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Quando invecchiare è bello

Testata: La Libreria Volante
Data: 19 settembre 2018
URL: http://www.lalibreriavolante.it/2018/09/18/come-fermare-il-tempo/

Tom ha 436 anni, è nato il 3 marzo 1581 in Francia, momento difficile per gli ugonotti come lui e sua madre, che per questo sono costretti a emigrare in Inghilterra. Da qui si sposterà spesso, prima all’interno dell’isola – Londra, la Scozia, la campagna inglese – poi alla scoperta del mondo – Stati Uniti, Sri Lanka, Australia – ma tornando sempre in Inghilterra, per cercare Marion, sua figlia. Tom ha più di quattrocento anni, si diceva, ma ne dimostra circa quaranta. È affetto da anageria, una disfunzione per cui invecchia molto più lentamente del normale. Non è immortale, non è un supereroe: si ammala raramente ma soffre e sente lo scorrere del tempo, solo in un modo molto diverso da noi, più come un sollievo che una condanna. Ed è interessante vedere come la vecchiaia può essere percepita come una liberazione in un epoca in cui dobbiamo apparire giovani, forti e belli a qualsiasi età. Ma se devi continuamente mentire sulla tua età, se non puoi rivelare a nessuno il tuo segreto – il rischio è di essere ritenuto figlio delle streghe, nel seicento, o una cavia da laboratorio, ai giorni nostri – ecco che invecchiare può essere un punto d’arrivo, una speranza di una vita più vera e serena.

Leggere la storia di Tom è come fare un viaggio con la macchina nel tempo, andare al Globe Theatre di Shakespeare o bere un Bloody Mary con Zelda e Francis Scott Fitzgerald, salpare alla conquista di terre ancora sconosciute, per poi tornare a Londra e rivivere tutto questo guardando un palazzo, un quadro, una strada trafficata brulicante di storia. Sembra bellissimo e desiderabile: attraversare epoche, conoscere i grandi del passato, vivere mille avventure. Ma se non lo puoi raccontare? Se vedi le persone che ami invecchiare e poi morire? Se i viaggi e le esperienze alla fine ti fanno sentire in una gabbia?

“Come fermare il tempo” è un bel romanzo sul senso del tempo, sull’ansia di trattenere il passato e controllare il futuro, sulla paura di invecchiare e sulla solitudine. Ma è anche una storia di libertà e amore, perché spesso le cose più semplici sono anche quelle giuste. E Matt Haig ce lo dice con un fluire sobrio e lieve, tipicamente inglese, capace di parlare con leggerezza di tutti i grandi dubbi dell’uomo.