Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Il mio amore fuori misura per il supermercato

Autore: Sayaka Murata
Testata: Futura - Corriere della Sera
Data: 31 agosto 2018
URL: https://www.corriere.it/futura/31-08-2018/-7bbffe40-ab63-11e8-9764-e6a99f8035d4.shtml?item-num=4

Caro konbini, ti chiedo scusa per il preambolo. Ci conosciamo da circa diciassette anni eppure è la prima volta che ti scrivo una lettera. Quando ci siamo incontrati ero solo una diciottenne. All'epoca mi facevi un po' paura, ti consideravo un rappresentante del mondo degli adulti e temevo che non sarei riuscita a starti accanto molto a lungo. Tutte le volte che ti vedevo ero sempre nervosa. Avevo in tasca un bloc-notes in cui annotavo giorno per giorno le tue piccole abitudini e ogni tuo gesto.

Non sono in grado di dire con precisione quando ci siamo messi insieme, e credo che nemmeno tu te lo ricordi, vero? Forse è stato quella volta in cui siamo rimasti da soli alle due di notte. All'improvviso non c'era nessun altro disponibile e mi è stato chiesto di restare, e così mi sono fermata dentro di te fino all'alba. Di solito stavamo insieme solo durante il giorno o di sera, perciò il cuore mi batteva forte e sentivo con tutta me stessa il profumo intenso di quella notte estiva. Al momento di tornare a casa fui presa da una voglia irresistibile di vedere il tuo viso imbarazzato e ti chiesi: «Secondo te un konbini e un essere umano possono fare l'amore?». Credevo che saresti diventato tutto rosso e avresti cominciato a balbettare senza sapere cosa rispondere. E invece sei rimasto tutto d'un pezzo e mi hai detto: «Perché me lo domandi? Lo stiamo già facendo, no? Tu vieni dentro di me tutti i giorni». Nel sentirti pronunciare quelle parole, guardando la tua espressione seria, ebbi la viva sensazione che ci fossimo finalmente messi insieme.

Dopo quella volta è cambiato tutto: il lavoro non c'entrava più niente, mi facevo bella e venivo da te, per stringerci come due innamorati. E anche tu mi accoglievi tra le tue braccia curando al meglio il tuo aspetto, con gli scaffali delle riviste, gli specchi all'interno del negozio e tutto il resto tirati a lucido, come se mi sorridessi dal mattino alla sera. Riflettendoci con calma si potrebbe dedurre che non facevi l'amore solo con me, ma anche con il tipo del turno di notte, con il gestore e sua moglie e con le centinaia di clienti che venivano tutti i giorni.

Eppure per te non era così, mi amavi sul serio e ne ebbi conferma quella volta in cui ti chiesi come stavano le cose e mi rispondesti con voce sincera e sorpresa: «No, non è vero, io lo faccio solo con te, gli altri non mi interessano».

Poi, suppergiù tre anni dopo il nostro incontro, tutt'a un tratto mi prendesti in disparte e mi sussurrasti all'orecchio che ti restava appena un mese di vita. Come sai, per me fu uno shock, non riuscii a spiccicare una parola. Non immaginavo che un konbini potesse morire in soli tre anni. Ma purtroppo te ne andasti per davvero. Due giorni prima della tua morte tutta la merce fu ribassata a metà prezzo e venduta, i clienti facevano ressa per accaparrarsi i tuoi ultimi averi. Io assistevo inerme alla scena, angosciata al pensiero che non ti avrei rivisto mai più.

Quando il responsabile mi disse che saresti rinato in un posto a circa un quarto d'ora di bicicletta mi parve di toccare il cielo con un dito. Non ero mai stata così felice in vita mia. In fondo era la prima volta che stavo con uno come te e non sapevo che voi konbini aveste la facoltà di reincarnarvi più volte dopo la morte. E così mi sono innamorata di nuovo di te.

