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I misteri della Venezia di Tiraboschi

Autore: Bianca Garavelli
Testata: Avvenire
Data: 18 maggio 2018
URL: http://avvenire.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=3e6d37359

Non ci sono dubbi: Roberto Tiraboschi, scrittore e sceneggiatore di Liliana Cavani e Silvio Soldini, ama Venezia e, se ancora ne avessimo, il terzo romanzo della sua saga sulla Venetia del XII secolo li fuga tutti. InL’angelo del mare fangoso tornano personaggi importanti del primo romanzo del trittico,La pietra per gli occhi (2015; il secondo èLa bottega dello speziale. 2016), ma trasformati. A cominciare da Edgardo, prima amanuense dalla vista a rischio e ora signore di Arduino dalla vista ritrovata, grazie ai «roidi per li oci» di vetro trasparente. Poi sua moglie, la ex schiava Kallis, diventata la più invidiata tra i 'fiolari', i soffiatori del vetro, l’unica in grado di fabbricare oggetti perfettamente trasparenti e incolori, perché ne ha ricevuto dal suo maestro Segrado l’ambitissima ricetta segreta. È costretta però a nascondersi dietro una maschera, fingendosi un mercante alessandrino, a causa del suo passato oscuro. Due altre donne esercitano in Venezia l’ingegno sfidando la diffidenza verso il loro sesso: Abella, magister medicarum, la prima donna medico di Venezia, dalla natura razionale; Magdalena, coraggiosa armatrice di una flotta commerciale, moglie del mercante Grimani, costretto all’esilio per una condanna a morte. Non mancano i personaggi ambigui, come il monaco Turchillus, giunto a Venezia per ragioni misteriose e circondato da un’aura soprannaturale; o comici, come il nano Sabbatai, dal linguaggio misto di latino e veneziano, speziale incline al raggiro. E c’è l’avido fiolario Tataro, nemico di Segrado ora vecchio e ma-lato, che tenta di strappare il segreto a Kallis, minacciando di smascherarla. L’improvvisa morte di Tataro, pugnalato con un’arma dalla strana foggia esotica, fa partire la disperata indagine di Edgardo, che lotta per salvare la sua amata Kallis dall’accusa di omicidio e dalla rovina. Intanto, anche il monaco Turchillus trova qualcosa di importante: una creatura misteriosa, forse un pesce degli abissi che somiglia a un angelo per le lunghe e ampie pinne dorsali e il muso quasi umano, interpretandolo come un segno divino per la salvezza di Venezia, attanagliata dalla siccità.

Sulla vicenda, che ha il fascino del thriller e la precisione della documentazione storica (è corredata da un glossario di termini tecnici), brilla Venezia, città in fieri sul mare fangoso della laguna, in grado di valorizzare le energie umane che la popolano, indirizzandole verso un fine positivo. Tiraboschi, narratore onnisciente ma sempre dentro la storia, lascia muovere i personaggi fra crisi e innamoramenti, ambizioni e paure, con uno stile fluente, solenne e popolare, attraverso un rispetto sacrale della città che, anche grazie ai loro sforzi, sta assumendo la sua forma. Ne esce il ritratto di una Venezia medievale alleata di forze che oltrepassano il visibile e gettano luce sul suo destino di dominatrice dei mari.