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Identità, ossessione, nichilismo

Testata: Nessun cancello, nessuna serratura
Data: 16 agosto 2018
URL: https://nessuncancellonessunaserratura.wordpress.com/2018/08/16/identita-ossessione-nichilismo-nipponia-nippon-abe-kazushige/

E’ possibile portare i valori del vecchio Giappone in un’opera contemporanea? Abe Kazushige sembra esserci riuscito con 147 pagine, nonostante Nipponia Nippon sia considerata un’opera minore nella sua produzione. Come?

Abe-Kazushige1.jpgTōya Haruo è un adolescente poco più che diciassettenne, ma già con un mandato di allontanamento alle sue spalle. E’, infatti, un ragazzo problematico, ossessionato prima dalla figura di Sakura, una sua compagna di banco, e dopo dalla figura dell’ibis crestato. L’ossessione per l’ibis crestato, conosciuto anche come Nipponia Nippon, nasce dal primo dei caratteri presente nel suo cognome. 鴇, toki, significa proprio “ibis crestato” e, a sua volta, questo rarissimo uccello è simbolo dell’intero Giappone. Nonostante la sua importanza per la nazione, però, non ne restano che pochissimi esemplari, di cui due importati dalla Cina. L’obiettivo del governo giapponese è quello di metterli al sicuro sull’isola di Sadogashima, in modo da farli accoppiare e far nascere una nuova generazione di ibis.

Ora, qual era lo status di Yūyū, Shinshin e Aiai, una volta inseriti in quel contesto sino-giapponese? Ecco la nuova questione alla quale Haruo cominciò a dedicarsi. La loro nascita sul suolo giapponese, benché fossero di sangue esclusivamente cinese, poneva a suo avviso una serie di problemi di grande importanza.

Il primo dei problemi di grande importanza è sicuramente da identificare nell’identità giapponese. Di che nazione sono? Bisogna considerare le origini dei nuovi uccelli (che nasceranno da genitori cinesi) o il suolo su cui verranno deposte le uova (e, quindi, giapponesi)? Qualcuno dice che bisognerebbe considerarli privi di nazionalità. Ma questo, per un uccello conosciuto anche come nipponia nippon, per i giapponesi non è possibile.

Molti, in questo assurdo paese, vorrebbero affermare seduta stante che Yūyū e i suoi fratelli sono dei Nipponia nippon e dunque degli uccelli giapponesi, ma non possono farlo perché non esiste nessuna evidenza oggettiva al riguardo. Non so chi possa trarne profitto, e nella fattispecie non ho idea di quale genere di profitta possa trattarsi, ma ho la netta impressione che la maggior parte delle persone coinvolte tenga più al nome che agli uccelli in sé. Quasi come se fosse in gioco il destino della nazione…

Così come da copione, una questione puramente ambientale si è trasformata prima in una questione diplomatica e, successivamente, in una questione economica. Per liberare questi uccelli bisogna ucciderli e, per sottrarli a questo copione già scritto, c’è bisogno di un eroe. In preda a deliri di onnipotenza e in cerca di modi per uscire dall’anonimato, Haruo pensa di essere in grado in farlo.

Con quest’ossessione nichilista e distruttrice, Abe Kazushige crea immediatamente un parallelo con Il padiglione d’oro di Mishima. Sia Haruo che Mizouguchi (protagonista di Mishima) ruotano intorno ad un simbolo dell’identità giapponese. Gli ibis crestati e la bellezza del padiglione d’oro rappresentano il peso di un Giappone spesso troppo opprimente, che ti tiene in qualche modo incatenato ad un destino che sembra essere uguale a quello di tutti gli altri.

Il problema degli ibis crestati viene ricondotto ad una questione di Stato, per il solo fatto che hanno quel benedetto nome scientifico: Nipponia nippon. Anzi, non è forse per questo motivo, per quel nome, che la loro salvaguardia riveste un carattere così eccezionale e tutti si danno un gran da fare? Sono privilegiati rispetto alle altre specie animali in pericolo di estinzione perché rappresentano la nazione, Nipponia nippon…

Altra caratteristica che rende unico questo romanzo, è il modo in cui viene scritto. Abe Kazushige ha uno stile asettico, freddo, anatomico. Riporta tutto, qualsiasi particolare, con una freddezza sconcertante, il che rende il contrasto con i pensieri impazziti di Haruo ancora più accentuato. Nonostante però lo stile sia freddo, riusciamo ad entrare perfettamente nelle mente di Haruo e a seguire la scalata della sua pazzia. Infatti, al racconto della vicenda, sono alternati, nella parte iniziale, gli articoli scientifici, commenti sui forum, e lo stesso diario che Tōya scrive. In questo modo, la suspense è sempre molto alta nel corso della lettura: ce la farà? Gli ibis verranno liberati? Questo sta a voi scoprirlo, io per ora posso solo dirvi che il finale del libro è come un cerchio, come un serpente che si morde la coda.