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Tiraboschi e l'Angelo del mare fangoso

Autore: Alberto Francesconi
Testata: Il Gazzettino di Venezia
Data: 1 luglio 2018

Tre donne emancipate si muovono in una Venezia delle origini. Fiabesca e a tratti cupa, per dipanare il caso di un delitto che arriva a sconvolgere le loro vite e quella della città cresciuta sull'acqua. È la trama di una Serenissima in versione "noir" che si dipana ne "L'angelo del mare fangoso" (Edizioni E/O) con il quale Roberto Tiraboschi chiude il primo detto di una saga sulle origini medioevali di Venezia. Dopo "La pietra per gli occhi" e "La bottega dello speziale", il racconto si sposta di qualche anno agli inizi del XII secolo in una città oppressa dalla siccità dove si muovono la schiava Kallis, Magdalena, moglie di un ricco mercante e Abella, prima donna ad esercitare la medicina in città. Tre figure femminili dietro le quali si muove l'ambigua figura di un monaco. Uno scenario che si presta a far galoppare l'immaginazione e che rivela le origini dell'autore, drammaturgo e sceneggiatore per vari registi italiani, da Liliana Cavani a Silvio Soldini. Per lo scrittore e sceneggiatore non è quindi difficile condire la trama principale con vicende parallele come quella del giovane cantore Marco Anuar che sbarca dalla nave fantasma all'inizio del racconto - imprevisti e colpi di scena che si leggono d'un fiato, sostenuti dal ritmo veloce della narrazione.

Lo sforzo innovativo sta nel portare la narrazione in un'epoca lontana da quella in cui il lettore è più abituato, nella queale Venezia non è ancora Serenissima e deve lottare , prima ancora che con i propri nemici, con gli elementi naturali. Come l'acqua anche quando questa viene a mancare e causa una stagione secca e arida. Storia e fiction così finiscono per fondersi assicurando un quadro realistico di quella Venezia così lontana nel tempo, godibile sia per i lettori locali che per i "foresti", per i quali un glossario pubblicato in appendice aiuta a districarsi fra barene, velme e "ferri sbusi" per soffiare il vetro.