuno che non lo fosse. In fondo, si sono guadagnati un po' di notorietà grazie ai romanzi. Giverny, dove avevo ambientato Ninfee nere (uscito in Italia nel 2016, ndr), era già una località turistica molto conosciuta (per via della casa di Claude Monet, ndr). ma adesso all'ufficio del turismo hanno anche una mappa con i luoghi del libro e mi dicono che sono in tanti a comprarla. E da qualche tempo parecchie persone decidono di pernottare all'Hotel La Sirène, proprio per via di Mai dimenticare».

Quell'albergo esiste davvero?

«Assolutamente. E alcuni chiedono espressamente di dormire nella stessa stanza di Jamal. Ma succede anche il contrario: persone che prenotano al Sirène per caso e che, quando scoprono che esiste un libro ambientato lì, decidono poi di leggerlo».

Ho cercato su Internet notizie sulla sua vita privata, se è sposato, se ha figli: niente.

«Non credo sia importante. Uno scrittore non è una rock star o una celebrity. Quando leggo un libro non mi interessa vedere che faccia ha chi lo ha scritto, non vado sul web a cercare notizie sulla sua vita privata. Non mi va che mettano la mia faccia sulla quarta di copertina o nei manifesti pubblicitari».

Ma immagino che i suoi lettori siano curiosi.

«In effetti, vogliono incontrarmi, fare i selfie. Dire di no è impossibile. All'inizio ci ho provato: "Firmo la copia, ma niente foto.". Poi mi sono dovuto arrendere, anche se continuo a trovarlo bizzarro e preferisco quando qualcuno ha voglia di parlare de libro piuttosto che di farmi una foto da mandare agli amici».

Tornando alla domanda di prima: posso chiederle se ha una famiglia, se è single?

«Nessun problema. Ho una moglie e tre figli maschi di 23, 21 e 9 anni».

Per molti anni i suoi libri non li voleva pubblicare nessuno. Dove ha trovato la forza di insistere?

«Una voce dentro ti dice: "In tantissimi vogliono diventare scrittori, perché proprio tu dovresti farcela?". Un'altra, invece, ti incoraggia: "Hai talento e il tuo libro diventerà un best seller". Il mio primo romanzo fu pubblicato da un piccolo editore, il successo è arrivato un po' alla volta. Il mio suggerimento è semplice: se ti chiudono le porte in faccia, prova a entrare dalla finestra, anche da una finestrella. Una volta che il libro esiste, se sei bravo vai avanti».

Il canale France 2 sta lavorando a una serie tratta da Maman a tort, non ancora uscito in Italia. È il suo primo adattamento da un suo romanzo, giusto?

«Sì, ma entro un paio di mesi cominceranno anche a lavorare a una versione Tv di Tempo assassino, una coproduzione Francia e Italia, e una terza serie verrà tratta da Un aereo senza di lei. Io, però, ho deciso di non collaborare a nessuna: all'inizio ho provato, ma c'erano troppe complicazioni. La Tv è un mondo molto difficile. Vedrò il risultato e sarà una sorpresa, forse positiva o forse no».

Un giorno potrebbe cambiare genere? Per esempio, che cosa sceglierebbe tra un romanzo d'amore, uno erotico o un horror?

«Una storia d'amore, non proprio erotica, anche se un po' di sesso potrebbe esserci. Ma quello che vorrei davvero provare è scrivere un romanzo per adolescenti. È un genere che mi piace molto, sono un appassionato del Signore degli anelli e amo la serie di Harry Potter. Ho già qualche idea, buona credo».

Perché, secondo lei, solo di rado i libri europei diventano bestseller sul mercato anglo-sassone, mentre noi siamo invasi dalla letteratura americana? Questione di marketing?

«Non solo. Quello americano è un pubblico difficile non solo per i libri ma anche per la musica, i film. E la ragione, secondo me, è che a loro quello che succede fuori dagli Stati Uniti interessa poco. Però ci sono delle eccezioni: Millennium, la trilogia di Stieg Larsson, è ambientata a Stoccolma ma è un grande successo anche oltreoceano. Perché? Probabilmente grazie agli adattamenti per il cinema».

Immaginiamo che Hollywood voglia trarre un film da un suo libro: quale romanzo funzionerebbe meglio e quale sarebbe il suo cast ideale?

«È facile: Ninfee nere. Che credo sia il migliore. Quanto ai personaggi, per Stéphanie vedrei perfetta Marion Cotillard, mentre Jean Dujardin sarebbe l'ideale per il ruolo dell'ispettore Laurenç Sérénac. Due attori francesi, entrambi premi Oscar, che non hanno mai recitato insieme finora. Sembra una buona idea, no?».