Ne abbiamo passate tante insieme, eh? Ti ho tradito con quel ristorante per famiglie, ho sofferto da cani quando sei morto per la seconda volta. Poi mi sono abituata e la volta successiva è andata già meglio. Una separazione e una riunione dopo l'altra, sono passati in tutto ben diciassette anni. Il tempo è volato, ma io sono ancora qui al tuo fianco. La gente mi chiede spesso: «Perché stai con un konbini? Non sarebbe meglio una persona in carne e ossa?». Oppure: «Non ti sei stufata dopo tutto questo tempo?». Ah, mi dicono anche: «Non può essere amore vero. Forse stai con lui per trarre ispirazione per un romanzo?». Ormai ci sono abituata e tutto questo non mi scalfisce, ma per te è diverso, non è vero? L'altra volta, quando te ne ho parlato scherzandoci su, mi sei parso un po' triste. Allora ho cercato di sollevarti il morale e ti ho detto ridendo: «Non preoccuparti, ti giuro che il prossimo che si permetterà di dire certe cose farà una brutta fine. Lo ammazzerò senza pietà». E tu hai risposto tutto serio: «No, non si ammazzano le persone. Voi essere umani, a differenza di noi konbini, non potete tornare in vita».

Ora che ci penso tu non lasci mai affiorare le emozioni sul tuo viso. Se faccio una battuta a stento sorridi, e se mi appoggio a te e provo ad accarezzarti non arrossisci, resti perlopiù imperturbabile. Eppure ho sempre pensato che ti fosse ben chiaro che ti amo e non ci fosse bisogno di spiegartene il perché. Ma l'altra volta, quando abbiamo discusso per l'ennesima volta della natura della nostra relazione e della possibilità di lasciarci, mi hai detto: «Perché stai con me? Non l'ho ancora capito». Ti assicuro che ci sono rimasta di stucco.

Poi, sperando che tu possa finalmente capire, ho deciso di scriverti questa lettera. I motivi per cui ti amo e sto con te sono almeno un milione, non basterebbero cento pagine per dirteli tutti. Perciò mi limiterò a citarne uno solo, forse quello più importante.

Il primo motivo per cui mi sono innamorata di te è che mi hai resa un vero essere umano. Tutti ripetono che non sei una persona, ma neanche io lo ero finché non ti ho incontrato. O perlomeno non ero una persona che sapeva agire e comportarsi come tale. Stando con te, dentro di te, finalmente sono diventata un essere umano. Tu mi hai dato il mattino, il giorno e la sera, in altre parole mi hai insegnato a riconoscere il fluire del tempo. Mi hai regalato un paio di scarpe speciali con cui camminare senza troppo timore in quel mondo chiamato «realtà». Tu sei stato per me un grande mago. Se non ti avessi incontrato, avrei continuato a vivere nell'inerzia, senza neanche afferrare il senso del tempo e riaprendo gli occhi tutte le mattine come un semplice automa. Tu sei l'unica e incrollabile certezza della mia vita, la mia «normalità». Le emozioni e i sentimenti che provo come essere umano sono solo merito tuo.

Ora che ci siamo confidati tutto fino in fondo forse finiremo per lasciarci. Perché l'amore mi ha trasformata una volta e per sempre in uno di quei mostri chiamati essere umani, mentre tu sei e resterai in eterno un magnifico konbini. Il mio amore è cresciuto oltremisura e forse è diventato un peso eccessivo per te. Che cosa ne sarà di me senza di te? Se non sarai più al mio fianco, forse dimenticherò di nuovo di essere una persona normale. Dipendere così tanto da te mi fa paura. Però, ti prego, permettimi di starti vicino ancora per un po'. Non sono pronta per stare da sola. Ho bisogno di te, della tua confusione dal mattino alla sera, dei tuoi mille rumori, dei nostri appuntamenti sempre nello stesso posto perché non hai gambe per muoverti, dei tuoi «prodotti freschi» pieni zeppi di additivi, della macchina del caffè e di tutte le tue novità, e finanche del tarlo ossessivo che mi tradisci col tipo del turno di notte o con il gestore.

Ti amo e ti voglio con tutti i tuoi difetti, il mio amore per te è come una grave malattia. Perciò non puoi lasciarmi, è tuo dovere stare con me finché non sarò guarita.

Domattina verrò come sempre da te. Metterò un bel vestitino nuovo di zecca e non i soliti blue-jeans, voglio essere dolce e carina per te. Anche tu, mi raccomando, aspettami come facevi un tempo, lindo e splendente, col frigorifero delle bibite in perfetto ordine. Ora che ci penso mi sa che io e te non ci siamo mai baciati. Che domani sia la volta buona? Non vedo l'ora di essere da te!

Il romanzo «La ragazza del convenience store» di Sayaka Murata è uscito il 29 agosto per e/o