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IL BLUES DI CARLOTTO E DEI SUOI CUORI FUORILEGGE

Autore: Angelo Cennamo
Testata: Telegraph Avenue
Data: 25 gennaio 2018
URL: https://telegraphavenueblog.wordpress.com/2018/01/24/il-blues-di-carlotto-e-dei-suoi-cuori-fuorilegge/

Sono arrivato a leggere i libri di Massimo Carlotto esplorando il generoso e variegato universo del noir italiano, fenomeno tra i più interessanti e apprezzati della nostra letteratura contemporanea. Buona parte della produzione letteraria del nostro Paese è costituita da libri gialli. Senza stare a qui a tediarvi sulla distinzione tra giallo e noir, mi limiterò a dire che, in quanto sua evoluzione, il noir rompe la gabbia del giallo e ne allarga il perimetro, il suo raggio d’azione, ristrutturandolo e spostando lo sguardo oltre il crimine, le indagini, e il colpevole, quasi sempre consegnato alla giustizia dal commissario o ispettore di turno. La narrazione noir ha un respiro più ampio rispetto al giallo e coinvolge anche altri aspetti della realtà. L’indagine diventa spesso il pretesto per divagare su altri temi, dalla corruzione della classe politica al declino del ceto medio, dalle crisi esistenziali dei protagonisti a vicende legate al multiculturalismo e all’integrazione. Una più incisiva forma di realismo che connette questo genere di racconto al grande romanzo sociale dell’Ottocento, il romanzo classico e popolare che abbiamo conosciuto con Dickens. L’autore noir è padrone del suo tempo, affonda la penna, come farebbe un chirurgo col suo bisturi, nella carne viva della società che lo circonda, e lo fa utilizzando un linguaggio moderno, diretto, che non si arrovella intorno ad inutili e desueti barocchismi. Lo scrittore noir non ha il tempo né la voglia di esibirsi in vuoti esercizi di stile da scuola di scrittura, è sul pezzo, scrive come parla, la sua grammatica è la stessa del lettore, con il quale instaura una speciale empatia. Le sue trame raccontano la strada, il dolore, l’ingiustizia, e si posizionano in quello spazio sottile, talvolta invisibile, che separa la fiction dalla cronaca. Il linguaggio dei giallisti sta cambiando profondamente quello della letteratura, lo sta svecchiando, e indirizzando poco alla volta verso un minimalismo quasi carveriano. Qualcuno ha scritto che il noir italiano piace perché discende dal melodramma. C’è del vero. A quanti invece continuano a considerarlo genere di serie B, basterebbe ricordare solo alcuni dei romanzi più importanti del nostro Novecento, dalle opere di Sciascia al Pasticciaccio di Gadda, passando per Il nome della rosa di Umberto Eco, libri clamorosamente noir sia pure sotto mentite spoglie.

Dicevamo di Carlotto, maestro del Noir Mediterraneo – “Noir Mediterraneo” sentite l’armonia tra queste due parole, le pronunciamo e ci sembra di intravedere un motoscafo dileguarsi a largo di Palermo o di sentire il rumore di uno sparo tra i vicoli bui di Napoli o Marsiglia – genere letterario più vicino al format franco-spagnolo, riconducibile ad autori come Vázquez Montalbán e Jean Claude Izzo, che a quello americano.

Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane come si fa a resistere alla tentazione di leggere un libro con un titolo così? Il romanzo, pubblicato nel 2017, vede come protagonista ancora una volta Marco Buratti, detto l’Alligatore, ex cantante di blues degli Old Red Alligators, ingiustamente condannato a sette anni di carcere, e ora investigatore privato senza licenza con i suoi due compari Beniamino Rossini e Max la Memoria. Sono loro i cuori fuorilegge o i fuorilegge di cuore al centro di molte storie raccontate da Carlotto. Buratti è un bell’uomo, beve calvados, è ossessionato da pennelli e creme da barba, e non ha smesso di amare il blues. I tre se ne vanno in giro nei dintorni di Padova ad indagare per conto di avvocati danarosi, ma guai a chiamarli criminali Se incrociavamo una storia sbagliata cercavamo di correggerla con un finale dignitoso. In questo episodio la banda dell’Alligatore si mette alla ricerca di Giorgio Pellegrini, altro criminale, fuggito oltreconfine. Stanco di essere latitante, per evitare l’ergastolo, Pellegrini lavora a una grossa operazione come infiltrato della Polizia. Ma qualcosa non va per il verso giusto e una squadra di killer arriva dall’estero per assassinare sua moglie e la sua amante. L’indagine viene affidata a Buratti e soci. I tre non hanno altra scelta perché ricattati dalla perfida Angela Marino, alto funzionario del ministero degli Interni, che minaccia di sbatterli in galera se dovessero sottrarsi a quell’incarico che si preannuncia complicato e pericoloso. E’ una trappola. Buratti capisce che il suo destino è segnato, che gli faranno fare il lavoro sporco per poi “gettarlo nel cesso”. Non gli resta che risolvere il problema alla radice: ammazzare Pellegrini. La pista delle indagini porta in Austria. Qui l’Alligatore deve vedersela con un’organizzazione di narcotrafficanti spietati, ma tra un appostamento e l’altro, conosce Edith, una “vecchia puttana” portoghese che gli farà perdere la testa. Intrighi, colpi di scena, buon cibo, calvados e tanto blues per questo romanzo che ha un solo difetto: finisce troppo presto.