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Gli identikit Strega 2018: Lia Levi, Questa sera è già domani

Autore: Enrico Pitzianti
Testata: Esquire
Data: 4 maggio 2018
URL: https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a20104550/gli-identikit-strega-2018-lia-levi-questa-sera-e-gia-domani/

Autore
Lia Levi è stata per trent’anni direttrice del mensile ebraico Shalom. Con Una bambina e basta ha vinto il Premio Elsa Morante opera prima e con L’albergo della Magnolia ha vinto il Premio Moravia; sempre per e/o ha pubblicato Quasi un’estate. Levi è nata nel 1931 da una famiglia ebraica piemontese e ha quindi vissuto in tenera età i drammi della discriminazione e delle leggi razziali, temi fondamentali in questo romanzo.

Genere
Romanzo storico. Nella storia c’è molto di autobiografico visto che è ambientata nell’Italia del 1938, lo stesso periodo e lo stesso luogo in cui l’autrice ha vissuto la sua infanzia e in cui furono promulgate le leggi razziali. Il romanzo è dettagliato nelle descrizioni storiche e geografiche, si tracciano le provenienze e le vicende di ebrei italiani che durante il ventennio si trovarono a fronteggiare (e provare a interpretare) l’ascesa politica e sociale della vigliaccheria fascista.

Trama
Siamo in Liguria, a Genova, nel 1938, l’anno della promulgazione delle leggi razziali. Una famiglia di origine ebraica, i Rimon, alla lettura dei giornali e nell’affrontare la quotidianità, si sente schiacciare, passo dopo passo, dal peso del pregiudizio e dell’antisemitismo. Gli ebrei diventano un problema: “Le avete viste le notizie? Parlano tutti degli ebrei. Lo sapevate che siamo troppi? Stiamo incominciando anche qui come in Germania?”.

Ecco che quindi ci si riunisce nelle sedi diplomatiche per decidere come affrontare il problema degli ebrei. Si riuniscono trentadue paesi per risolvere innanzitutto la questione dell’accoglienza di quelli che scappano da Austria e Germania, ma nessuno li vuole. E anche in Italia il vento soffia ormai forte sul fuoco dell’intolleranza.

Una mattina i Rimon, c’è il padre Marc, la madre Emilia e il piccolo Alessandro, trovano sul giornale il manifesto degli scienziati razzisti a mettere nero su bianco che sì, esiste la razza italiana e che no, gli ebrei non ne fanno parte. Così succede che nei licei i ragazzi non sono più ammessi, la discriminazione si fa asfissiante e istituzionalizzata e bisogna decidere se rimanere o scappare. Ma scappare dove? Marc gode del privilegio di un passaporto inglese, ma non può partire da solo lasciando i suoi cari a un futuro così cupo. E c’è chi non vuole partire, chi sostiene che siano voci, esagerazioni dei giornali, nulla di cui preoccuparsi tanto da lasciare il posto in cui si è nati, l’Italia.

Tra vicissitudini familiari, cugini che scappano di casa e figli geniali che frequentano classi di scuola in anticipo sui tempi, incombe gravissimo il peso della storia. Una storia che non offre molte scappatoie quando si abbatte sui singoli protagonisti del romanzo.

Stile
Asciutto, scorrevole come deve esserlo un romanzo che racconta della vita di un bambino a scuola e di due genitori con delle vite molto particolari. I capitoli sono brevissimi, e il ritmo di lettura diventa sostenuto proprio per via dell’organizzazione delle pause suggerite al lettore. La descrittività è limitata, soprattutto se si considera che si tratta di un romanzo storico.

Punti di forza
Ne dico uno per dirli tutti, l’intensità del racconto. Spiego meglio: la narrazione è avvolgente perché costruita su elementi comuni a (quasi) qualunque lettore, la paura delle dittature e dello sradicamento dal luogo in cui si vive insieme all’amore per i propri cari. In questo senso l’intensità è il punto di forza più evidente e trasversale dell’intero romanzo, ma rimane soggettivo: aumenterà quanto più è alto l’interesse per questi temi da parte del lettore.

La scrittura prende forza anche grazie al realismo del mondo raccontato, quella famiglia - con altri nomi - è esistita, le leggi razziali anche e la Genova immaginata è presumibile sia molto simile alla Genova che fu nella realtà di quegli anni. Per me che leggo più volentieri saggi che romanzi questa oggettività del racconto, un po’ come quando tra i prodotti cinematografici si sceglie la docufiction, è decisamente una spinta in più a leggere (e poi a godere) di un romanzo del genere.

Punti deboli
Non trovo punti deboli che valga davvero la pena inserire in questo paragrafo, ma un difetto c’è, anche se è un difetto sui generis, ed è strettamente correlato col paragrafo seguente: le storie su questo periodo storico sono tante, e molte sono altrettanto intense e coinvolgenti, comprese alcune della stessa Levi. Non si può dire che manchi l’originalità, ma si può dire invece che la concorrenza, su questo tema, è spietata.

Probabilità di entrare in finale
Ecco, quindi, che probabilità ci sono che i giudici spingano questo romanzo verso la cinquina finale piuttosto che un altro? Sarei tentato dallo scrivere il solito pippone sul come queste decisioni abbiano criteri non strettamente oggettivi, o su come, ancora più a monte, di criteri oggettivi non ce ne siano proprio. Se proprio bisogna sbilanciarsi, che tanto non muore nessuno, dico che le probabilità non sono alte, sia per via del problema che citavo tra i punti deboli, sia perché i libri che arrivano in cinquina solitamente sono libri diversi da questo, più poetici che storici. Poi, ma questa è un’opinione personalissima, spero di sbagliarmi.