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Giallo a Vienna con apocalisse

Autore: Martino Freschi
Testata: Avvenire
Data: 18 agosto 2018

Poliziesco. L'austriaca Daniela Larcher spopola in libreria coi casi dell'ispettore Emmerich. Intrigo e atmosfera cupa evocano Joseph Roth

Un autentico giallo comincia dalla copertina, nel senso che Alex Beer, il presunto "autore" de Il secondo cavaliere. Un caso per August Emmerich (Edizioni e/o, pagine 336, euro 18), è il nome d'arte dell'austriaca Daniela Larcher. Il suo "poliziesco" è esposto in ogni vetrina delle librerie di Vienna, insieme ad altri "confratelli" polizieschi sempre più amati anche in Austria, tanto che in queste settimane si svolge un festival del giallo, mentre in libreria gli italiani si fanno onore con l'intramontabile Camilleri, Carofiglio, ma anche con il napoletano d'elezione Fabio Paretta, che in realtà è lo pseudonimo di un tedesco emigrato (per amore?) a Napoli, come Veit Heinichen a Trieste, che però ha mantenuto il nome germanico.
I mitteleuropei propongono un intrigante romanzo giallo a sfondo storico Donaudämmerung (Tramonto danubiano) di Thoman Buchner che, con il uso interesse storico, si avvicina alla Larcher, autrice, già affermata, di romanzi polizieschi con due filoni: una serie ha per protagonista il commissario Otto Morell, mentre l'altra collana "viennese" è incentrata sull'ispettore di polizia August Emmerich. Con lui siamo nella Vienna del primo dopoguerra; la città è devastata dalla disintegrazione dell'impero: la sua grandezza, il suo splendore, il suo benessere sono distrutti. Infatti, accanto a Emmerich, la vera protagonista del racconto è Vienna in uno dei momenti più critici, ma sempre affascinanti della sua storia. Da questa prospettiva le intense descrizioni della città ricordano un altro grandissimo romanzo viennese con la medesima ambientazione postbellica: La ribellione di Joseph Roth del 1924. Ciò conferma la straordinaria potenza ispiratrice della capitale austriaca, fonte inesausta di storie e racconti. È, quella del Secondo cavaliere una città umiliata, incredula che sia tutto distrutto, tramontato per sempre: l'Impero non esiste più, l'imperatore in esilio, la miseria più nera attanaglia la maggioranza della popolazione. Il paesaggio lentamente si anima: borsaneristi, ladri, mendicanti, prostitute, criminali e una serie impressionante di suicidi, che però destano il sospetto del nostro ispettore distrettuale Emmerich, un poliziotto burbero di estrazione proletaria (cresciuto alla dura scuola dell'orfanotrofio), un "irregolare" che non rispetta le direttive dell'ispettore dipartimentale, l'elegante e distinto Leopold Sander, che lo rimprovera di perdere tempo in indagini che non competono al loro dipartimento, bensì alla mitica sezione Omicidi diretta dall'abile Carl Horvat. Ma Emmerich è una testa dura e prosegue le indagini.
A un certo punto, per far contento il suo superiore, gli riesce un colpo sensazionale: arresta tutta una banda di borsaneristi, ma ciò avviene con una soffiata del capo della banda rivale, Veit Kolja, che, rintracciato attraverso un emozionante inseguimento nei canali e negli spurghi delle fogne della città sotterranea, è in realtà troppo potente per farsi arrestare, ma conclude un patto con l'ispettore, consegnandogli la banda concorrente. Kolja si rivela un simpatico e fortunato furfante che dà a intendere che la borsa nera è un'opera filantropica per alimentare la città. Inoltre Kolja è una vecchia conoscenza dell'ispettore Emmerich: "colleghi" e già rivali nel medesimo orfanotrofio. A Emmerich interessa capire la serie di presunti suicidi, in realtà omicidi, che si stanno verificando in città. Gran parte della tensione del racconto, che fila dritto e avvincente verso il gran finale (che mi corre l'obbligo di tacere), è nel caratteraccio di Emmerich. Il dramma di una Vienna prostrata si intreccia alla tragedia familiare dell'ispettore che vive con una giovane vedova di guerra con tre figlietti, che ama riamato. Ma a un certo punto spunta dal nulla il marito, reduce di guerra, dato ufficialmente per morto, assai mal ridotto, pur tuttavia vivo. Luisa, cattolica convinta, ancorché con il cuore infranto, torna con il marito, lasciando il nostro povero August letteralmente in mezzo a una strada, anzi a un canale: così viene ritrovato dopo una colossale ubriacatura per dimenticare la delusione, spogliato dei vestiti e dei beni, tra cui la medaglia di riconoscimento della polizia e il revolver. Allora ne succedono di tutti i colori. Una donna viene uccisa e derubata e accanto al cadavere si trovano il distintivo e la pistola di Emmerich che, accusato di omicidio, viene incarcerato. La descrizione del carcere rappresenta uno degli inserti più toccanti e drammatici di tutto il romanzo. August, tuttavia, reisce a evadere. Dopo una serie di incontri e scontri con immensa suspence ci si avvicina allo scioglimento di quella che stava per diventare una tragedia, ma con un autentico e imprevedibile coup de théâtre tutto si aggiusta. La tensione del racconto è nell'atmosfera cupa, dolente di questa Vienna travolta dalla sconfitta epocale. Con la sua maestà il tragico Secondo Cavaliere dell'Apocalisse (da cui il titolo), quello della guerra, della violenza, pervade, in un sottile intreccio tra realtà e simbolismo, l'intero romanzo, elevando il racconto a scenario apocalittico: «Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada».