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Che belli gli occhi dell’assassina spiccano nei filmati delle telecamere

Autore: Raffaella Silipo
Testata: Tuttolibri - La Stampa
Data: 9 giugno 2018

Una misteriosa giustiziera attira in hotel da una sponda all’altra del Mediterraneo i mercanti d’uomini che hanno trasformato il mare in una tomba di disperati. A indagare, un commissario esperto e un giovane tenente. In mezzo, una donna del Mali con tre figli da tre uomini diversi.

Pensava stupidamente quello che pensano tutti gli uomini in riva al mare. Quello che pensano da sempre e che penseranno per sempre. Nessun mare è invalicabile. La più subdola delle illusioni!» C’è spesso il mare, nei libri di Michel Bussi. Un mare più largo della vita, proprio come nella realtà, bellissimo eppure spaventoso, che si tratti delle scogliere implacabili della sua Normandia come in Mai dimenticare o delle atmosfere afose dei tropici di Reunion per Non lasciare la mia mano. D’altronde Bussi, 53 anni, oltre che il giallista francese più letto nel mondo, è professore di geografia all’Università di Rouen, e tratta i luoghi con la stessa attenzione che usa per le persone: «Mi servono sfondi dalla forte personalità dice che aiutino a comprendere la natura dei personaggi».

Questa volta al centro del Quaderno rosso c’è «Il Mare» per eccellenza, almeno per noi latini. Quel Mediterraneo culla di civiltà diventato tomba di disperati, convinti, come tanti infelici prima di loro, che «nessun mare è invalicabile», ma poi costretti ad arrendersi alla forza delle onde e del destino. Quel Mediterraneo su cui si affacciano città splendide e tormentate, come la Marsiglia dove vive Leyli Maal, stanca bellezza originaria del Mali, che nel suo appartamentino in periferia, insieme a una collezione di civette e di segreti, cerca di mantenere una parvenza di famiglia, con il rito della cena alle sette e mezza di sera in punto.

Leyli ha tre figli da tre padri diversi: Bamby, affascinante ventenne mulatta, nata da uno stupratore occidentale di cui nessuno conosce il volto né l’identità; Alpha, statuario diciottenne come il suo nome e come suo padre, un guerriero e rifugiato politico morto poco più che ragazzo tentando di arrivare in Europa; e il piccolo Tidiane, magro topo di biblioteca figlio di un intellettuale africano diventato professore in Canada. Ciascuno di loro porta stampato nel Dna un pezzo di storia tragica del nostro tempo, ma anche l’energia e la resilienza della madre, che non si è mai arresa al suo destino. D’altronde le storie di Bussi sono soprattutto storie di destini imprevedibili e fino all’ultimo resta un mistero il modo in cui le vite di questi tre ragazzi e della loro madre si intrecceranno con l’attualità del racket dell’immigrazione clandestina e delle organizzazioni senza scrupoli che guadagnano sulla pelle degli ultimi del mondo.

«I miei tre figli sono condannati dice Leyli , mentre si trova costretta a ripetere la storia della sua vita terribile la mia speranza è che uno di loro, almeno uno, sfugga al sortilegio». Sortilegio, una parola antica per maledizioni attualissime, la furia della violenza, l’ingordigia di denaro e di potere. Chi è colpevole? «Lei, io, tutta la Terra. Nessuno è innocente in questa storia».

A cercare di cambiare le carte nella tavola globale spunta una misteriosa giustiziera che attira in hotel da una sponda all’altra del Mediterraneo i responsabili del racket, li lega e li lascia morire dissanguati. Responsabile del caso è Petar Velika, commissario forse un po’ troppo esperto, fuggito a 15 anni dalla Jugoslavia di Tito per passarne trenta «a raccattare cadaveri ai quattro angoli di Marsiglia». Accanto a lui il giovane tenente Julo Flores, «gentile, educato, rapido, erudito, persino dotato di un certo senso dell’umorismo» che si innamora degli occhi dell’assassina solo vedendoli attraverso le telecamere di sorveglianza. L’uno ha dalla sua parte un istinto infallibile grazie a cui sa «dar prova di totale mala fede per poi rimanere in piedi». L’altro è una «formichina affannata» capace di ragionamenti impeccabili. La loro miscela è imprevedibile e frizzante, vantaggi, sostiene Bussi, di non avere un investigatore ricorrente.

Nella caccia all’uomo che si scatena si mescolano inseguimenti in yacht e contorte procedure amministrative, feste di compleanno in piscina e carceri marsigliesi, attraversamenti del Sahara, banche internazionali e code da Starbucks. Un’umanità dolente e ostinata, da una parte e dall’altra del Mediterraneo. Tutti accomunati da un unico, bruciante desiderio. «Vogliamo solo la nostra parte di sogno». —