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Senza compromessi

Autore: Luigi Forte
Testata: Azione
Data: 26 febbraio 2018
URL: http://www.azione.ch/cultura/dettaglio/articolo/senza-compromessi.html

Era nato nel 1890 a Brno nell’attuale Repubblica Ceca l’ebreo Ernst Lothar, ma cresciuto in realtà nella capitale dell’Impero. E per tutta la sua vita non cessò mai di sognare la sua amatissima Vienna. Persino quando nel 1939 si rifugiò negli Stati Uniti ottenendo poi la cittadinanza americana. La sua nostalgia guardava lontano, verso un futuro di libertà e democrazia per l’Austria soffocata dal nazismo e di cui offrì un’immagine drammatica e appassionante nell’ampio romanzo La melodia di Vienna (edizioni e/o 2014) pubblicato dapprima in inglese nel 1944. Era una rivisitazione del mito asburgico con una buona dose di ironia attraverso cinquant’anni di vicende europee, dalla belle époque all’Anschluss hitleriano del 1938.

L’affresco storico di un’epoca dominata per decenni dalla figura di Francesco Giuseppe si delinea attraverso il destino della famiglia Alt domiciliata nei pressi del duomo di Santo Stefano, che costruiva pianoforti fin dal Settecento. Con una scrittura accattivante e non poco talento teatrale Lothar rievoca ambienti e personaggi sullo sfondo di una spensierata e mitica stagione di cui egli aveva potuto cogliere in gioventù solo il triste epilogo registrando il ritmo sempre più incalzante di un mondo sfigurato dalla guerra e più tardi dall’avanzata dei nazisti, gli uomini in stivali, come dirà l’ebreo I.J. Singer nel suo splendido romanzo La famiglia Karnowski che s’impadronivano, là come a Berlino e in mezza Europa, delle piazze e delle strade.

Lothar, che era stato funzionario ministeriale per alcuni anni, decise poi di dedicarsi alla passione di sempre, la letteratura. Scrisse poesie, saggi e romanzi e venne in contatto, grazie all’amico Stefan Zweig, con alcuni protagonisti della cultura del tempo, fra cui Musil e Roth. Fu tra i promotori del Festival di Salisburgo, regista e direttore del Burgtheater dove propose spesso autori, tra cui Grillparzer, attenti a una seria riflessione sullo spirito austriaco. Durante l’esilio la sua nostalgia nutrita di una sensazione di spaesamento e impotenza, resuscitò il sogno asburgico creando con quel romanzo una sorta di Via col vento del Novecento austriaco.

Pochi anni prima lo scrittore non aveva esitato a confrontarsi con il presente e la drammatica situazione del suo paese dopo l’annessione hitleriana. Nel 1941 pubblicò in inglese il romanzo Una viennese a Parigi, ora proposto dalle edizioni e/o nell’ottima traduzione di Monica Pesetti, che solo dieci anni dopo uscirà, notevolmente ampliato, in tedesco. Come la sua giovane protagonista, Franzi Langer, anch’egli aveva vissuto l’occupazione nazista ed era rimasto sconcertato dall’acquiescenza e dalla rassegnazione, quando non dall’entusiasmo, di moltissimi suoi connazionali. Lo scrittore parte per gli Stati Uniti, mentre Franzi lascia, sia pure a malincuore, i genitori e un fidanzato a Vienna per trasferirsi nella capitale francese, dove le viene offerto un posto di dattilografa in una casa di produzione cinematografica americana.

Basato su un diario manoscritto che l’autore sostiene di aver ricevuto a New York nel 1940, il romanzo ha una forte connotazione morale: è un atto d’accusa contro ogni forma di sopraffazione ma anche il disperato tentativo di smuovere le coscienze rifiutando qualsiasi compromesso con la follia omicida del regime. Certo Lothar vi riflette anche la sua esperienza di esule e il duro destino di chi si è lasciato alle spalle una patria e si sente sempre più impotente di fronte al futuro. Eppure la storia di Franzi è un atto di coraggio e di speranza, perché, affascinata da Parigi, la giovane sente di nuovo l’alito della libertà e vede attorno a sé persone che hanno fiducia nel domani, come la collega Elinor e il suo ragazzo Charlie, impiegato al consolato generale americano.

Sì, la vita è di nuovo meravigliosa e i miracoli accadono, non si stanca di ripetere, e il più bello si chiama Pierre Durant, giornalista del quotidiano «Le Figaro». Lo conosce durante una serata presso amici francesi ed è amore a prima vista. Impossibile resistere a quell’uomo che le regala rose bianche e rosse, scrive appassionati articoli contro il nazismo, difende con coraggio e determinazione le proprie opinioni e ama quanto lei la libertà. Non importa se è già sposato e ha due bambine e se lei non ha ancora rotto il fidanzamento viennese. Nulla potrà ostacolare il loro rapporto sempre più tenero e profondo che simbolicamente si contrappone alla cieca conflittualità che incombe sull’Europa. Lui riuscirà, fra non poche difficoltà, ad ottenere il divorzio e a sposare la ventiquattrenne Franzi, mentre lei si libererà senza indugi di quel lontano pretendente in carriera nel Terzo Reich.

Una viennese a Parigi è un’avvincente love story sullo sfondo di anni bui e terribili, tra il 1938 e il 1940, in cui i sentimenti più intimi e personali sono travolti senza pietà dalla violenza collettiva. Hitler ci ha strappato la terra sotto i piedi, ricorda Franzi, spalancando l’abisso sotto di noi. Inutile illudersi: anche a Parigi, attorno agli esuli, la polizia segreta del regime tesse le proprie trame coinvolgendo la stessa giovane ricattata da una collega che lavora per la Gestapo e incalzata da strani personaggi che imprimono al romanzo una forte tensione.

Inutile cercare l’idillio amoroso, qui la passione è una corsa ad ostacoli, un vero e proprio tour de force di anime che al male possono contrapporre solo il coraggio della libertà. Ma ancora una volta Ernst Lothar compie il miracolo: la sua affabulazione abbraccia le mille sfumature della vita, il gioco favoloso dell’amore, fissa personaggi terrificanti come Himmler e lo stesso Hitler, evoca ambienti e atmosfere e dà corpo a un’intera epoca. Piccole realtà quotidiane e grandi eventi politici, speranze e disillusioni si alternano sulla scena del romanzo, mentre l’esercito tedesco avanza e occupa Parigi.

È tardi ormai anche per quella coppia di innamorati il cui destino corre verso un epilogo disperato. La loro testimonianza non basta a sottrarli alle tristi vicende collettive. Proprio ora che Franzi ha avuto un bimbo e la vita sembrerebbe poterle sorridere. Ma il suo Pierre va in guerra come migliaia di altri e vi soccombe. E lei stessa per difendere il padre che l’ha raggiunta a Parigi, non esita a uccidere un ufficiale delle SS. Bisogna ribellarsi era il suo motto. Per questo aveva lasciato l’amata Vienna, dove ormai tutti avevano paura di tutti. E non scendere mai a compromessi con l’ingiustizia. Anche a rischio di perdere quella vita che per un attimo le aveva dato l’illusione della felicità.