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«Il figlio della fortuna» di Christoph Hein

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri
Data: 20 febbraio 2018
URL: https://www.sololibri.net/Il-figlio-della-fortuna-Hein.html

Un nuovo romanzo storico dello scrittore Christoph Hein, “Il figlio della fortuna”, si occupa della ricostruzione della recente storia della Germania, a partire del 1945. Nasce proprio in quell’anno difficile il protagonista e voce narrante di questa intensa vicenda umana, storica, europea, Konstantin Baggosch.

Lo incontriamo in anni recentissimi, sposato da oltre trenta anni con Marianne, ex preside nella scuola della piccola città dove vivono, improvvisamente obbligato a rivedere il suo passato, di cui non ha mai parlato neppure con sua moglie, in seguito alla richiesta di un quotidiano locale di raccontare la storia della scuola Pestalozzi di cui era stato per lunghi anni insegnate di lingue, di arte, vicepreside e preside. Arriva negli stessi giorni anche una lettera che chiede un pagamento di arretrati di una Chiesa, ma il nome sulla busta non è quello con cui Baggosch è da tutti conosciuto: la richiesta è rivolta a Konstantin Muller. Sua moglie non si accontenta di superficiali spiegazioni, chiede conto dei misteri che si nascondono dietro il passato del marito, ed ecco il lunghissimo flashback che ci riporta indietro nel tempo, alla ricerca, insieme a Konstantin, di cosa è stata realmente la sua vita. Figlio di Gerhard Muller, un grande industriale di gomma della zona e di una donna colta e sensibile, il ragazzino era nato quando suo padre, fanatico ufficiale delle SS, torturatore, assassino, era già stato condannato a morte per crimini di guerra da un tribunale polacco e impiccato. La madre aveva deciso di cambiare il proprio cognome, rinunciando per lei e per i suoi due figli, Gunthard e Konstantin, non solo al cognome ma anche all’eredità paterna. Sotto il regime di occupazione russa la vita per la piccola famiglia di sopravvissuti è durissima: il marchio di figli di un criminale non consente di continuare gli studi, e mentre Gunthard ritiene che il padre abbia subito un ingiustizia e tenta di riabilitarlo con l’aiuto dello zio Richard, riparato all’ovest, Konstantin inseguito dal fantasma di suo padre, decide di fuggire. Raggiunge fortunosamente Marsiglia, trova lavoro in una libreria antiquaria, impara il francese, si fa degli amici che si scoprirà essere ex partigiani perseguitati dal regime nazista. Le lunghe peripezie della vita del giovane ed intraprendente ragazzo tedesco, che deve farsi ovunque perdonare la sua identità, sono lunghe e raccontate nel romanzo con dettagli che ci fanno capire come per i tedeschi la rinascita, dopo gli orrori nazisti con cui venivano identificati, sia stato un processo lungo e faticoso, sottoposti, nella Germania dell’Est, alla pesantissima ideologia comunista che nella Stasi trovò la sua forma più odiosa di repressione. La costruzione del Muro, l’impossibilità di viaggiare, la mancanza di libertà nelle piccole attività quotidiane, i difficili rapporti con i superiori, sempre sospettosi, la tragedia che lo colpisce negli affetti più cari, vengono vissuti da Konstantin con crescente sofferenza, continuamente inseguito dal suo “fascicolo”, lo strumento burocratico onnipotente che contiene l’infamante verità: il padre criminale di guerra, costruttore di un campo di lavoro per prigionieri da schiavizzare nella sua azienda, che non ha mai conosciuto, continua ad essere una costante minaccia alla sua realizzazione di uomo libero.

Una storia esemplare, quella di Konstantin Baggosch, un europeista, abile nelle lingue straniere, traduttore ed esperto di francese, inglese, italiano, russo, esperto di cinema, condannato ad un modesto insegnamento di arte in una piccola scuola di provincia, senza prospettive di carriera, continuamente sopraffatto dai fantasmi che dal passato emergono in ogni sua scelta di vita. Una ricostruzione magistrale del periodo più difficile per la storia recente della Germania, grazie anche alla fluente traduzione di Monica Pesetti, che ci consegna un testo di grande attualità, di profonda empatia con la storia personale dello sfortunato anche se coraggioso protagonista. “Il figlio della fortuna”, il titolo del libro, sembra davvero un’ironica sintesi di quanto viene raccontato da Christoph Hein.