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La speranza «antifragile» di sopravvivere a un’infanzia impossibile

Autore: Farian Sabahi
Testata: Il Corriere del Ticino
Data: 8 febbraio 2018

Qualsiasi nucleo composto da più di una persona è una famiglia disfunzionale. Anche i nuclei familiari all'apparenza perfetti attraversano i loro momentacci. Storie pazzesche, che stranamente non condannano la gente al manicomio a vita: la maggior parte delle persone sembra aver superato i tormenti dell'infanzia senza conseguenze. Alcuni sopravvivono grazie ai racconti, che poi è il fulcro della psicoterapia tradizionale: ricostruire la propria saga familiare, nei più piccoli particolari. Come dice il saggio, parlane e ti sentirai meglio. Solo così potrai instaurare un rapporto con il tuo passato senza subirlo».

Esordisce così Mary Karr, una delle scrittrici americane più ammirate del nostro tempo. Il suo capolavoro è il memoir Il club dei bugiardi. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1995, ha venduto mezzo milione di copie ed ora è stato finalmente dato alle stampe anche in italiano dall'editore romano e/o. Il titolo fa riferimento agli incontri del padre con gli amici: birra a gogò, ognuno a raccontare storie assurde, in buona parte inventate. A partecipare a queste riunioni sono solo maschi adulti, l'autrice è l'ospite di eccezione che scopre così l'arte dello storytelling.

Le vicende della sua famiglia imperfetta si dipanano a partire dalla metà degli anni Cinquanta a Leechfield, una cittadina petrolifera brutta, puzzolente e sperduta nel Texas orientale spazzato dagli uragani. Una famiglia composta da una madre alcolista e distratta, avvolta in una nube di profumo, sposata sette volte per motivi accidentali, reduce da diversi soggiorni in manicomio per quello che veniva definito nervosismo; un padre operaio texano di sangue cherokee; la nonna Moore di soli cinquant'anni, le guance avvizzite come una mela marcia, fissata con la religione e malata di cancro, amputata di una gamba, che decide di andare a morire a casa della figlia; e due bambine tra cui la protagonista, una femminuccia gracile che nel diario annotò che sarebbe diventata scrittrice ed è infatti la voce narrante di questo memoir.

Stupri, liti, sparatorie, esaurimenti nervosi, cuori spezzati e tanti dispiaceri: sono questi gli ingredienti di una vita di provincia. Mary Karr è sopravvissuta a tutto questo, anche grazie a una buona dose di ironia. Il memoir l'ha scritto, con il consenso e l'aiuto della madre e della sorella maggiore. Non solo è sopravvissuta, ma ha limitato i danni. Con le proprie cicatrici ha messo nero su bianco un romanzo che ha segnato la letteratura americana. Alla fine, Mary Karr ha tratto vantaggio dalle vicende dolorose che ha attraversato. Di lei, il filosofo libanese (naturalizzato americano) Nassim Nicholas Taleb potrebbe dire che è antifragile. Non robusto ma antifragile: «Ciò che è robusto o resiliente non trae né vantaggio né svantaggio dalla volatilità e dal disordine, mentre l'antifragile ne trae vantaggio». In altri termini, «nel lungo periodo l'antifragile ha solo da guadagnare dagli errori», conclude il noto autore del saggio Il cigno nero. Mary non solo è sopravvissuta, ma il suo libro ha permesso a tanti lettori di aprire il proprio cuore, rivangare nei ricordi e mettersi a scrivere a loro volta: sono diverse centinaia le lettere che l'autrice ha ricevuto, su base settimanale, da persone che le confidavano le proprie disavventure. Un modo per regalare speranza.