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Pizzeria kamimaze

Autore: Adria Bonanno
Testata: Reader for blind
Data: 21 novembre 2017
URL: https://www.readerforblind.com/single-post/2017/11/20/Pizzeria-kamimaze

Etgar Keret nasce a Ramat Gan il 20 agosto del 1967. Egli, autore di racconti e sceneggiature per graphic novel, film e serie tv, attualmente insegna all’Università Ben Gurion del Negev a Beer Sheva e alla Università di Tel Aviv. Keret ha ricevuto numerosi premi, tra cui il cavalierato dell'Ordre des Arts et des Lettres di Francia.

Pizzeria Kamikaze, raccolta di racconti uscita nel 2004 per edizioni E/O, è una delle opere più significative di Keret; il filo conduttore di queste storie è il conflitto arabo-israeliano che dall’inizio del Novecento abbraccia circa un secolo di tensioni politiche e ostilità. La disputa vede contrapposti Israele da una parte e gli Stati arabi circostanti dall’altra. L’origine della contesa riguarda la nascita del movimento sionista e la successiva creazione del moderno Stato di Israele nel territorio considerato invece dal movimento panarabo come appartenente, ormai da lungo tempo, ai palestinesi, ma che buona parte del popolo ebraico considera invece come sua patria storica.

Molti autori portarono questo conflitto su carta, scrivendo degli orrori che tutt’ora si consumano in Palestina, ma l’israeliano Keret, con il suo inconfondibile stile, ci propone in Pizzeria Kamikaze una versione umoristica della vicenda. Lo scrittore, volendo apparire in qualche modo super partes, condisce le sue storie con una buona dose di umorismo nero che strappa al lettore più di un amaro sorriso.

Il racconto più significativo della raccolta è Il centro vacanze di Kneller. Esso narra le vicende di Haim che, trovato lavoro nella Pizzeria Kamikaze, trascorre le serate in compagnia del suo nuovo amico Ari, si imbatte in un odioso Kurt Cobain e finisce per mettersi alla ricerca della sua ex ragazza, Desideria, finendo però per trovare Il Messia nella sua meravigliosa villa, in compagnia dei suoi numerosissimi amici. Sembrerebbe una storia normale (normale?) se non fosse che Haim si è suicidato due giorni prima di trovare lavoro nella Pizzeria Kamikaze. Ebbene, le vicende di questa storia si svolgono all’interno di una specie di limbo, un limbo esclusivo per le persone che hanno scelto la via del suicidio che, paradossalmente, corrisponde più o meno alla vita sulla terra: lavoro, serate con gli amici, spinelli fino a notte fonda e problemi di cuore sono più o meno le tipiche occupazioni che tengono impegnati i protagonisti. A un certo punto della storia Haim e Ari si ritrovano in un quartiere di arabi e, entrando in un pub, intrattengono una grottesca conversazione con il barista:

«Di un po’, Nasser, e tu come l’hai fatta finita?». Era evidente che Ari cercasse la rissa, perché se c’è una cosa che qui è proibito chiedere è come uno si è suicidato. Quel Nasser, però, era talmente scazzato che nemmeno Ari aveva qualche probabilità di litigare con lui. «Bum!» Nasser ha sorriso con stanchezza agitando un po’ la sua carcassa maciullata. «Che c’è? Non è ovvio?». «Però!» Ha detto Ari, «bum, eh! E quanti ne hai fatti fuori con te?». Nasser ha scosso la testa e si è versato un po’ di vodka. «E che ne so?». «Ma come?» si è stupito Ari, «non lo hai mai domandato a nessuno? Di sicuro sono arrivati altri kamikaze dopo di te». «Queste cose non si chiedono». Nasser ha tracannato la vodka in un colpo solo. «Dimmi dove e quando è successo» ha insistito Ari, «e se l’ho fatta finita dopo di te forse posso dirti io quanti...». «Lascia perdere» Nasser si è irrigidito per un istante, «a che serve?».

Da un semplice attacco d’asma alla creazione di un tubo che permette agli oggetti e alle persone di scomparire nel nulla, i racconti di Pizzeria Kamikaze sono come un asfissiante e continua ricerca di fuga. Fuga dalla realtà, dai conflitti; fuga da una realtà che non ci vuole liberi.