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“Attraverso gli ebrei racconto l’istinto universale alla salvezza”. Parla Lia Levi

Autore: Carla Attianese
Testata: Democratica
Data: 18 giugno 2018
URL: https://www.democratica.com/focus/intervista-lia-levi-premio-strega-giovani/

In attesa di conoscere il nome del vincitore del Premio Strega, che dopo la designazione della cinquina dei finalisti verrà assegnato il 5 luglio, per il quinto anno consecutivo una giuria di giovanissimi tra i 16 e i 18 anni ha assegnato il Premio Strega Giovani, che in un significativo passaggio di testimone tra generazioni ha visto prevalere per l’edizione 2018 il romanzo di Lia Levi, classe 1931, “Questa sera è già domani” edito da e/o (fresco di designazione anche nella cinquina finale).

La storia di Lia Levi è quella di tante famiglie ebree italiane, che dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938 e la persecuzione nazifascista, si ritrovarono costrette a scappare o a rifugiarsi. Dopo l’8 settembre 1943 Lia riuscì a salvarsi, rifugiandosi con le sorelle nel collegio romano di San Giuseppe di Chambéry. Come è poi successo a tanti, Lia ha fatto del racconto della memoria lo scopo della vita, come sceneggiatrice, giornalista e autrice di numerosi romanzi, tra cui “Una bambina e basta”, un testo studiato oggi nelle scuole.

Nell’ultimo romanzo, premiato dai giovanissimi giurati del Premio Strega Giovani, Levi si è ispirata alla storia vera della vicenda del marito, Luciano Tas, scomparso quattro anni fa. Il racconto è quello di una famiglia ebrea di Genova e dei sentimenti, le paure e le contraddizioni che la storia che ne fa da sfondo, quella terribile delle leggi razziali, farà emergere. A osservare tutto ciò il personaggio che fa da perno al romanzo, il taciturno Alessandro, un bambino considerato un piccolo genio.

Incontriamo l’autrice per Democratica, una ottantaseienne con la voce squillante e la parlantina vivace di una ragazzina.

Signora Levi, il suo romanzo, a cui fa da sfondo un pezzo drammatico della storia recente, è piaciuto ai più giovani. Dunque c’è speranza?

In effetti io stessa sono rimasta quasi frastornata dalla sorpresa. Anche il ragazzo che ha letto la motivazione ha dimostrato di avere compreso benissimo lo spirito del romanzo, raccontando il libro nel modo giusto, anche dal punto di vista storico. Certo poi la forma d’arte che è il romanzo aiuta ad introiettare il problema, e in questo il ruolo degli insegnanti è fondamentale. Ma direi di sì, c’è speranza eccome.

Lei racconta di chi si trova costretto a fuggire, respinto dalla maggior parte dei Paesi. Le analogie con quanto accade oggi sono evidenti.

Certo ci sono analogie importantissime. Il respingimento è un atto difficilissimo da sopportare, perché dici a te stesso “non mi consideri abbastanza importante da essere salvato”. E se pensiamo alle analogie con il presente, a proposito della vicenda di Aquarius mi è venuta in mente quella di un’altra nave, la St. Louis, che con a bordo mille ebrei tedeschi nel 1939 partì in cerca di un porto sicuro, ma nessun Paese li volle. Cuba li rifiutò, e lo stesso fecero l’America e i paesi europei . Alla fine di lunghe trattative quegli ebrei furono sbarcati in vari porti europei, ma si stima che in circa 250 trovarono poi la morte per mano nazista. D’altra parte però, c’è anche la storia poco conosciuta di cinquemila profughi ebrei austriaci sui quali l’Italia fascista chiuse un occhio, e che per questo furono accolti a Genova e salvati, dunque nell’animo umano qualcosa c’è.

In questo libro, come già in passato, lei racconta l’esclusione e il rifiuto attraverso gli occhi dei bambini.

Sì, ma quello di questo racconto è un bambino diverso. È un genietto sveglio ma anche solitario, emarginato perché più piccolo, ma che però osserva. Nei miei libri metto l’esclusione sempre sotto vari punti di vista, ad esempio nel caso dei ragazzi anche attraverso episodi di bullismo, che è un primo, piccolo passo che può portare anche al razzismo. Il ragazzo del romanzo dunque non è solo ebreo – la grande esclusione – ma anche un bambino emarginato perché piccolo.

Per scrivere questo libro si è ispirata a una storia vera.

È la storia vera di mio marito, ricostruita attraverso gli episodi che lui di tanto in tanto raccontava, e insieme il racconto di una salvezza quasi miracolosa che io ho concatenato in un romanzo.

Lei ha parlato di “mistero dell’animo umano” di fronte alle prove che la vita, a volte, sottopone.

Di fronte a un pericolo l’essere umano reagisce in modi diversi, e nelle scelte di vita fatte in momenti simili converge tutto quello che siamo, lo spirito avventuroso, il coraggio, la paura, perché l’essere umano è fatto di grandi contraddizioni, ed ecco perché è un mistero. In questa storia un ragazzo che scappa, come laico, si impunta a voler portare con sé una catenina che potrebbe metterlo in pericolo, e che invece diventerà un simbolo di salvezza. L’ultima parte poi è molto avventurosa, con elementi che fanno capire quanto bisogna lottare per difendere se stessi, e forse i ragazzi si sono identificati anche per questo.