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“Fidanzati dell’inverno”: l’esordio di una grande saga fantasy

Autore: Roberta Turillazzi
Testata: Parole a colori
Data: 30 aprile 2018
URL: http://paroleacolori.com/fidanzati-dell-inverno-esordio-di-una-grande-saga-di-christebelle-dabos/

Non so se la serie “L’attraversaspecchi” di Christelle Dabos sia destinata ad avere il successo e il seguito planetario che la stampa francese le ha augurato, paragonandola a mostri sacri del genere fantasy contemporaneo come J. K. Rowling e Philip Pullman.

Quello che so è che leggendo “Fidanzati dell’inverno”, il primo libro della trilogia, edito in Italia da e/o, mi sono appassionata alla storia come non mi succedeva da tempo, con una serie di questo genere. Ed è un inizio, un promettente inizio.

L’ambientazione e l’immaginario costruito dall’autrice sono affascinanti, con il loro tutto sommato originale mix di elementi. Inutile negarlo, dato il successo di questo genere, negli anni abbiamo letto un po’ di tutto; scrivere una storia che non risulti noiosa perché già vista, compassata, a partire dallo scenario, è già di per sé un gran pregio.

La Terra per come la conosciamo non esiste più. In seguito alla fantomatica Fratturazione quello che rimane sono 21 arche, mondi che orbitano intorno a quello che era il pianeta originario (e che oggi è solo un ammasso vulcanico fumante).

Niente iper-tecnologia – o almeno, non qualcosa in stile “The 100” di Kass Morgan o “Star Trek”, però. I 21 mondi hanno un sapore antico, un esplosione di elementi Steampunk e Belle Époque. La tecnologia si mescola con la magia – ogni clan che abita le arche, ad esempio, ha una specifica capacità sovrannaturale, da quella di “leggere” gli oggetti solo toccandoli a quella di ferire con la mente, da quella di riparare la carta con un solo tocco a quella di creare illusioni.

Ogni capitolo permette di addentrarsi un po’ di più in questo universo davvero magico e fantastico – tra spiriti di famiglia immortali, Libri misteriosi, alleanze, intrighi, segreti – e la trama non delude.

“Fidanzati dell’inverno” ha il sapore dell’esordio. Non conosciamo Ofelia né il suo mondo, ancora, quindi l’autrice deve introdurci a una grande quantità di elementi sconosciuti. Nonostante questo, non si ha mai la sensazione che la trama arranchi o giri a vuoto. Ci vengono presentate molte cose, però senza rinunciare all’azione.

I personaggi sono credibili, sfaccettati, degni di un romanzo per adulti (non monocordi, non semplicistici, non banali. E soprattutto non annacquati, nel senso che si comportano solo bene). A partire dalla protagonista Ofelia e dal suo promesso sposo Thorn.

Piace il fatto che non ci si trovi davanti a una coppia Barbie-Ken: lei bella, aggraziata, sagace; lui prestante, sorridente, divertente. Ofelia non è una bellezza in senso classico, con i suoi capelli ricci perennemente intrigati (che mi hanno ricordato Hermione Granger, lo ammetto), gli occhiali, la tendenza a non dare alcune importanza al suo abbigliamento. Strappata dalla nativa Anima dal volere delle Decane, nonostante venga considerata inadatta alla nuova vita – in primis proprio dal promesso sposo – si dimostra più coraggiosa, forte e soprattutto determinata del previsto.

Thorn anche è una costante sorpresa – in senso “negativo”. Un gigante musone, che fatica a sostenere una conversazione, agita le persone che gli stanno intorno, risponde a monosillabi consultando in continuazione il suo orologio da taschino.

I due non hanno niente in comune, e sin dal momento in cui si conoscono chi legge ha seri dubbi che la loro unione possa andare a finire bene. Ma la cosa bella è che la storia non subisce svolte poco credibili, ma prosegue su questi binari. Ofelia e Thorn sono due estranei all’inizio della storia e alla fine del libro non è che le cose siano molto cambiate.

Il loro avvicinamento è davvero molto graduale, il loro rapporto si modifica impercettibilmente. In un mondo dove i protagonisti dei libri finiscono sempre per innamorarsi follemente, è bello per una volta che le cose procedano in modo diverso.

“Fidanzati dell’inverno” finisce e non finisce, nel senso che la storia si proietta in avanti in modo naturale, verso “Scomparsi di Chiardiluna”, secondo capitolo della trilogia. Ma stranamente la cosa non indispettisce. Si chiude il libro solo con tanta voglia di tornare a immergersi nell’universo creato dalla Dabos, di saperne di più, di vedere come andranno avanti le cose. È questo che dovrebbe lasciare una lettura soddisfacente!