Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La curiosità è la molla del mio lavoro. Intervista a Luca Poldelmengo- Negli occhi di Timea

Autore: Eleonora Aragona
Testata: Milanonera
Data: 19 settembre 2018
URL: http://www.milanonera.com/poldelmengo-intervista/

Abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda a Luca Poldelmengo attualmente in libreria con Negli occhi di Timea Edizioni E/O

“A qualsiasi cosa avessero deciso di votarsi, tutti alla fine si sarebbero sottomessi al vero potere, il suo: la paura”. Quanto crede sia reale questa visione del mondo? L’Italia ha vissuto un lungo periodo caratterizzato da stragi senza colpevoli, con quella che è passata alla storia come la Strategia della tensione. Che la paura sia uno degli strumenti prediletti del potere è un fatto storico. Nel romanzo io ipotizzo la presenza di un’unita segreta di polizia, la Red, che grazie all’ipnosi utilizza i cittadini alla stregua di telecamere di sorveglianza. Questo aumenta esponenzialmente il potere investigativo della squadra, inficiando però le libertà personali di chi deve proteggere. Un mezzo potente al servizio del potere la Red, ma per giustificare tanta ingerenza non si può prescindere dalla paura…

Negli occhi di Timea racconta la stessa storia ma ogni scena è narrata dal personaggio che la vive. Perché questa scelta?

Il romanzo racconta di un ex commissario, Vincent, che vuole vendetta, ma a che prezzo? Di un politico che desidera conservare e accrescere il proprio potere, ma in che modo? Di uno scienziato che si ostina a dare un senso al proprio dolore affermando il valore della giustizia, ma scendendo a quali compromessi? Chi di loro ha ragione? Dove sta il bene? Non amo dare ai miei lettori verità preconfezionate. Voglio che vivano ciascuna situazione, anche e soprattutto le più scomode, da più angolazioni. Che si facciano le loro opinioni, decidano con chi stare, che ciascuno scelga la sua verità.

I suoi sono tutti dei potenziali cattivi e buoni, a seconda che a guardarli sia la società o uno dei personaggi. Crede che sia così per tutti noi?

Questa domanda mi rende particolarmente felice, perché se me la pone vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro. Credo che ciascuno, se si escludono i pazzi di cui non scrivo mai, si muova mosso da delle ragioni in cui crede. Vincent è convinto di meritare vendetta, a qualunque costo. Il professor Basile crede che la giustizia valga più della vita umana. Persino un giornalista controverso come Toni D’Angelo è pronto ad assolversi dai suoi ripugnanti comportamenti. Siamo molto bravi ad assolverci, almeno quanto lo siamo a giudicare gli altri.

Forse solo Leka e Timea sono del tutto innocenti. è stato un caso che abbia scelto due figure così diverse a testimoniare l’unico lato positivo?

Quella di Leka è un’innocenza involontaria. Diciamo che non ho dato l’occasione al futuro primo ministro albanese di mostrarsi colpevole perché la storia gli chiedeva altro. Timea invece è una scelta precisa. Una bambina di cinque anni, lei sì davvero innocente. Ciascuno dei protagonisti di questo gioco di potere dovrà scendere a patti con questa verità. Timea è lo specchio che li mette inesorabilmente a nudo di fronte alle loro coscienze.

In tutti i suoi romanzi parte da un caso di cronaca, ne L’uomo nero era stato l’omicidio stradale in questo il “miracolo albanese”. Ed è anche uno dei pochi autori che a fine libro inserisce la bibliografia di alcune fonti a cui ha attinto. La ricerca ha un grande valore nel suo lavoro…

Sì, perché il mio lavoro è mosso sempre dalla curiosità. Io racconto una storia perché sono il primo a interessarmi di una vicenda, di una situazione, a volerla capire, sviscerare, per poterla poi tramutare in altro. In questo romanzo ad esempio lo spunto è stato un eccidio avvenuto in Francia nel 2012 passato alle cronache come il massacro di Chevaline. Per quanto riguarda la documentazione in senso più stretto sia in Nel posto sbagliato che in Negli occhi di Timea (i due romanzi in cui tratto le vicende della Red) c’è una componente scientifica che ho ritenuto opportuno approfondire per rendere la finzione più realistica possibile. Il linguaggio che il professor Basile e Vincent utilizzano durante le ipnosi non è fonte della mia immaginazione, ma di documentazione e confronto diretto con un luminare nel campo.

Se dovesse pensare ad una trasposizione video del romanzo chi potrebbe interpretare l’albino, il suo killer/tutto fare?

Russel Crowe, oppure tra gli italiani vedrei bene Michele Placido.

È un personaggio particolarmente affascinante, probabilmente il più umano in fondo, nonostante il suo “lavoro”…

L’albino nel romanzo che apre questo dittico Nel posto sbagliato, era un personaggio di cui non sapevamo nulla, un freddo esecutore. In Negli occhi di Timea mi sono divertito a togliergli la maschera, a scoprire l’uomo che c’è dietro.

Le donne nel suo romanzo sono per lo più vittime, della ingiustizia, delle loro nevrosi e dell’autodistruzione. Trovano sicurezza in un uomo o in un figlio e devono in ogni caso essere salvate. Non è un po’ riduttivo ormai questo modello di donna?

Non sono completamente d’accordo. Sara, un ex membro della Red, trova sì la voglia di reagire per via di una inaspettata maternità, ma poi è lei, grazie alle sue risorse, a farsi parte attiva, determinante, per se stessa e per gli altri. La stessa Valentina, la segretaria particolare del Premier, dimostra una forza e una capacità di reagire alle avversità non comuni. E poi c’è Flaminia, qualcuno potrebbe obbiettare che è solo una bambina, ma in lei c’è in nuce molto da questo punto di vista.

Vincent, uno dei protagonisti, si trova diviso tra l’amore fraterno e la vendetta superando tutti i limiti etici e morali. Fino a dove si potrebbe spingere secondo lei una persona pur di vendicarsi? A quali compromessi cederebbe?

Io spingo Vincent molto in là su questa strada. Da una parte gli do degli ottimi motivi per desiderare la vendetta: la perdita della donna amata, il fatto che il potere lo abbia usato quando era a capo della Red per poi togliergli tutto e farlo diventare un latitante. Dall’altra però lo costringo a enormi compromessi con la propria coscienza per vedere realizzato il suo desiderio, per non parlare del rapporto con suo fratello Nicolas. Vincent vive un caso limite, ma qual è il limite? Forse è proprio questa la domanda. Sono certo che ciascun lettore troverà la propria risposta.