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La ragazza del Convenience Store, la recensione: una scintillante anomalia chiamata Giappone

Autore: Elisa Giudici
Testata: MondoFox
Data: 27 agosto 2018
URL: https://www.mondofox.it/2018/08/27/la-ragazza-del-convenience-store-la-recensione-una-scintillante-anomalia-chiamata-giappone/

Il fenomeno letterario capace di vendere 1 milione di copie in Giappone vale tutta l'attesa che ha generato: La ragazza del Convenience Store è un romanzo sferzante e davvero spiazzante.

C'è qualcosa della freschezza con cui Banana Yoshimoto travolse il mercato mondiale negli anni '90 in La ragazza del Convenience Store di Sayaka Murata, premiatissima scrittrice giapponese under 40 e new entry della collana dedicata alla letteratura giapponese contemporanea di Edizioni e/o. Tra le righe del suo romanzo però - autentico caso letterario da un milione di copie in patria e vincitore del prestigioso Premio Akutagawa - non riuscirete a trovare quella lievità di atmosfere, scrittura e sentimenti che è indissolubilmente legata al nome di Banana. Al contrario, Sayaka Murata è una scoperta ad ogni rigo; imprevedibile, spiazzante, talvolta sferzante.

Il suo segreto è forse quello di non essere una maschera letteraria dietro cui si nasconde una persona vera. La ragazza del Convenience Store infatti è un romanzo dal chiaro peso politico e sociale, eppure è anche fortemente autobiografico. Senza la bussola fornita dalla bizzarra vita della protagonista Keiko Furukura sarebbe difficile fare un po' di luce sull'esistenza della sua creatrice, la cui biografia è altrettanto unica nel panorama del Sol Levante.

Umane stranezze

Konbini Ningen (letteralmente persona konbini) ruota tutto attorno a una sorta di istituzione commerciale e sociale del Giappone odierno: il convenience store (o konbini nella versione abbreviata e informale). Diffusi capillarmente sull'intero territorio, questi piccoli ed efficientissimi supermercati sono un costante geografica e una sicurezza sociale. In quasi ogni via se ne trova uno, aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, capace di nutrire e assistere i cittadini con innumerevoli servizi. Il konbini è il simbolo di molti aspetti contrastanti della società nipponica: da una parte la capacità di assistere al meglio la persona, dall'altro un mondo del lavoro asfissiante e spesso vessatorio. Nei konbini infatti i turni sono lunghi e in orari infelici, il lavoro poco qualificato, la paga bassa, le possibilità di carriera quasi inesistenti. Non sorprende quindi che sia considerato il classico lavoretto di ripiego e che i suoi dipendenti siano studenti, casalinghe, artisti falliti e persone costrette a sbarcare il lunario.

Tutti sembrano considerarla una soluzione transitoria e di ripiego. Tutti tranne Keiko Furukura, che lavora nello stesso convenience store da quando ha 18 anni, dal giorno dell'inaugurazione dello stesso. Ora di anni ne ha 36, il suo aspetto non è piacente e le sue prospettive economiche future poco rosee. Perché ostinarsi a lavorare al konbini? Se lo chiedono tutti e Keiko riceve da familiari e colleghi domande e consigli sempre più saccenti e non richiesti, quando non pressioni vere e proprie.

Questo però non è un romanzo che si avvolge di un'aura drammatica per lanciare una denuncia. A sottolineare impietosamente le regole ricattatorie su cui è costruita la società giapponese ci pensa la stranezza patologica della protagonista, assolutamente incapace di interiorizzare le regole del vivere sociale. Sin da piccola le sue reazioni contrarie al sentire comune, la sua incapacità di capire il non detto del vivere quotidiano e sociale, la rendono strana, bizzarra. Keiko vorrebbe capire le regole che le vengono taciute e che involontariamente finisce per infrangere. Sopravvivere per mimesi, imitando gli altri, spesso fraintendendone intenzioni e scopi.

Il suo disagio psicologico trova un'imprevista soluzione nel colloquio di lavoro presso il konbini: quel manuale di regole surreali che obbligano il dipendente a parlare, muoversi, sorridere e sgolarsi secondo un preciso elenco di regole è tutto ciò che desidera da sempre. Guidata dalla struttura artificiosa del konbini, Keiko si sente finalmente normale e trova sua felicità. Quella realtà che sta stretta ai colleghi e che li rende insofferenti dona a Keiko uno spiraglio di comprensione, un ambiente in cui è più semplice fingersi "un normale essere umano".

La crudeltà dell'essere normali

Sayaka Murata sa di cosa parla: per lungo tempo dopo il suo fortunato debutto ha continuato a lavorare in un konbini e a dedicare solo parte della sua giornata alla scrittura. L'autrice è uno dei rari casi di donna giapponese sfuggita alla fortissima pressione sociale che quasi obbliga le donne a sposarsi e metter su famiglia superati i 25 anni. Sulla soglia dei 40 anni vive ancora con il padre giudice e la madre casalinga. La ragazza del Convenience Store potrebbe essere scambiato per il romanzo generazionale di quei non più giovanissimi giapponesi che come lei rifiutano di sposarsi e spesso vivono coi genitori, facendo crollare il tasso di natalità e registrando le prime crepe nel soffito di cristallo nella società fortemente sessista e tradizionalista in cui vivono.

Eppure l'attenzione di Murata è focalizzata altrove e da lettori è davvero difficile capire dove stia andando a parare, perché Keiko è una protagonista che è difficile interpretare. In lei vive chiaramente un forte disagio psicologico, eppure ha saputo trovare una soluzione bizzarra ma efficace allo stesso. Keiko è una donna priva di impulsi sensoriali e sessuali: non è interessata al sesso, preferisce i cibi al vapore e l'acqua calda alle saporite pietanze e bevande tradizionali. Vive da asceta, non ha desideri di possesso o socialità. L'unica entità con cui riesce ad entrare in comunione è il konbini. In un crescendo surreale la protagonista si strania dalla sua condizione umana, arrivando a desiderare la comunione con il konbini come organismo vivente. La realtà del convenience store sa essere crudele come la legge della natura: è un luogo costretto al perenne cambiamento per rimanere sempre uguale a sé stesso, che elimina spietatamente chiunque non gli sia più funzionale.

Man mano che gli esseri umani, i "normali" attorno a Keiko, tentano di ricondurla alla ragione diventa palese il brillante, grottesco ribaltamento dell'autrice. Se Keiko è autosufficiente e felice, perché dovrebbe abbandonare la bizzarra ma innocua esistenza che conduce? Genitori e amici preoccupati diventano figure via via più grottesche e violente, che esercitano più o meno inconsapevolmente quella pressione sociale "astratta" che persone come Sayaka Murata vivono tutti i giorni. Il normale in questo romanzo è un sintomo di coercizione in nome della convenzione e diviene abietto, meschino, mostruoso.

Con il suo crescendo visionario, La ragazza del Convenience Store mette in luce la potenza di un costrutto sociale che si basa sulla conservazione ad ogni costo delle convenzioni sociali. Spiazzante e sferzante, restituisce la contraddizione che si nasconde nelle pieghe della società giapponese in maniera sorprendente. Tra le proposte della neonata collana Giappone di Edizioni e/o, è il titolo migliore, davvero imperdibile per gli appassionati.

La ragazza del Convenience Store, tradotto da Gianluca Coci ed edito da Edizioni e/o, sarà disponibile nelle librerie dal 29 agosto 2018.