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«Ostracismo» di Veit Heinichen

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: Sololibri
Data: 7 giugno 2018
URL: https://www.sololibri.net/Ostracismo-Heinichen.html

I romanzi di Veit Heinichen, ambientati a Trieste, tradotti dal tedesco da Monica Pesetti, non hanno il successo che meritano e che altri poliziotti letterari hanno raggiunto. Proteo Laurenti, salernitano emigrato al nord, ormai cittadino triestino da moltissimi anni, lavora con serietà e accanimento nel ricercare i colpevoli di delitti, truffe, misfatti che spesso hanno a che fare con la collocazione eccentrica della città nella quale opera. Anche in questo ultimo libro, Ostracismo, propone una storia inquietante: un delitto, avvenuto molti anni prima, che aveva visto condannare, ingiustamente, alla detenzione Aristeides Albanese, che dodici testimoni concordemente avevano accusato della morte di una guardia giurata.

Ora l’uomo, dopo aver scontato i suoi 17 anni di carcere, torna a Trieste deciso a vendicarsi: ha i capelli lunghissimi legati con una coda, in carcere è diventato un capace e raffinato chef. Ha cucinato per la mensa del carcere, ha usufruito di permessi per cucinare anche fuori, si è fatto un nome, che ora vorrebbe sfruttare aprendo un piccolo locale proprio vicino al tribunale, in società con un compagno di carcere, un giovane pakistano che è diventato anche lui bravissimo. Ma mentre si prepara l’apertura del locale, con i soldi di una vecchia prostituta che aveva fatto da madre ad Albanese, conosciuto in città con il soprannome de Il Greco, sta anche preparando la sua sottilissima vendetta. Si è procurato dell’olio di ricino e dei semi di quella pianta, che opportunamente miscelati possono procurare a chi li ingerisce gravissimi problemi intestinali. Farà il giro dei testimoni che hanno congiurato per la sua condanna, al soldo di un potente ed intoccabile politico locale, cucinando piatti apparentemente squisiti, che le vittime troveranno inspiegabilmente nelle loro cucine. Inutile dire che in città si sparge il panico.

La trama ben congegnata del giallo, i personaggi ben costruiti, i dialoghi intelligenti e coinvolgenti, la lingua scorrevole, sono alcuni degli ingredienti dei libro di Heinichen. Invece il valore dei suoi romanzi sta nell’analisi politica, sociologica, economica, di costume che lo scrittore porta aventi insieme al plot: Trieste è descritta come una città ricca, privilegiata, ma violenta e razzista. Gli outsider, ex galeotti o stranieri, immigrati regolari e non, sono oggetto di aggressioni e di violenza immotivata:

Alcuni fanatici neofascisti avevano messo su un gruppo di vigilantes che fomentava l’odio contro gli immigrati e di notte imperversava per Trieste, dove si concentrava una popolazione che storicamente riuniva oltre novanta etnie e rappresentava tutte le religioni d’Europa. I giustizieri, divisi in squadre di almeno quattro picchiatori armati di manganelli, facevano ronda intorno all’Ospedale Maggiore, dove era concentrata la maggior parte degli stranieri provenienti dal sud-est europeo, , dal Vicino Oriente, dal Nord Africa e dall’Asia centrale.

Un’analisi storica attenta e approfondita, presente in molte delle pagine del romanzo, nelle quali l’autore esprime palesemente la sua condanna a questa nuova e inquietante forma di razzismo, di populismo, di cui spiega con competenza le motivazioni che vengono dalla recente storia europea, dai sommovimenti che ne hanno mutato il volto, delle guerre che hanno travagliato il confine orientale, delle migrazioni di carattere quasi biblico che caratterizzano il nostro tempo, anche se forze politiche sempre più presenti e vincenti vorrebbero fermarne l’inarrestabile flusso:

Da qualche anno, quando il flusso dei migranti attraverso i Balcani era aumentato di nuovo e lo stato Islamico mirava a diffondere insicurezza in Europa con attentati terroristici, molti poliziotti erano stati mandati di rinforzo a Trieste……Di questa iperattività fine a se stessa bisognava ringraziare i paesi nordeuropei, che in vista delle elezioni avevano alzato fili spinati e andavano a caccia di voti facendo leva su una strategia della paura fondata sull’ottuso populismo.

Tedesco di origine e di lingua, triestino di adozione, Veit Heinichen con la scusa del giallo, un po’ come Camilleri in Sicilia, ci racconta con coraggio e lucidità quello che sta avvenendo nel nostro paese, all’estremo confine, e non è un bel quadro, quello che ci prospetta. Uscito in Germania nel 2017, il libro è profetico, e consigliato a quanti ignorano il pericolo incombente di populismo e razzismo che si stanno affermando “democraticamente” in Europa.