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Quando le vittime si sentono in colpa

Autore: Antonio Carioti
Testata: Corriere della Sera
Data: 24 febbraio 2018

Come un sasso che colpisce una vetrata e la manda in frantumi. È il paragone che Lia Levi, nel romanzo Questa sera è già domani (Edizioni e/o, pagine 221, € 16,50) usa per descrivere l’effetto che produsse il Manifesto della razza, diffuso in Italia il 14 luglio 1938, per volontà di Benito Mussolini, come premessa della successiva legislazione antisemita. «Le schegge della vetrata continuavano a cadere con moto incessante sulle sagome di ebrei che tentavano di ripararsi coprendosi la testa con il braccio. Era come se ognuno di loro avesse custodito a lungo un segreto con se stesso e ora fosse stato smascherato». È tipico in effetti dei meccanismi persecutori suscitare sensi di colpa nelle vittime: uno dei tanti aspetti del trauma suscitato dalle leggi razziali che Lia Levi rievoca nel suo libro, ripercorrendo la vicenda di una famiglia che, quando l’occupazione tedesca minaccia la sua stessa esistenza, riesce infine a rifugiarsi in Svizzera. Come riuscì a fare il marito dell’autrice Luciano Tas, scomparso nel 2014, a lungo personalità eminente della comunità ebraica romana. Alle sue peripezie in quegli anni terribili è ispirata la trama del romanzo.