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«Il secondo cavaliere» di Alex Beer

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: Sololibri
Data: 18 luglio 2018
URL: https://www.sololibri.net/Il-secondo-cavaliere-Beer.html

Un’autrice austriaca, Alex Beer, si cimenta con il poliziesco, ma in questo caso parliamo di un’accurata ricostruzione storica nel cui ambito si muove il personaggio creato dall’autrice, il poliziotto Augustin Emmerich che aspira ad entrare nella Squadra Omicidi nella Vienna de 1919. Siamo a pochi mesi dalla fine della Prima Guerra Mondiale, che ha visto con la pace di Versailles la fine dell’Impero austro-ungarico, la proclamazione della Repubblica Socialdemocratica, rendendo la grande Vienna, un tempo gloriosa capitale di un impero millenario, una città affamata, miserabile, nella quale si trascinano reduci della guerra perduta, orfani, donne che si prostituiscono per sfamare la famiglia, mentre si arricchiscono immensamente trafficanti che vendono alla borsa nera generi di prima necessità.

In questo squallore senza fine una serie di inspiegabili suicidi incuriosiscono ed allarmano Augustin Emmerich, anche lui un reduce che porta su di sé le ferite di guerra, una gamba contiene una scheggia e i dolori lo perseguitano. Tuttavia la sua caparbietà nell’indagare sui morti, che casualmente fanno parte di una stessa compagnia che sembra si sia macchiata di atroci delitti contro i civili durante la guerra, lo mettono in grande difficoltà, tanto che lui stesso sarà accusato di essere l’assassino di quei morti che non si sono affatto suicidati. Malgrado l’aiuto del giovane agente Winter, Emmerich finisce in guai serissimi, che lo porteranno ad agire da fuggiasco pur di affrontare la verità, che lui persegue dotato com’è di un grande senso del dovere ed una fiducia profonda nella giustizia.

La validità di questo romanzo, il primo di una serie che vedrà protagonista il coraggioso poliziotto viennese, provato da un’infanzia in orfanatrofio, con una difficile e sfortunata vita affettiva, sta nell’accurata e documentatissima ricostruzione dell’anno 1919 nella città di Vienna. La storia, la società, l’economia, il costume, le abitudini, i personaggi, tutto è illuminato da fari che ci raccontano con inediti particolari come fu vissuta quella fase del primo dopoguerra da cittadini provati da un’inattesa sconfitta, dalla caduta di un mito, quello della potenza imperial-regia su cui il mondo austriaco si era retto per secoli. Nell’interessante postfazione con cui Alex Beer termina il suo coinvolgente romanzo d’esordio, la toponomastica viennese viene raccontata per spiegare come i luoghi in cui si muovono i personaggi, alcuni ricalcati su persone realmente esistite, sia fedelissima.

Tutti gli ambienti cittadini trovano spazio nel romanzo: dai boschi intorno alla città, spogliati da chi taglia gli alberi per sopravvivere al gelo, ai caffè storici, dai luoghi malfamati agli ospedali, dalla Fortezza, un enorme sotterraneo dove i trafficanti di borsa nera hanno stabilito il loro segretissimo quartier generale, alle grandi sale dell’Hofburg, nelle quali per pochi ricchissimi la vita di prima della caduta continua indisturbata. Abiti di lusso ed elegantissimi vestiti da sera si contrappongono a migliaia di uomini e donne affamati, denutriti, che vagano per la città in cerca di cibo per sopravvivere un altro giorno, stremati dalla malattia, dell’inedia, dal freddo, dalla tubercolosi, dalla spagnola, dall’alcolismo.

Nelle sue disavventure Emmerich viene ospitato per qualche giorno in casa del suo assistente Winter: in una residenza nobiliare le stanze sono abbandonate, i mobili perduti, il gelo opprimente, tranne in un piccolo pezzo del palazzo, dove si è rifugiata la nonna, unica sopravvissuta all’epidemia di febbre spagnola, che come una statua tenta di resistere alla fine del suo mondo, del suo imperatore, della sua ricchezza, dei suoi ingiusti privilegi: una sorta di personaggio tipico della Finis Austriae, su cui tanto si sono cimentati i più grandi romanzieri mitteleuropei. Il nuovo, rappresentato dall’architettura del grande Adolf Loos, il cui “palazzo senza sopracciglia” nella Michaelerplatz era odiato da Francesco Giuseppe, è tuttora meta dei conoscitori della migliore architettura novecentesca e nel libro rappresenta il nuovo secolo che avanza, e che l’abilità della scrittrice rende con efficacia narrativa.

Siamo in attesa delle nuove avventure di Emmerich finalmente promosso alla Squadra Omicidi, che certo non ci deluderà.