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È come la ferita di una spada l'irresistibile sorriso di Mehparé

Autore: Matteo Strukul
Testata: La Stampa - Tuttolibri
Data: 23 giugno 2018

Torna uno dei più celebri autori turchi, Ahmet Altan, scrittore con milioni di copie vendute e tradotto in una decina di lingue. Ma quella di Altan è una storia tragica: imprigionato per reati d’opinione con l’accusa di aver diffuso messaggi subliminali contro Recep Tayyip Erdoğan, quest’anno è stato condannato all’ergastolo, in seguito a un processofarsa, giudicato colpevole di aver appoggiato il colpo di stato fallito del 2016.

Figlio di questa drammatica esperienza è Tre manifesti per la libertà, trittico che raccoglie le sue memorie difensive, dura denuncia del sistema corrotto e violento che ha trascinato la Turchia ad essere un Paese governato da un dittatore.

Il nuovissimo Come la ferita di una spada, è invece un affascinante primo romanzo d’una tetralogia storica che prende il nome di Quartetto Ottomano. Magnificamente tradotto da Claudio Ombegari e Paola Ragazzi, questo nuovo lavoro di Altan si rivela raffinatissimo e di rara bellezza.

Ambientato nell’Impero Ottomano della seconda metà dell’Ottocento, Come la ferita di una spada tratteggia una grande saga familiare, durante il crepuscolo di una città stupenda e ferita a un tempo: Istanbul.

Assistiamo dunque alla storia di Mehpare Hanim, donna di straordinaria avvenenza e dalla prorompente sensualità, delle sue prime nozze con Sheyh Effendi, uomo religioso e tormentato dai sensi di colpa. Quest’ultimo, pur di averla, arriva a perdere se stesso in un turbine di passione, al punto da chiedere il divorzio in capo a poco più di un anno per liberarsi dal potere magnetico di colei che egli non esita a definire una strega.

Mehpare Hanim convolerà di lì a poco a seconde nozze con il figlio del medico di corte, il giovane Hikmet Bey, intellettuale educato a Parigi e poi indolente e raffinato gentiluomo a Istanbul. Anche questo secondo matrimonio, giorno dopo giorno, incendierà i sensi della coppia e condurrà entrambi sul precipizio di una passione senza quartiere in una miscela di sentimento e maledizione a dir poco ammaliante.

Ma questa grande, infinita storia d’amore, che sciorina in modo spietato i temi della colpa, del tradimento, della pena, del coraggio e del sacrificio si pone, in modo simbolico, al centro di una Istanbul mai così feroce e sanguinaria: dilaniata dalle pretese dei pascià, dei governatori, dei ministri, di un’infinita e avida burocrazia che punta a conquistare con l’inganno e la menzogna il potere, confondendo il Sultano, esacerbandolo, rendendolo inconsapevole complice di odiose macchinazioni. Saranno proprio queste a portare all’esilio del maresciallo pazzo, Fuat Pascià, eroe di guerra e capro espiatorio di una congiura unicamente volta a indebolire il Sultano.

Ne esce un affresco lucido e spietato, tanto più seducente perché cesellato nell’oro rosso d’una città indimenticabile: Istanbul con i suoi palazzi, i chioschi riccamente decorati, le ville scintillanti sulle rive del Bosforo, le nuvole nel cielo, gialle come zolfo ma anche Istanbul matrigna, dai quartieri malfamati, popolati di tagliagole e prostitute, ribollente di conflitto, tradimento, guerra. Non manca l’azione, quella più violenta e crudele, come quando assistiamo a un duello al coltello, il saldirma, e vediamo un gigantesco eunuco, forte come un toro, fatto letteralmente a pezzi da un guerriero che conosce alla perfezione le tecniche più raffinate dello scontro all’arma bianca.

La scrittura di Altan è quanto di meglio si possa desiderare: è puro incanto, meraviglia, l’autore gioca con i colori, con le sensazioni, ricama sipari interiori per il lettore e lo fa con una sensibilità rara, tratteggiando con la propria penna un giardino di delizie che risulta semplicemente indimenticabile. Riesce incredibile e tragico pensare che oggi un autore di simile talento possa trovarsi dietro le sbarre di un carcere, fa riflettere sul senso della libertà, sul fatto che nulla è scontato e garantito e forse è proprio questa, in ultima analisi, la grande lezione della scrittura di Altan che con il suo infinito amore per la vita non esita a mostrarci, attraverso lo strumento del romanzo storico, l’abiezione e la crudeltà cui può giungere l’uomo. Proprio per questo, l’amaro splendore della storia ci fa disperatamente desiderare che i lettori possano decretarne un grande successo e che, al contempo, le edizioni e/o procedano al più presto con la pubblicazione del secondo romanzo del Quartetto Ottomano.