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Vienna in rovina nel 1919. L'ispettore è un reduce

Autore: Ranieri Polese
Testata: Corriere della Sera - La Lettura
Data: 29 luglio 2018

Sulla copertina dell'edizione italiana de Il secondo cavalìere di Alex Beer (e/ o, traduzione di Silvia Manfredo) c'è una foto d'epoca del Café Central di Vienna. Aperto nel 1876 nel cuore del Primo Distretto, fra Santo Stefano e il Rathaus, era il luogo di ritrovo di letterati e artisti, e non solo: fra i suoi clienti più celebri si ricordano Trotsky, Lenin, Freud e anche il giovane Hitler.

Nel 1919, nei primi mesi della neonata Repubblica austriaca, nei giorni in cui si svolge il romanzo di Alex Beer, il Café Central è uno dei pochi posti dove si beve ancora del vero caffè. Nella città affamata di quel freddissimo e disperato dopoguerra, solo i nuovi ricchi possono permettersi di sedere ai tavoli quel locale, come per esempio Kolja, il re della borsa nera. La polizia cerca di incastrarlo, il nuovo governo socialdemocratico vuole debellare il mercato clandestino che vende di tutto, dai vini alle medicine, ma Kolja è troppo astuto per farsi prendere con le mani nel sacco. Del resto, l'ispettore August Emmerich incaricato di dargli la caccia preferisce interessarsi a una serie di misteriosi delitti che si susseguono in pochi giorni: i morti sono tutti reduci, ed Emmerich scoprirà che avevano fatto parte dello stesso battaglione sul Fronte orientale, in Galizia, dove i soldati austriaci si resero responsabili di atrocità contro la popolazione civile.

Pubblicato nel 2017 da Random House/Bertelsmann, il romanzo, che ha ricevuto il Premio Leo Perutz conferito dalla città di Vienna e dall'Associazione dei librai austriaci, è il primo di una serie sempre con Emmerich protagonista. In questo 2018, infatti, è uscito il secondo volume, Die rote Frau («La signora rossa»). L'autrice - si firma anche qui con lo pseudonimo Alex Beer - è l'austriaca Daniela Larcher, già conosciuta per una serie di polizieschi ambientati, questi, nella Vienna di oggi. La scelta di raccontare la ex capitale dell'Impero all'indomani della sconfitta forse è stata influenzata dal successo dei libri del tedesco Volker Kutscher ambientati nella Berlino anni Venti (dal primo volume, Babylon Berlin pubblicato in Italia da Feltrinelli, è stata tratta la serie Sky).

Alex Beer ha comunque compiuto un grosso lavoro di documentazione, di cui rende conto nella postfazione. Qui ci sono le notizie sul locali dove Emmerich conduce le sue indagini, il malfamato Poldi Tant di Nussdorfer Platz e lo Chatham Bar. Il primo nel 1970 è diventato Gasthof zum Renner; il secondo, nightclub con annessa una backroom per ogni genere di prestazioni sessuali, ha ceduto il posto al mitico Café Hawelka non lontano dal Duomo di Santo Stefano. Indicazioni che servono anche come guida per turisti in cerca dei segni lasciati dalla storia recente: cosi, per chi volesse affrontare una discesa nel sottosuolo di Vienna sulle orme di Emmerich e del suo assistente Ferdinand Winter, l'autrice consiglia il Dritte Mann Tour, che segue appunto l'itinerario de Il terzo uomo, il celebre film con Orson Welles.

Apprezzato dai recensori per l'accuratezza della ricostruzione storica («un capolavoro di pittura di atmosfera» si legge nella motivazione del Premio Leo Perutz) Il secondo cavaliere si ispira nel titolo all'Apocalisse di Giovanni, ed è il cavaliere sul cavallo rosso quello che è mandato per «togliere la pace dalla terra, perché gli uomini si sgozzassero fra loro». Una fosca profezia che, nel romanzo, una vecchia pazza lancia come una maledizione contro Emmerich. E l'ispettore, che crede al malocchio, capisce che l'indagine che sta seguendo contro gli ordini dei superiori può solo portargli guai e disgrazie. Reduce di guerra - ha combattuto sull'Isonzo - Emmerich ha riportato una ferita a una gamba che gli provoca forti dolori. E per calmarli, ricorre alle pasticche di eroina. Figlio di NN, cresciuto in orfanotrofio, ha finalmente trovato l'amore di Louise, una vedova di guerra con tre bambini a carico, per cui lui fa da vice-padre.

Ma anche qui il destino ha in serbo una brutta sorpresa per lui. Vorrebbe entrare a far parte della Squadra omicidi, ma intanto deve fingere di stare sulle tracce dei signori della borsa nera. Gli hanno affidato come assistente il giovane Ferdinand Winter, che viene da una famiglia benestante rovinata dalla guerra e dalle malattie. Timido, delicato, Winter non sopporta la vista dei cadaveri, il tanfo della morgue. Emmerich all'inizio usa metodi bruschi con lui, ma il ragazzo saprà rendersi indispensabile.

La coppia Emmerich-Winter funziona alla perfezione e si presta benissimo al trattamento seriale; anche la trama è condotta con sicurezza, in ossequio al metodi collaudati del genere poliziesco (come quando l'ispettore viene accusato di un delitto e si trova a essere braccato dalla polizia).

Ma in realtà la vera protagonista è la Vienna del 1919, una città ridotta in miseria, decimata dalla febbre spagnola del 1918, con lunghe file davanti ai dormitori pubblici e alle poche mense benefiche. Chi può cerca di emigrare, e improvvisate agenzie di viaggio propongono i paradisi dell'America del Sud: in realtà si tratta di truffatori che speculano sulla disperazione generale. I palazzi che ricordano il passato splendore sono abbandonati, qualcuno pensa di vendere arredi e opere d'arte. In un locale si ascolta una celebre aria de Il pipistrello di Johann Strauss: «È davvero felice chi può dimenticare quello che non si può cambiare». Ma come si fa a dimenticare povertà, fame, sporcizia?